Pubblicato in ottobre 2021, 44 è il primo album solista di Lorenzo Semprini, cantante e musicista riminese, già leader dei Miami & The Groovers e deus ex machina dei Glory Days in Rimini, storica manifestazione dedicata a Bruce Springsteen. L’album è composto da 12 canzoni tra il rock, il blues e il country-folk con puntate sul gospel e sulla tradizione italiana, tra il cantautorato più classico e il rock che riferisce soprattutto a Vasco Rossi e Ligabue. Il disco vanta il contributo di musicisti di livello (Gianluca Morelli e Massimo Marches alle chitarre, Alex Valle alla pedal steel guitar, Matteo Caselli alla tromba, Fabrizio Flisi alla fisarmonica, Federico Mecozzi agli archi). Anche il mellotron, l’ukulele e il piano wurlitzer entrano in un intreccio musicale che ci ricorda i generi e le sonorità poste alle fondamenta della musica popolare. Nell’album suonano ben 22 musicisti, tra cui anche i fedelissimi Francesco Pesaresi al basso e Paolo Angelini alla batteria.

LA PAURA

In un album fondamentalmente rock, Lorenzo Semprini approccia le tematiche del disco da puro cantautore. Il messaggio traghettato da 44 parte dallo stato attuale: un presente difficile, tra la pandemia e le sue pesanti conseguenze. L’elemento centrale di questa assurda attualità è la paura. Semprini la affronta in modo diretto, cercando di esorcizzarla. La Terra Brucia è la canzone che ha il compito di presentarci lo status quo, tra dottori e malattie, prigioni e bugie. Tutto intorno si è fatto tetro e arso e la notte è ancora buia e solitaria, come recita l’incipit dell’ultima traccia, Siamo Rimasti Noi. Anche il primo singolo del disco, Lei Aspetta,ci parla della paura. La protagonista sembra una femme fatale che irretisce gli uomini con le sue armi micidiali per poi buttarli a terra. Ma dietro quella donna perfetta si nasconde la personificazione della paura. E forse della morte. Elementi che negli ultimi due anni hanno portato l’umanità a immobilizzarsi e ad isolarsi.

La reazione tra errori e speranze

44 sembra rinnovare le battaglie e le speranze dello Springsteen di Badlands. Come allora, anche oggi siamo sottoposti a un tiro incrociato di colpi duri che ci provocano profondi lividi. Anche oggi proviamo a sognare, ma ci svegliamo nella notte con la paura che quei sogni siano inseguiti invano. Ma esiste ancora qualcuno che ha il coraggio di rimanere in piedi. Per dirla alla Springsteen, qualcuno che “ha la convinzione profonda interiore che non ci sia peccato ad essere felici di sentirsi vivi”. Un risvolto ottimistico che ritroviamo, ancora forte e liberatorio, nei versi di 44. In Equilibrio Fragile, brano d’apertura, la speranza in una via d’uscita è negli ultimi versi: “Non c’è paura dopo quella galleria, solo luce pura e vento che ti porta via”. La Terra Brucia ci mostra suoli devastati, ma persone che resistono. Siamo Rimasti Noi è il manifesto di quelle anime che non hanno perso la bussola e sanno ancora riconoscere i veri eroi tra i tanti bluff mediatici.

Gli eroi nascosti

In un contesto a tinte fosche e a rischi altissimi i nuovi eroi di Lorenzo Semprini sono quelli che ci provano: persone che sbagliano ma lottano, consapevoli che il percorso verso il riscatto è lungo e pieno di insidie. Il Tempo di un Battito ci avverte che il tempo a disposizione per il raggiungimento della meta è breve. Bisogna avere il coraggio di spingersi oltre le luci più rassicuranti della città, metafora della propria zona di comfort, perché ci sono territori da esplorare. Forse ignoti e rischiosi, ma ricchi di risposte e opportunità. La protagonista di Equilibrio Fragile condivide quella strada impervia con la ragazza di Un Respiro Per Me, ma mentre la prima già vede la luce oltre il tunnel e spazza via le paure, la seconda vive ancora in bilico e ha un prezzo da pagare. Anche il protagonista di Johnny Solitario sta pagando. Johnny ha corso quei rischi e si è giocato tutto, fallendo nei tempi e nei modi delle sue scelte. Si ritrova così senza nulla, ma è ancora in strada, non pentito e alla ricerca di una risposta. C’è poi chi il destino non lo ha potuto affrontare, ma solo subire, sopraffatto da una sorte avversa: la coppia di Gospel Rain si spezza perché l’uomo muore mentre sta raggiungendo il suo amore. Bastano pochi attimi per trasformare un lieto fine già scritto in tragedia e solitudine. La ripartenza, in questo caso, si fa ancora più dura e coltivare speranze richiede una forza sovrumana.

