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Bobby Jean, Bruce Springsteen

Aggiornato il 2 Ago, 2022 | Words and Music |
Bobby Jean

Bobby Jean è l’ottava traccia dell’album Born In The USA di Bruce Springsteen, pubblicato nel 1984. Pur avendo trovato molto spazio dal vivo, non solo nel tour colossale che ha seguito la pubblicazione dell’album, ma anche in quelli successivi, questa melodica e struggente ballata rock non è stata selezionata tra i sette singoli che hanno contribuito a conseguire l’enorme successo commerciale dell’album. Bobby Jean è anche una delle ultime canzoni scritte e incise per l’album di appartenenza: fu infatti composta per Stevie Van Zandt nel momento in cui il futuro Little Steven annunciò l’abbandono alla E Street Band di Springsteen a favore di una carriera solista. Una dedica di cui gli stessi protagonisti non hanno fatto mistero, anche considerando alcuni dettagli del testo. Anche per questo suo particolare significato e considerando il carisma e la simpatia di Van Zandt, Bobby Jean è una canzone amatissima dal popolo springsteeniano.

IL TRIONFO DELL’AMICIZIA

Nella tracklist di Born in the USA Bobby Jean segue No Surrender. Questa sequenza non appare casuale: entrambe le canzoni affrontano il tema dell’amicizia. Più in particolare parlano del forte legame personale che da sempre unisce Springsteen ai componenti della sua E Street Band. Mentre No Surrender, però, rappresenta un momento celebrativo della band, nel quale Springsteen desidera onorare l’amicizia dei suoi compagni che lo hanno sostenuto e seguito anche nei momenti in cui tutto sembrava crollare, Bobby Jean si concentra sull’amicizia fraterna che lo ha legato a Miami Steve Van Zandt. C’è però un verso in No Surrender che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) anticipare il tema di Bobby Jean. Infatti l’ultima strofa recita: “C’è una guerra fuori che ancora impazza, ma tu dici che vincerla non è più cosa nostra.” È possibile che questo verso sia già rivolto all’amico che se ne va.

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Condivisione e sostegno

Bobby Jean (leggi la traduzione qui) è una canzone sulla condivisione e sul sostegno reciproco che stanno alla base dell’amicizia. Il legame nasce con la condivisione di esperienze comuni, siano esse positive (la musica, i vestiti) o negative (“Camminavamo nella pioggia parlando del dolore che stavamo nascondendo al mondo”). Fondamentale è poi il sostegno che si riceve nei momenti di difficoltà e di solitudine (“Mi sei rimasto accanto quando tutti gli altri si voltavano dall’altra parte, storcevano il naso”). Date le forti fondamenta, anche dopo l’addio inatteso dell’amico, il rapporto è destinato a durare. Ce lo dice l’ultima splendida e commovente strofa, nella quale l’io narrante svela all’amico lontano di aver scritto una canzone per lui, proprio Bobby Jean, sperando che lui la possa ascoltare in viaggio. Con essa non vuole convincerlo a tornare, nel rispetto della sua decisione, ma desidera solo fargli sapere che sente la sua mancanza e augurargli buona fortuna.

Buona fortuna, Stevie!

Considerando il momento in cui è stata scritta e il suo contenuto, il riferimento autobiografico della canzone all’amico chitarrista è evidente. La seconda strofa richiama la comunione tra i due dei fruttuosi momenti della formazione umana e artistica. È risaputo che, tra i componenti della E Street Band, Van Zandt fosse per Springsteen l’amico di maggiore condivisione dei gusti e delle tendenze musicali, ancor prima che Stevie entrasse nella band. Quel verso – “Amavamo la stessa musica, amavamo le stesse band, ci piacevano gli stessi vestiti” – si riferisce a questo. Miami Steve è stato anche un fondamentale consigliere di Bruce sulle scelte artistiche da intraprendere, al punto che uno dei motivi che portarono all’addio fu proprio la percezione di Van Zandt di aver perso quel ruolo. E in quegli anni ’70, fatti di successi ma anche di grosse difficoltà per Bruce, Steve è stato un amico fedele e paziente.

