Canzoni All’Angolo, Luigi Mariano

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Dario Migliorini

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Canzoni All’Angolo è il secondo album pubblicato dal cantautore salentino Luigi Mariano. Dopo l’esordio del 2010 con il primo album Asincrono, è nel 2016 che Luigi Mariano raggiunge la maturità cantautorale con un album che contempla prestigiose partecipazioni (da Neri Marcorè a Simone Cristicchi) e che, come Asincrono, ha ricevuto importanti premi dalla critica musicale. Rispetto ad Asincrono, disco nel quale il cantautore di Galatone si presenta al pubblico italiano con tre volti diversi, tra la canzone d’autore, il blues rock elettrico e la canzone brillante e ironica, Canzoni All’Angolo mostra un Luigi Mariano più intimo e cantautorale, nonostante non manchino episodi, peraltro ben riusciti, di intenso pop rock. Tutte le tracce di Canzoni All’Angolo sono scritte, testi e musica, da Mariano, con l’eccezione de L’Ottimista Triste (testi di Mino De Santis) e il Fantasma Di Tom Joad (trasposizione in italiano della celebre The Ghost Of Tom Joad di Bruce Springsteen).

Sensibilità e ironia

In Canzoni All’Angolo Luigi Mariano canta la propria vita e i propri drammi, ma è abile nel mettere a fattor comune i valori che ne scaturiscono. Ci si sente così molto vicini all’uomo e all’artista. Tenendo lontani sia la vanità autocelebrativa sia l’opposto rischio di autolesionismo, Mariano riesce a tenerci stretti lì con lui e con le sue traversie tramite due armi di cui dispone in abbondanza: la sensibilità e l’ironia. La prima gli consente di entrare nel profondo delle difficoltà e dei punti irrisolti della sua vita. La seconda gli permette di non ridurre la sua figura in brandelli e di trattare temi difficili con una sorprendente leggerezza. La malinconia e il disagio interiore, causati dal rapporto intenso ma difficile con il padre, da un’importante storia d’amore finita e dall’incompresa scelta di rinunciare a una carriera di medico per la musica, non escludono quel senso di speranza che l’ottimista triste, citato nella canzone più spassosa dell’album, continua a provare. Emergono temi che, pur fortemente personali, assumono un carattere di universalità, dal momento che sono comuni a tanta gente.

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Il musicista e l’uomo

Il titolo dell’album, rubato a una delle tracce più rappresentative del disco, ci segnala la duplice presenza di un artista a rappresentare l’uomo e di un uomo che emerge dietro la facciata dell’artista. L’uomo soffre, rimugina, ricerca, risolve. L’artista mette in versi e in note quel tumulto interiore e diviene esso stesso protagonista, perché non è solo osservatore distaccato della società, ma anche cantore delle proprie sofferenze e speranze. Non dipinge l’umanità, ma la rappresenta in prima persona. Proprio in Canzoni All’Angolo, dolce melodia di chitarra e violini cantata in tandem con Neri Marcorè, l’uomo e l’artista si fondono. L’uomo non ama il centro della scena, ma l’artista ne ha bisogno. La notorietà impone ritmi spesso telecomandati da qualcun altro e la necessità di gestire un’immagine pubblica a tratti diversa dalla propria essenza. Così, mentre l’artista cerca i riflettori, l’uomo torna all’angolo, non nella sconfitta (“un pugile suonato che però non è mai caduto”) ma nella speranza che qualche cuore genuino apprezzi la sua onesta sensibilità. Il parallelo uomo-artista si ripresenta in Alla Fine Del Check, un bel rock melodico che guarda alle sonorità di Springsteen. Il musicista scrive canzoni, le arrangia, le prova e riprova. In ultimo mette a punto il sound prima del grande concerto, ma alla fine tutto salta, banalmente per la pioggia. Arriva quel senso di sconfitta che coglie ogni persona quando un obiettivo importante si dilegua miseramente nel vento. Nel testo compaiono piccoli grandi esempi di persone che aspettano qualcuno o qualcosa che tarda ad arrivare e forse non arriverà mai.

L’amore finito e mai dimenticato

In Se Ne Vanno, dolce brano folk a tempo di valzer, abbiamo ancora l’uomo che canta. Lo fa per lenire il dolore provocato da un grande amore ormai finito che non cessa di far sentire le sue tumultuose conseguenze. Un tema ricorrente nell’album che porta malinconia e speranza, smarrimento e consapevolezza. Elementi che si inseguono in un quadro che cambia espressioni e colori in base al momento e alla prospettiva da cui lo si osserva. Anche in Mille Bombe Atomiche, la potenziale hit dell’album, Luigi Mariano lavora su questi temi. Il passato torna inevitabile, con la dolce tristezza di qualcosa che è stato molto bello e con il rimpianto che le cose avrebbero potuto andare diversamente. L’uomo vorrebbe distruggere tutto, proprio come farebbero mille bombe atomiche, ma capisce che è meglio disinnescarle per non rinnegare se stesso. Di una intensa storia d’amore finita parla anche Come Orbite Che Cambiano. La dedica è a Stephen Hawking, non tanto per le sue teorie sul cosmo e per la sua commovente vicenda umana, ma perché decise di lasciare la donna che aveva sempre amato e che lo aveva aiutato a superare gli ostacoli della sua disabilità. Luigi Mariano si rivede in lui, avendo deciso in passato di liberare la donna amata dai vincoli che lui, con la sua vita in costante movimento, le avrebbe generato. Ne risulta una piacevole canzone romantica, nella quale i due innamorati vivono in uno spazio cosmico, favoloso e immenso, nel quale però è facile perdersi.