Il passato come identità da cui ripartire

Tra presente cupo e futuro reso invisibile da una nebbia di paura e di disillusione, l’uomo è portato a rifugiarsi nei rimpianti di un passato nemmeno tanto lontano. Quando si era più liberi, quando c’erano prospettive. Lorenzo Semprini, invece, consapevole che quelle prospettive torneranno con l’impegno e il coraggio, narra il passato non come un fragile argine a cui rimanere aggrappati nella tempesta, ma come un insieme di valori su cui far rinascere un germoglio di speranza per il futuro. Occhi Verdi trasporta la dedica colma d’amore e di gratitudine di Semprini a sua madre Loretta, a cui peraltro è dedicato tutto il disco. La narrazione, però, non è condotta al presente nel rimpianto del passato, ma nel passato come se fosse presente. Il punto di vista non è quello del Lorenzo adulto, ma del Lorenzo bambino che guarda al futuro, forte della presenza della madre al suo fianco. Lo stesso punto di vista torna in Rimini ’85, nella quale Semprini ci racconta la sua città nei ricordi del bambino. Ritorna la figura della madre, questa volta inserita nel quadro della Rimini che fu, forse più disordinata e sporca di oggi, ma sicuramente più vera. Una città da cui ripartire, nonostante le notti vuote e solitarie del recente passato, perché è da quelle strade che la nebbia si solleverà per rivedere cosa c’è oltre.

Il ruolo dei musicisti e della musica

Nei personaggi che sono rimasti in piedi di fronte a un destino avverso è bello vedere i musicisti che utilizzano una delle più complete ed espressive forme d’arte per contribuire ad alimentare un filo di speranza in una società persa e impaurita. Viene spontaneo pensare a chi suona e canta musica e a tutte quelle notti in solitudine che, nel tempo del Covid, i cantori dei nostri tempi, delle nostre paure e delle nostre speranze hanno dovuto sopportare nell’attesa di poter tornare a esprimere se stessi e avere quel contatto vitale e salvifico con il loro pubblico. Una resistenza speciale, quella del musicista, alimentata dalla passione per un rigo con la chiave di sol e per un taccuino che si è fatto ancora più colmo di idee e appunti. Una resistenza possibile solo grazie all’adrenalina del rock. Proprio Adrenalina, il brano più vorticoso del disco scritto da Daniele Tenca, infligge un’energica spallata alle avversità e dà il via a questa furiosa reazione.

DALLA RIVIERA ADRIATICA AL LONTANO OVEST

Sono diversi i riferimenti musicali presenti in 44. La presenza costante delle chitarre elettriche e di ritmiche forti portano verso il rock e il blues più viscerali, provenienti dal solco più profondo delle terre d’America, che anche in Italia hanno trovato linfa, specie lungo la traiettoria disegnata dalla Via Emilia. Una traiettoria che porta da Correggio a Roncocesi, per transitare da Zocca e fermarsi dove inizia il mare, proprio nella Rimini di Lorenzo Semprini. Ma la frequente presenza della chitarra acustica, dell’armonica a bocca, della fisarmonica e della pedal steel guitar ci trasporta a volte verso il profondo Sud e altre verso il lontano Ovest degli Stati Uniti d’America. L’eccellente produzione non cerca la complessità negli intrecci musicali né nella struttura delle canzoni, che hanno motivi melodici e armonici relativamente standard per il rock e le durate medio-brevi delle canzoni pop “da radio”. Non troviamo nemmeno eccessivi virtuosismi da parte dei pur ottimi musicisti al servizio del disco. Il forte tratto caratterizzante in 44 è rappresentato dalle scelte sugli arrangiamenti strumentali, spesso inattesi ma azzeccati. È notevole l’abbinamento delle chitarre elettriche e degli archi colmi di sofferenza in Equilibrio Fragile. È sorprendente la confluenza del profano del country-rock verso la sacralità del gospel in Gospel Rain, brano nel quale colpisce anche la presenza di due voci soliste (Vanessa Peters canta in inglese il dolore della donna che subisce la tragedia del proprio uomo che muore). Il Tempo Di Un Battito passa mirabilmente dal rock acustico folkeggiante delle strofe al rock più duro dei ritornelli. Johnny Solitario è un blues rock da Route 66 che accoglie una parentesi di chitarra acustica dal retrogusto californiano, lungo i confini con il Messico. Rimini ’85 è l’omaggio più sentito alla tradizione cantautorale italiana, nella quale sembra di sentire le sonorità care a Ivano Fossati e Francesco Guccini. Siamo Rimasti Noi sembra infine riferirsi allo Springsteen acustico, il mito assoluto per Semprini. Sopra questo intenso lavorio strumentale la sua voce pulita sembra perfettamente a suo agio nelle canzoni più cantautorali (da applausi in Occhi Verdi e Rimini ‘85), mentre nei pezzi rock dà il suo meglio quando trova un vigoroso contrafforte nei cori graffianti di Gianluca Morelli e in quelli più dolci di Elisa Semprini, Chiara Pari e Chiara Del Vecchio.

Curiosità

Come si apprende nella bella presentazione di Massimo Cotto pubblicata nel libretto che accompagna il disco, il titolo, 44, è tutt’altro che casuale, ma proviene da una serie di significati e di coincidenze che si sono concatenate nella costruzione dell’album. 44 erano gli anni di Lorenzo Semprini quando ha scritto le prime canzoni per il disco, che dura esattamente 44 minuti e 44 secondi. Per coincidenza 44 è anche il doppio di 22, ossia il numero di musicisti che intervengono nel disco. Inoltre 44 nella Smorfia napoletana simboleggia la prigione, quella in cui l’umanità cantata nel disco è stata rinchiusa negli utlimi due anni. Infine nella numerologia angelica 44 è il simbolo della forte connessione con gli angeli ed è bello pensare al forte legame che ancora lega Semprini al suo personale angelo, sua madre Loretta.

 

Dario Migliorini

 

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