Born To Run, album di Bruce Springsteen

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Dario Migliorini

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Dopo il maggiore ma ancora insufficiente livello di vendite di The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle, la stella di Bruce Springsteen nel firmamento del rock sembrava già perdere di intensità. Il giovane rocker del New Jersey aveva alle sue spalle due album che, pur convincendo la critica, avevano deluso nelle vendite. Nel frattempo Springsteen aveva perso ogni sostegno all’interno della CBS: difficile trovare qualcuno che credesse ancora in lui. Ma Bruce non si perse d’animo e investì tutto se stesso in due aspetti: scrivere musica e suonare dal vivo. Born To Run nacque tra quelle difficoltà. Springsteen scriveva musica incessantemente e, non avendo alcuna certezza di poter incidere un nuovo album, iniziò a provare i nuovi brani nelle esibizioni dal vivo. Alcune delle canzoni, tra cui la stessa Born To Run e Thunder Road (che allora si chiamava Wings For Wheels) vennero suonate prima dal vivo che in studio.

 

SI CAMBIA: NASCE LA NUOVA E STREET BAND

Per fortuna le serate in giro per gli States non mancavano e quello che Bruce non era ancora riuscito a ottenere in studio lo stava lentamente e faticosamente ottenendo con i suoi concerti. Il pubblico e gli addetti ai lavori erano sempre più entusiasti di quello che Springsteen e soci combinavano sul palco. Nel frattempo – era la primavera del 1974 – iniziarono le registrazioni di Born To Run, il nuovo disco. In sala di incisione non arrivò più Vini Lopez, allontanato per il suo carattere incontrollabile più ancora che per il suo stile musicale eclettico ma disordinato. Lopez fu sostituito da Ernst “Boom” Carter, batterista di estrazione jazz. Nell’estate però lui e il tastierista David Sancious se ne andarono per altre strade, lasciando come loro eredità musicale solo la partecipazione alla registrazione della canzone Born To Run, che non fu più reincisa e compare sull’album in quella versione. Alla fine dell’estate del 1974 si aggiunsero alla band Max Weinberg e Roy Bittan, rispettivamente batterista e pianista, e le registrazioni del nuovo disco ripresero tra un concerto e l’altro. Intanto anche Steve Van Zandt si riavvicinò alla band. Springsteen avrebbe voluto coinvolgerlo nel progetto ma, date le scarse finanze a disposizione, riuscì a farlo accreditare solo per gli arrangiamenti della sezione fiati in Tenth Avenue Freeze-Out e per i cori in Thunder Road. Poi, però, Van Zandt entrò in pianta stabile nella E Street Band con la partenza del tour di promozione di Born To Run.

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IL FUTURO DEL ROCK & ROLL

Un’altra svolta si ebbe il 9 maggio 1974, quando Springsteen tenne un concerto a Cambridge in Massachusetts. A quel concerto assistette il critico musicale Jon Landau. Due settimane dopo, il 22 maggio, Landau diede alle stampe sulla rivista musicale The Real Paper un articolo che diverrà storico: Growing young with rock and roll. In esso era contenuta una frase che suonava come un proclama: “Giovedì scorso ho visto il passato del rock and roll balenarmi davanti agli occhi. E ho visto anche qualcos’altro: ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen.” Una frase che ebbe due grandi conseguenze. La prima è che Springsteen si sentì addosso tutta la responsabilità di mantenere la promessa che in qualche modo Landau aveva espresso per lui, generando forti aspettative nel mondo del rock. La seconda è che lo stesso Landau entrò nel management di Springsteen. Fu una svolta fondamentale: Landau aiutò Springsteen ad asciugare i suoni della band e a creare un sound più robusto. Con Born To Run nacque l’inconfondibile E Street sound.

CREARE UN CAPOLAVORO RICHIEDE FATICA

Born To Run non uscì prima dell’agosto 1975, dopo un anno e mezzo di gestazione. Fu un lavoro che stremò tutti, dai musicisti ai tecnici, dai manager allo stesso Springsteen, che era vittima del suo perfezionismo e di quel senso di responsabilità. Se la gente e la CBS si aspettavano il disco della svolta, Springsteen ambiva a molto di più: cercava il capolavoro. Alla sua uscita Born To Run rivelò tutta la sua bellezza. Thunder Road, brano di apertura, si chiudeva con una frase emblematica: “Me ne sto andando da qui per vincere.” In Born To Run, invece, Springsteen aspirava a camminare verso il sole, ma prima di allora sapeva di dover continuare a correre. Ecco il messaggio: se è vero che quelle canzoni lanciavano messaggi di fuga a due ragazze, è chiaro che Springsteen stava soprattutto proclamando le sue ambizioni, la sua volontà di arrivare lontano. A queste due “canzoni simbolo” si aggiunsero Tenth Avenue Freeze-Out, omaggio alla E Street BandBackstreets, bellissima canzone sull’amicizia tradita, e She’s The One, potente brano rock sull’amore più sensuale. Nel secondo lato trovarono posto anche Night, inno sul valore liberatorio della vita notturna, Meeting Across The River, splendido gioiello suburbano dalle sonorità jazz, e Jungleland, capolavoro assoluto che racconta la vita, l’amore e le sconfitte dei giovani ragazzi dei bassifondi.

