Home » Blog Le Perle » Bruce Springsteen » Darkness On The Edge Of Town » Adam Raised A Cain, Bruce Springsteen

Adam Raised A Cain, Bruce Springsteen

Aggiornato il 10 Giu, 2021 | Words and Music |
Adam Raised A Cain

Il rapporto con il padre Douglas occupa una posizione centrale nella tematica springsteeniana. Se nei primi album il padre era rimasto a contorno delle storie cantate da Bruce Springsteen, che era attratto da ciò che avveniva all’esterno del focolare domestico, con Darkness On The Edge Of Town Bruce iniziò a scrivere del suo difficile rapporto con la figura paterna. Adam Raised A Cain, splendido e dannato blues rock, segue nell’album la speranzosa e volitiva Badlands e dà all’ascoltatore un sonoro schiaffo. Così, facendo per la prima volta i conti con l’età adulta e i suoi problemi, Springsteen cantò di una nuova entità, prima apparentemente marginale: la sua famiglia. Adam Raised A Cain contiene la rabbia straziante di un giovane che vuole fuggire da una sorta di predestinazione al dolore, ma che è anche consapevole dell’amore che lo lega a suo padre. E poche canzoni connettono così solidamente l’aspetto lirico e quello musicale come Adam Raised A Cain. 

LA RIBELLIONE DI CAINO

Con Adam Raised A Cain (leggi la traduzione qui) per la prima volta Bruce Springsteen racchiuse la storia tra le mura di casa sua o, al più, nel piccolo vialetto davanti a casa, dove il giovane protagonista rimane sotto la pioggia, affrontando l’avversione di suo padre, che occupa fiero e arcigno l’ingresso della casa. Se fuori da quel contesto ci sono spazi enormi da andare a conquistare, è tra le mura domestiche che tutto diventa molto stretto, soprattutto quando due prospettive molto diverse in due caratteri molto simili devono sforzarsi di convivere. L’esuberanza prorompente di un Caino ribelle si scontra con la miope intransigenza di un Adamo ferito dai suoi stessi fallimenti. “Papà ha lavorato la sua intera vita, ricavando nient’altro che dolore, ora cammina per queste stanze vuote, cercando qualcosa da incolpare” recita la canzone.

La prigione dell’amore

Dunque Adamo/Doug non si dà pace. Non ha cresciuto un Abele dolce e mite, soprattutto rispettoso dei suoi valori più conservatori, ma un Caino rivoltoso e colmo di rancore, che aspira a diventare un rocker e sente stretti i vincoli di quella casa. A questo scontro generazionale, nel quale si genera il fuoco dell’odio, fa da contrasto l’elemento opposto: l’amore. Il padre e il figlio si amano tanto quanto si detestano, ma è “un amore in catene”, non libero di esprimersi, schiavo della durezza della vita e dei loro caratteri. Douglas, in realtà, si riconosce nel figlio più di quanto le loro distanze facciano apparire. Sa che nelle vene del giovane Bruce scorre il suo stesso sangue e, anche senza esserne pienamente consapevole, capisce di amare quel figlio come se stesso. Ma, proprio perché Douglas si porta dietro tanta frustrazione, lui trasmette al figlio quella rabbia, accresciuta esponenzialmente dalla volontà del giovane di liberarsi da quella gabbia d’amore.

I prodromi della fuga

La seconda e la terza strofa (e rispettivi bridge) di Adam Raised A Cain sono fondamentali, perché svelano i motivi che spingono il giovane a ribellarsi e ad aspirare all’evasione dalla sua prigione domestica. Il ragazzo sa che rischia di essere vittima di questo vortice e vuole uscirne, per evitare di “ereditare i peccati, ereditare le fiamme.” Un rischio che aumenta a dismisura dal momento che padre e figlio si somigliano, hanno “lo stesso sangue bollente che corre nelle vene”. Non è solo questione di vedere sempre le stesse facce, il vero problema è che tutte quelle facce si aspettano che lui si comporti come suo padre. Sembra essere scritto nel suo destino. Un argomento che riemergerà due anni dopo in The River (“Vengo dal fondo della valle, dove, signore, quando sei giovane, ti crescono perché tu faccia quello che ha fatto tuo padre”).