La ricerca di una svolta

Il fardello del passato torna ingombrante in Quello Che Non Serve Più, un delizioso brano acustico con ritmiche latineggianti. Come le cose inutili che ingombrano i nostri scaffali, anche alcuni retaggi interiori che insistiamo nel portare con noi stessi limitano le nostre potenzialità. Ci si arrocca sulle proprie posizioni, si recano con sé i propri demoni e si rischia di ferire le persone care. Arriva allora il momento in cui quelle cose inutili vengono rimosse dagli zaini della nostra esistenza, per consentirci di essere più leggeri e di camminare più agili e risoluti sulla nostra strada. Quella che imbocca il protagonista di L’Ora Di Andar Via. L’ultima traccia dell’album chiude perfettamente il percorso iniziato con il tumulto interiore delle mille bombe atomiche. In un dolcissimo brano a mo’ di nenia, l’uomo che cerca risposte e un po’ di pace alla fine capisce che è il momento di proseguire nel cammino. La malinconia della partenza passerà presto, ma il cuore riserverà sempre un posticino per gli affetti che ci lasciamo alle spalle.

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Un sarcastico ottimismo

Una visuale positiva, benché molto (auto)ironica, torna ne L’Ottimista Triste. Il brano scritto da Mino De Santis non prende troppo sul serio i guai della vita e cerca con leggerezza un modo per superare le difficoltà. La tristezza di fondo rimane – il titolo non lascia dubbi – ma un approccio più ottimistico alla vita aiuta ad alleggerire il peso. L’ironia fa capolino anche in Fa Bene Fa Male, un rock melodico leggero al punto giusto nel quale l’autore, con la sapiente complicità di Simone Cristicchi, getta nel calderone tutto ciò che fa informazione, anche la più fasulla, e rivendica la libertà di poter distinguere con i propri filtri intellettuali e culturali ciò che è bene da ciò che è male, senza che quella discriminazione venga imposta dall’informazione dominante. Scambio Di Persona è un sorprendente blues rock, il brano più graffiante dell’album, non solo per l’aspetto musicale. Luigi Mariano graffia anche con la penna, il cui inchiostro diventa veleno. Il crollo verticale del senso etico e ideale nella politica e nella società è il punto centrale. Le vittime di questo attacco sembrano essere quelle persone che rinnegano i propri sani ideali quando il sistema di potere le risucchia nell’ingranaggio degli interessi e del malaffare.

Torna il Tom Joad di Steinbeck

Il Fantasma di Tom Joad è una cover di Springsteen con testo trasposto in italiano. Il tema converge totalmente con quelli del disco: gente in movimento verso una vita migliore, sofferenza e ricerca di riscatto. Di questo parla la canzone di Springsteen, risuscitando il mitico protagonista di Furore di John Steinbeck. L’abilità di fine paroliere di Luigi Mariano riesce a farci piacere la difficile trasposizione nella nostra lingua. A questo si aggiunge l’amore del cantautore salentino per Bruce, che gli consente di mettere l’anima nella sua versione.

IL DOLCE CANTAUTORE FA ANCHE ROCK

Canzoni All’Angolo è un album musicalmente variopinto. Un tipico quadro che si ispira al cantautorato italiano più classico (Mariano ama in particolare Giorgio Gaber, De Gregori e Ivano Fossati), ma che accoglie anche ritmi e strumentazione rivolti  al blues e al rock. La stessa cover di Springsteen, pur rispettando il tema armonico originale, mostra accorgimenti che danno alla canzone un appeal particolare, dalla ritmica più potente agli “schizzi” della sezione archi. Gli arrangiamenti di Alberto Lombardi sono di valore assoluto. Il chitarrista laziale ha scritto le partiture per tutti i musicisti che collaborano al disco (Primiano Di Biase, Alex Valle e Simone Talone, solo per citare gli “uomini” di De Gregori). L’accoppiata Mariano/Lombardi mostra grande versatilità, spaziando dalla canzone melodica italiana al blues rock a stelle e strisce. Se Luigi Mariano mostra grande sensibilità umana nei suoi testi, Alberto Lombardi lo affianca con una sensibilità musicale davvero preziosa. Sopra questo bell’affresco musicale, lo stesso Mariano ricama con il suo timbro di voce dolce e cantautorale, basso e profondo, ma non disdegna qualche graffio nella sua interpretazione dove i ritmi e, soprattutto, le parole di rabbia e ironia prendono il sopravvento.

Dischi premiati

Dopo il successo di critica di Asincrono, il primo album del 2010 vincitore tra gli altri del Premio Daolio 2010 e del premio Bindi 2011, anche Canzoni All’Angolo ha ottenuto prestigiosi premi (Premio Lunezia 2016, replicando l’edizione 2011, e Premio Civilia “Zingari Felici” 2016), nonché le recensioni entusiastiche di prime firme della critica musicale italiana come Andrea Scanzi, Paolo Giordano e Fabio Arboit.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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