4th of July Asbury Park, Bruce Springsteen

4th of july asbury park sandy
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Dario Migliorini

4th Of July, Asbury Park (Sandy), nota semplicemente come Sandy, è la seconda traccia di The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle, album di Bruce Springsteen. Negli anni ‘50 e ‘60 Asbury Park, cittadina costiera del New Jersey, era una località di elevato flusso turistico, ma anche culla di una ricca scena musicale, che trovò sfogo negli istituzionali Paramount Theatre e Convention Hall e in alcuni piccoli locali divenuti leggendari, tra cui l’Upstage e lo Student’s Prince (lo Stone Pony aprirà solo nel 1974). Poi, a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, la crisi economia e gli scontri razziali misero a ferro e fuoco Asbury Park e ne causarono la fine dell’antico splendore. Fu allora che da quelle strade emerse un giovane musicista: Bruce Springsteen, che proveniva dall’entroterra, ma elesse Asbury Park a sua patria musicale. Ad essa dedicò esplicitamente il titolo del suo primo album (Greetings From Asbury Park, N.J.) e questa 4th Of July Asbury Park (Sandy).

LA DECADENZA DI ASBURY PARK

4th Of July, Asbury Park (Sandy) è una dolcissima ballata che, pur cantando la decadenza di Asbury Park, paradossalmente contribuì a riportare un alone di magia sulla cittadina, divenuta una dei luoghi leggendari della storia del rock. Era il Giorno dell’Indipendenza di uno di quegli anni disastrati e ad Asbury Park i giovani affrontavano il loro tran-tran notturno: il casinò, le macchinette nelle sale da gioco, il luna park, i gruppi di ragazzine da rimorchiare. Un paese dei balocchi che provava a nascondere i grossi problemi che la città stava vivendo. Springsteen, non a caso, canta di “facce impietrite, rimaste arenate in questo 4 di luglio.” È una vita da carnevale, in cui le comparse sembrano far parte di uno spettacolo, ognuno con il proprio ruolo, ognuno con il proprio destino segnato. E il faro di Asbury Park illumina la boardwalk life, la vita trascorsa sulla passeggiata che costeggia la spiaggia. Da tutto questo il protagonista vuole scappare, invitando la sua Sandy a seguirlo.

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Il pittore Springsteen disegna un grande affresco

Lo spessore di 4th Of July, Asbury Park (Sandy) risiede in tanti aspetti. Uno di questi è sicuramente la dovizia di particolari nella descrizione dei personaggi e dei luoghi. Ci sono amanti occasionali, così veloci, brillanti e affilati e ragazzi con la brillantina e le camicie aperte, che ci provano con le stupide ragazzine di New York o con le operaie in uscita dalle fabbriche, ma finiscono la loro nottata a dormire sulla spiaggia. Troviamo giovani con i tacchi alti e la pelle bianca, che vivono di notte e rifuggono come vampiri la luce del sole, e le bande di motociclisti (The Angels) che vanno e vengono con le loro Harley Davidson e – loro sì – riescono a rimorchiare le ragazze, portandole a fare l’amore sulla Kokomo. E infine c’è Madame Marie, la vecchia veggente sul boardwalk, che viene fermata dalla polizia perché sa indicare alla gente ciò che l’aspetta meglio di quanto sappiano fare i poliziotti.

Il prologo di Born To Run e Thunder Road

In questa situazione decadente il protagonista chiede a Sandy di festeggiare con lui il Giorno dell’Indipendenza, andandosene da Asbury Park. Le promette le uniche cose che è in grado di darle: l’amore e un’auto su cui viaggiare. “Amami stasera e ti prometto che ti amerò per sempre”, dichiara il ragazzo. Non sa se manterrà quella promessa, ma vuole almeno provarci. In questo 4th Of July, Asbury Park (Sandy) è la canzone pioniera del tema della fuga, che verrà trattato in tutta la sua epicità nelle successive Born To Run e Thunder Road. Ma, mentre Born To Run è la fuga dalla strada e da macchine da suicidio, Thunder Road sembra essere il vero sequel di Sandy. Quest’ultima ci presenta il contesto e si chiude con la proposta alla ragazza di andarsene; Thunder Road è il successivo momento in cui Sandy, ora divenuta Mary, è invitata a salire in macchina perché è ora di partire da quella città di perdenti per vincere.

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LA DOLCEZZA DI UNA FISARMONICA

Una differenza tra 4th Of July, Asbury Park (Sandy) e i due successivi capolavori sta nel musica. Mentre Born To Run e Thunder Road premono l’acceleratore su ritmi veloci e un sound decisamente rock, Sandy è un piccolo gioiello tra il folk e il rock. Una ballata impreziosita dal forte elemento folk della fisarmonica di Danny Federici, ma anche da spunti eclettici come la contromelodia sul canto svolto da Springsteen alla chitarra elettrica e l’onirica partitura su note alte del piano elettrico di David Sancious. Compare, in ruolo da comprimario, anche il sax di Clarence Clemons, suonato sulle note basse come strumento ritmico. Garry Tallent al basso svolge una parte tutt’altro che banale. Pur non essendo accreditata, alla registrazione dei cori partecipò anche la violinista Suki Lahav, di cui Springsteen volle sovraincidere la voce più volte per dare l’apparenza di un coro femminile a più voci. Cori che spariranno nelle versioni live di Sandy, che invece hanno mantenuto la centralità della fisarmonica e del pianoforte. Roy Bittan ne eseguirà una partitura diversa, utilizzando il pianoforte acustico e insistendo sulle ottave più alte della tastiera

Curiosità

Chi è stato ad Asbury Park può testimoniare che, appena messo il piede sul boardwalk, 4th Of July, Asbury Park (Sandy) torna subito alla mente e viene, irrefrenabile, la voglia di risentirla e di cantarla. La città, per fortuna, è stata rilanciata, ma molti dei luoghi descritti, come le Arcades, il Casinò e il casottino di Madame Marie, sono ancora lì, seppur per gran parte in disuso. Sul lato delle cover si Sandy fu incisa una versione dagli Hollies, band inglese capitanata da Allan Clarke. Questa versione, più pop e scanzonata dell’originale di Springsteen, fu inclusa nell’album Another Night (1975).

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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