Tutta la poesia in un verso

Al termine di Adam Raised A Cain, un verso include in sé una delle espressioni più poetiche dell’intera discografia di Bruce Springsteen: “Perso ma non dimenticato dal cuore oscuro di un sogno.” Il giovane protagonista si sente perduto, ma sa che non può risolverla senza lacerazioni. Il destino, come il padre, non si dimenticano di lui, ma lo incalzano, non lasciandogli nemmeno la possibilità di rendersi invisibile a loro. Si richiama ancora la visione infernale, fortemente presente come altri elementi classici della cultura cattolica, nella quale il dannato è perduto e nello stesso tempo è destinato a rimanere in quella disperazione, senza la possibilità di nascondersi, di essere dimenticato. Dentro l’illusorio sogno di fuga e di libertà si nasconde un “cuore oscuro”, una realtà cruda e non modificabile. Torna il parallelo con The River: anche lì si parlava del carattere illusorio e menzognero di un sogno troppo lontano e difficile: “Un sogno che non si avvera è una menzogna o forse qualcosa di peggiore…”

ROCK DALL’INFERNO

La durezza del significato di Adam Raised A Cain e la profondità del contrasto padre/figlio sono accompagnati da un pezzo tra i più ruvidi che Bruce Springsteen abbia mai scritto e arrangiato. Se le partiture di organo Hammond e pianoforte contribuiscono a disegnare il suono più melodico nelle strofe e nei bridge, le chitarre dal suono distorto prendono il sopravvento nel ritornello e nelle parti solo musicali. Un bellissimo assolo centrale, già richiamato nell’introduzione, alza il voltaggio della canzone che poi sfora in uno special spaventoso. Il ritmo si ferma e a quel punto un miscela di distorsione e di urla portano dritti nei gironi dell’inferno. Non perché Adam Raised A Cain abbia qualcosa di satanico sotto traccia, come in altri casi della storia del rock. L’inferno è al di là della porta di casa, tra quelle mura fredde e silenziose. È lì che bruciano le fiamme di un amore irrisolto, dove padre e figlio pagano i peccati che il primo ha commesso e il secondo ha ereditato. Così Springsteen “inventa” quella parentesi urlata che forse, nell’ambito di una canzone già densa di tensione, è il momento cardine. Sono le urla di un uomo disperato e del suo figlio ribelle, di quelle vecchie facce che reclamano le loro regole e di quelle giovani anime che reclamano di prendere le redini della propria vita. Urla che Bruce poi ripresenta in chiusura del brano, mentre le chitarre tratteggiano con un riff blues distorto che asseconda l’inevitabilità di quella situazione dannata. La voce rotta e disperata di Springsteen, insieme a quei cori sgraziati e disordinati, è l’ennesima riprova della sua capacità di interpretare il senso del testo come pochi altri sanno fare.

Curiosità

Adam Raised A Cain ha un sequel del tutto evidente: Independence Day. A quel senso di predestinazione che incatena il figlio si può contrapporre solo una decisione, triste ma risolutiva: salutare il padre ed andarsene. Questo avverrà proprio in Independence Day, canzone pubblicata due anni dopo in The River. È curioso però che Independence Day non fu originariamente scritta nel periodo di The River, ma proprio durante il tour di Darkness On The Edge Of Town, al punto di essere stata suonata più volte già nel biennio 1978/79. Dunque quell’esigenza di fuga era già presente nel momento stesso in cui il ragazzo provava il senso di disperazione descritto in Adam Raised A Cain. Solo anni dopo, quando Doug sarà ormai vecchio e malato, i due si ritroveranno e chiuderanno i loro conti in sospeso.

 

Dario Migliorini

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Condividi questo articolo

Ho selezionato per te questi 2 articoli

Seguimi sui Social

Il mio Romanzo

Commenti

Recensioni recenti

Dario Migliorini

Dario Migliorini

Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *