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BORN TO RUN, BRANO DI BRUCE SPRINGSTEEN

Aggiornato il 20 Gen, 2023 | Words and Music |
Born to run, brano di Bruce Springsteen

La canzone Born To Run è considerata da tanti il capolavoro assoluto di Bruce Springsteen. La title track del leggendario album del 1975 è spesso presente ai primi posti delle classifiche stilate dai critici musicali di tutto il mondo. Una per tutte quella di Rolling Stone dei 500 brani più importanti della storia del rock che vede Born To Run al diciannovesimo posto. Ma ci fu anche chi (la rivista CQ nello specifico) la piazzò al primo posto assoluto. Il suo successo tra il pubblico e la critica ha diverse ragioni. Quello strettamente musicale innanzitutto. Born To Run è una canzone dalla struttura e dagli arrangiamenti molto complessi. E poi il suo testo: non è solo un intenso messaggio di amore per una ragazza e di speranza per una vita migliore, ma rappresentò anche una ventata di freschezza in un agonizzante mondo del rock. L’alone epico sulla canzone è supportato da altri due aspetti: è il brano di punta di un album che ha fatto la storia della musica ed è sempre stata centrale nelle mitologiche esecuzioni dal vivo di Springsteen, al punto da risultare il pezzo più suonato in assoluto da Bruce in concerto.

L’importanza di un aggettivo

Nel primo verso di Born To Run (leggi la traduzione qui) troviamo un aggettivo che cambia totalmente il senso della canzone e del messaggio fondamentale che essa trasporta. Il sogno americano, per tanti anni vissuto come l’aspirazione di una nazione di promettere benessere per tutti i suoi figli, viene definito runaway, ossia effimero, sfuggente. Springsteen avrebbe potuto illudere i suoi fan americani con un messaggio epico, inneggiante a un glorioso sogno americano. Invece ci presenta quell’utopia per quella che è: effimera, sfuggente. Che significa illusoria, irreale, chimerica. Un sogno inseguito invano sopra macchine da suicidio da ragazzi che, seppur giovani, sono già alla guida della loro ultima chance. Un quadro che rimanda alla Gioventù Bruciata di James Dean, ma che la supera con una nuova consapevolezza. Quella corsa non è più fine a se stessa, ma è un passaggio per raggiungere qualcosa.

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Verso il sole

Cosa cerca il nuovo eroe springsteeniano, oltre quel limite dove si sono fermati il protagonista di Gioventù Bruciata e alcuni dei precedenti personaggi di Bruce Springsteen? Quali novità porta il ragazzo di Born To Run rispetto ai fallimenti di Jimmy il Santo in Lost in the flood o di Spanish Johnny in Incident On 57th Street? Di nuovo c’è l’obiettivo. Non più quelli vacui di affrontare un uragano o di gettarsi da un automobile in corsa vicini a un burrone. Non più quello di cedere al richiamo della piccola malavita dei vicoli. Il nuovo obiettivo, anzi, è proprio andarsene da quei perdenti verso un’idea di terra promessa, come in Thunder Road e nella successiva The Promised Land, e verso il sole, come in Born To Run.

Un intenso messaggio d’amore

Il tema sociale, collegato alla fallacità dal sogno americano, e il tema individuale, connesso alla realizzazione dei propri obiettivi, non devono farci dimenticare che Born To Run è innanzitutto una bellissima canzone d’amore. In essa troviamo un ragazzo innamorato che promette a Wendy un amore folle e una vita migliore. In Born To Run, però, a differenza di Thunder Road, non è esplicita l’idea del mettersi in viaggio per fuggire. A Wendy il protagonista chiede di correre e di rischiare, di camminare sul filo. Ciò che più conta non è la meta, che resta indefinita (“un giorno, ragazza, non so quando, arriveremo nel posto dove vogliamo davvero andare”), ma il percorso. E il percorso sembra identificarsi, più che con la strada, con il sentimento stesso. Quando nella seconda fondamentale strofa il protagonista sprona la ragazza a mettere le mani sul suo motore, questa è evidentemente una metafora. Il protagonista non vuole sperimentare con lei la potenza della sua automobile ma, come le dichiara alla fine della strofa, vuole scoprire cosa sia l’amore vero, l’amore più selvaggio. In ogni caso, nella ricerca del vero amore, il protagonista è disponibile a camminare con lei sul filo, ossia di rischiare qualcosa di importante, tanto alto è l’obiettivo. In sintesi, mentre in Thunder Road è centrale la fuga da una città di perdenti e Mary è la compagna di viaggio, in Born To Run è centrale il sentimento e Wendy è la ragazza di cui l’io narrante è follemente innamorato.

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BORN TO RUN: LA RICERCA DELLA BELLEZZA MUSICALE

Il mito di Born To Run non si lega solo a ciò che ha rappresentato per Bruce Springsteen e per la storia del rock, ma anche alla sua straordinaria bellezza musicale. Il frutto di una ricerca di melodie e armonie originali in cui l’attrazione immediata provocata dall’ascolto convive con la complessità dei suoi arrangiamenti strumentali. Born To Run è in effetti una canzone molto complessa, nella quale l’elemento più facile all’orecchio è il motivo musicale di introduzione, che viene poi ripreso nelle chiusure di ogni strofa. Nel resto della canzone c’è un’elaborazione molto particolare e la struttura stessa della canzone è atipica. Il corpo principale è formato da tre strofe senza un vero ritornello, mentre dopo la seconda strofa arriva la prima variazione sull’assolo di sax. Poi siamo storditi da una nuova variazione sull’inciso cantato (da “beyond the palace…”), seguita da un’ultieriore novità armonica, una seconda parte strumentale che termina con il caos sonoro che conduce all’ultima strofa. Al termine un finale trionfale costruito sul giro di introduzione. Tutto questo avviene non in una suite rock di dieci minuti, come avviene ad esempio in Jungleland, ma è racchiuso in circa 4 minuti e mezzo di adrenalina. Un risultato stupefacente.

Accordi e partiture

Un altro aspetto di grande estetica in Born To Run sono gli accordi, in particolari quelli della parte centrale di ogni strofa. Quando il giro armonico abbandona la sequenza di accordi centrale, gli accordi che seguono (ad esempio nella prima strofa da “sprung from cages…”) sono accordi atipici, sospesi sui quali i singoli musicisti si inseguono senza mai sovrapporsi. Anche l’accordo in nona su cui Springsteen urla il suo woah al centro di ogni strofa è tanto bello quanto fondamentale. Un qualsiasi altro accordo pieno avrebbe cambiato la canzone. Altra cosa notevole in Born To Run sono le partiture. Chitarre, organo e pianoforte (a proposito cosa combinano anche in questa canzone David Sancious in studio prima e Roy Bittan dal vivo poi…) si intrecciano in un lavorio incessante e virtuoso. La stessa base ritmica di Ernest Boom Carter prima e di Max Weinberg, oltre che per i numerosi stacchi, si distingue per l’alternanza tra la classica ballata rock e una ritmica sincopata che viene proposta sia nelle strofe sia nell’inciso cantato. Il sassofono di Clarence Clemons, infine, è protagonista non solo di un vorticoso assolo, tra i più impegnativi della sua carriera, ma anche per l’accompagnamento durante tutta la canzone come una sorta di tappeto musicale aggiunto.

Curiosità

La versione originale di Born To Run, che compare sull’album omonimo, paradossalmente non fu suonata dalla E Street Band nella sua formazione definitiva, ma in quella ibrida che si trovò in studio in quei momenti di cambiamento nel 1974. Nella versione originale David Sancious era ancora presente, mentre alla batteria, una volta licenziato Vini Lopez, aveva suonato Ernest Boom Carter, percussionista di estrazione jazz. Così, mentre le altre canzoni dell’album furono registrate dalla nuova line-up con Max Weinberg e Roy Bittan, Born To Run rimase nella versione dei primi take. La versione live per eccellenza, invece, accompagnata da una clamorosa videoclip che mescola immagini dei concerti dal vivo del Born in the USA Tour, fu quella registrata il 19 agosto 1985 al glorioso Giants Stadium di East Rutherford, New Jersey. Una versione che si distingue per potenza sonora, arrangiamenti sontuosi e una velocità ritmica più contenuta dell’originale e quindi più solenne. Successivamente nel corso del Tunnel Of Love Express Tour Bruce ripropose Born To Run in una versione acustica, solo chitarra e armonica, che col senno del poi sembrò rappresentare la chiusura di un ciclo, quello che aveva unito Bruce Springsteen e la E Street Band per tutta la prima parte di una lunghissima e leggendaria carriera.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Born To Run di Bruce Springsteen?
  • Leggendo il testo tradotto di Born To Run, concordi nel considerarlo una pietra miliare della letteratura rock?
  • Mi sono soffermato più di altre volte sugli elementi musicali della canzone. Ne cogli la straordinarietà?
  • Nel mio romanzo Coupe DeVille il narratore dichiara che Born To Run ha la forza di cambiare il senso di una giornata, perfino di una vita. Pensi che la musica abbia questo potere?

 

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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