Un significato universale

Eppure Springsteen non ha voluto dare alla canzone un riferimento esplicito autobiografico. Ha invece preferito che la canzone mantenesse un significato più universale, in modo che potesse essere un simbolo di amicizia per tutti, qualunque fosse l’appartenenza di genere, l’età o la situazione. Un effetto ottenuto con un semplice accorgimento, ossia con la scelta del nome dell’amico che se ne va e, di conseguenza, del titolo della canzone. Bobby Jean, infatti, unisce un nome maschile con un nome prevalentemente femminile. Così, agevolato dalla lingua inglese che per gran parte non fa distinzioni di genere nelle coniugazioni e nei suffissi, Springsteen riuscì a dare l’idea all’ascoltatore che quella grande amicizia potesse essere tra due uomini, tra due donne o persino tra un uomo e una donna, tra due giovani come tra due adulti. Che sia poi un’amicizia e non un rapporto amoroso lo si intuisce dall’assenza di riferimenti intimi o sessuali.

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UN SAX CHE DILATA TEMPO E SPAZIO

Sul lato musicale Bobby Jean è una ballata rock a tempo medio con un tema musicale dominante proposto dal pianoforte di Roy Bittan. Mentre a fare da tappeto rimane un organo sintetizzato, la particolarità della canzone è data da una partitura di chitarra elettrica che crea una sorta di contro-melodia rispetto al tema principale di pianoforte (una partitura che si nota ancora più definitamente nelle versioni dal vivo). La base ritmica procede senza particolari stacchi o sospensioni ma, come spesso, vale la pena gettare un orecchio attento alla partitura del basso di Garry Tallent, che qua e là inserisce giochi e scale armoniche che danno più dinamica e originalità a una canzone altrimenti molto standard nella struttura dei suoni. Il momento clou è rappresentato dall’assolo finale di sassofono di Clarence Clemons: non è tanto la complessità dell’assolo, quanto la sua melodia romantica e malinconica a rendere l’assolo uno dei momenti forti dell’album e di tanti concerti di Springsteen in giro per il mondo. Un assolo che esprime in note quell’amore fraterno tra i due amici e che quindi è in perfetta coerenza con il significato della canzone. Un assolo che, dal vivo, termina lungo, rimanendo su una sola nota, dando sfogo ai polmoni di Big Man e particolare solennità al finale della canzone.

Curiosità

Bobby Jean è una canzone che Bruce Springsteen ha sempre amato suonare dal vivo, evidentemente convinto dalla resa musicale e dall’apprezzamento del suo pubblico, oltre che dalla rilevanza del suo significato. La canzone è stata suonata ben 671 volte dal vivo, piazzandosi così al 16° posto tra le canzoni più eseguite, ma colpisce anche la sua costante presenza nelle setlist di ogni tour di Springsteen, privilegio toccato a ben poche canzoni. Bobby Jean, infatti, se si esclude gli show Springsteen On Broadway, è stata eseguita in tutti i tour dal 1984 ad oggi, comprese quindi le tournée del 1992/93 con la cosiddetta “altra band” e le tournée acustiche che hanno seguito il lancio degli album The Ghost Of Tom Joad e Devils&Dust.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Bobby Jean e l’album Born In The USA?
  • Se hai letto o già conoscevi la traduzione del testo, cosa pensi di questa intensa canzone sull’amicizia?
  • Ricordo che da ragazzino riascoltavo più volte questa canzone perché innamorato dell’assolo finale di sassofono. Anche a te fa lo stesso effetto?
  • Bobby Jean è tra le canzoni che hanno più ispirato il mio romanzo, Coupe DeVille (Frank è tornato a casa). Lo hai già letto? Qui trovi tutte le informazioni e le modalità di acquisto.

 

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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