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CURIOSITÀ

Il grande successo di Born To Run consentì a Springsteen, tra le altre cose, di ottenere il primo ingaggio per un concerto in Europa, avvenuto all’Hammersmith Odeon di Londra il 18 novembre 1975 e lanciato in CD e DVD solo nel 2006. Born To Run fu acclamato dalla critica come uno dei dischi rock più belli di sempre. Nel 2003, quando la celebre rivista Rolling Stone chiese ai critici di mezzo mondo di votare i migliori album rock di sempre, Born To Run si classificò 18esimo su 500. In un’altra classifica della stessa rivista Born To Run si piazzò 21esima tra le più belle canzoni di sempre. Anche Thunder Road e Jungleland entrarono in quella graduatoria.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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8 Commenti

  1. ANNA MARIA

    a proposito di thunder road, recentemente, dopo la morte di ronnie spector, cercando foto e notizie su di lei, ho avuto come un’intuizione. ma non è che è lei la mary di thunder road?
    il periodo temporale coincide, e a giudicare da certi atteggiamenti nelle foto, traspare una certa intesa fra i due.
    ma quello che mi ha dato da pensare è quella frase “you ain’t a beauty”
    e in effetti si adatta perfettamente a ronnie, non certo una grande bellezza.
    tu che conosci bruce più di me cosa ne pensi?
    che poi, detto tra noi, non ti sembra un pò cafoncella questa frase? sicuramente è molto sincera, ma ci vuole del coraggio a dire una cosa del genere a una donna a cui chiede di andare insieme a cercare una terra promessa, no?
    o forse è solo l’incoscienza della beata gioventù…

    Rispondi
    • Dario Migliorini

      Difficile risponderti su Ronnie Spector. Rileggerò la parte della biografia di Steve che parla dei loro rapporti con lei. Se non ricordo male si intuisce qualcosa.
      Dire a una ragazza che non è una bellezza non è carino, ma penso non sia da legare alla personalità di Bruce, né alla volontà di essere cafone. Penso Bruce abbia voluto evidenziare che Mary non fosse una vamp, non una bellezza per la quale perdere gli occhi, ma una ragazza comune, niente di speciale esteticamente, ma che avesse un fascino tutto suo, nella sua tristezza, nel suo modo di muoversi. Mi ricorda certe attrici che negli anni 70/80 hanno recitato nei film dei registi Italo-americani. Donne normali, ma stra affascinanti.

      Rispondi
  2. ANNA MARIA

    dimenticavo, un’altra curiosità.
    cosa intende esattamente con “like a killer in the sun”?
    a me ha fatto venire in mente il film “duello al sole”, te lo ricordi?

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    • Dario Migliorini

      Non so se proprio quel film, ma sicuramente è stato qualche film a ispirarlo. Basta pensare a tutti i film Western in cui ci sono stati assassini sotto il sole.
      Invece, a proposito della Mary di Thunder Road, come attrice pensa a una Annabella Sciorra ad esempio. Io la vedo così. Quando Bruce ha scritto “non sei una bellezza” non intendeva “sei brutta” ma non sei una bellezza assoluta, da copertina

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      • Anna maria

        Uhm, esempio perfetto di arrampicata sugli specchi! Come vi difendete bene tra maschietti!
        SCHERZO EH, NON TE LA PRENDERE!
        Ma sì, credo che tu abbia ragione.
        Riguardo al film non so se te lo ricordi bene, ma era un Western sui generis, era più che altro una storia d’amore che finisce con un vero duello, ma tra lui e lei. Lui era gregory peck e lei mi pare jennifer jones.

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        • Dario Migliorini

          Cara Anna Maria, non ti leggevo da un po’ ma ho letto da qualche parte che eri molto impegnata. Ho letto il tuo commento, ma essendo in risposta alla pubblicazione di Born To Run (album) non capisco bene a cosa tu faccia riferimento, sia per l’allusione scherzosa a noi maschietti, sia per il film Western. Mi specifichi meglio? Poi ti rispondo. Grazie. Dario

          Rispondi
  3. Anna Maria

    E niente, sono senza il mio PC e con questo Ipod non ce la faccio proprio. Sono stata un’ora a scrivere e mi è scomparso tutto. Ti risponderò non appena riesco a riprenderlo.
    A presto

    Rispondi
  4. ANNA MARIA

    ripreso per qualche giorno il mio pc, e mi affretto a risponderti.
    dunque, la mia battutina ironica si riferiva a quella frase di bruce che non mi era piaciuta, dire a una ragazza che non è una bellezza non è molto carino. tu mi hai risposto cercando di dare una spiegazione e in sostanza difendendolo un pò.
    questo ha fatto scattare il mio riflesso pavloviano femminista, per cui “voi maschietti” vi tenete bordone.
    ma era solo una battuta!

    poi ti avevo segnalato il film “duello al sole” come possibile fonte di ispirazione per quella frase “like a killer in the sun”, dove nella drammatica scena finale il duello avviene tra lui e lei. una specie di guerra dei roses ante litteram, per intenderci. ti consiglio di andare a vederlo, merita davvero!
    spero di essere stata più chiara.
    buonanotte!

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