Come scrivere un romanzo (3° puntata)

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Dario Migliorini

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Siamo arrivati alla terza puntata di Come scrivere un romanzo? Hai letto la prima e la seconda puntata? Nella puntata introduttiva ti ho presentato il mio progetto: l’idea di condivisione delle mie esperienze di scrittura, che si è concretizzato nella stesura del mio romanzo, Coupe DeVille (Frank è tornato a casa). Una condivisione con i miei lettori, ma anche con chi vuole conoscere quale lungo e affascinante lavoro sta dietro alla creazione di un romanzo, con chi si chiede la stessa domanda che mi sono posto io in principio: “Come scrivere un romanzo?” Dopo la puntata introduttiva, nella seconda puntata ti ho parlato dell’ideazione della trama, degli obiettivi dello scrittore sul genere, sul target e sul messaggio, del lavoro di strutturazione di un romanzo. Oggi ti parlerò della costruzione dei personaggi e della loro caratterizzazione: continuerai con me a dare qualche risposta a quella fatidica domanda: “Come nasce un romanzo?

L’IDENTITA’ DEI TUOI PERSONAGGI

Un elemento essenziale, quando stai per iniziare a scrivere un libro, è la definizione dei personaggi. Vale in particolare per i protagonisti ma anche, con la maggiore profondità possibile, per i personaggi secondari. In Coupe De Ville i personaggi sono tanti: dare un’identità a ognuno è stato un lavoro complesso. La regola aurea che mi sono imposto di seguire, aiutato dalla mia editor Cristina Cigognini, è la seguente: il lettore deve riconoscere i personaggi e la loro identità. Perché questo avvenga i personaggi devono avere tratti comportamentali e caratteriali ben definiti. Ciò non significa che, col passare del tempo, gli stessi non abbiano un’evoluzione verso una maggiore saggezza o, al contrario, verso un peggioramento della loro condizione piscologica e di condotta. Tuttavia i tratti dominanti del loro carattere devono rimanere riconoscibili. Questo ti consente di ottenere due importanti risultati.

Il lettore li riconosce?

Il primo: il lettore non deve rimanere disorientato da reazioni diverse da quelle che si aspetta da un personaggio per come glielo hai presentato. I personaggi devono rimanere perfettamente riconoscibili. Può essere che un personaggio sia particolarmente volubile o incoerente? Sì, ma questa caratteristica deve rimanere nel pieno controllo dello scrittore. Un uomo che hai presentato come equilibrato e meditabondo può perdere la testa? Difficile ma può succedere: allora lo scrittore dovrà essere abile a descrivere l’eccezionalità della situazione. Questo vale anche nella descrizione dei lineamenti fisici. Se il tuo romanzo abbraccia anni o decenni e un personaggio nel tempo cambia alcuni dei suoi connotati fisici, devi sempre farne cenno, altrimenti il lettore resta disorientato. In Coupe DeVille Frank Joyce cresce e cambia aspetto per effetto dell’età e del tempo, ma anche perché modifica il suo look. Quando succede, ho sempre fatto cenno al suo nuovo aspetto. Sono dettagli importanti.

L’empatia dei tuoi personaggi

Il secondo: il lettore deve riconoscere almeno una parte di se stesso nel tuo personaggio o in uno di essi. Così, per una strana alchimia, può arrivare a provare un misto dell’empatia verso di lui. Il trasporto emotivo verso i personaggi è un elemento essenziale perché il lettore resti incollato alla tua storia fino all’ultima pagina. Del resto anche nella vita ordinaria ognuno di noi è più interessato a conoscere cosa succede a una persona a cui vuole bene (o che al contrario detesta) rispetto al destino di chi ci è indifferente. È banale, ma è una delle basi del tuo lavoro e uno dei segreti del tuo successo. Chi ha letto Coupe DeVille mi testimonia la passione per le vicende di Frank Joyce, ma succede spesso che esprima il suo forte trasporto verso un altro personaggio, non necessariamente centrale nella trama. È importante saper provocare sentimento nel lettore verso i personaggi.

Due esempi celebri

Gli esempi di caratterizzazione dei personaggi sono infiniti, qui ne riporto due. La Casa Degli Spiriti (Isabel Allende), come Coupe DeVille, ripercorre la vita di una persona e di una famiglia. Esteban Trueba, il protagonista, è un uomo forte, autoritario, cocciuto, scorbutico al limite dell’antipatia. Nel corso della sua vita sbaglia, si pente e non trova pace. Eppure il lettore ritrova sempre la sua identità, con il suo carattere e i suoi atteggiamenti. E, per quanto generi sentimenti di amore-odio, resta un personaggio affascinante e ben caratterizzato. Il Profumo (Patrick Süskind) narra la storia di Jean Baptiste Grenouille, un personaggio complesso che presenta lati di follia, con la sua totale indifferenza verso gli altri essere umani, ma anche estrema lucidità nelle relazioni con gli uomini e nel compimento dei suoi crimini, entrambi collegati al raggiungimento del suo obiettivo: la creazione del profumo perfetto. Un mix di forza e debolezza che a volte destabilizza ma che Süskind tiene eccellentemente in equilibrio per tutto il romanzo.

TUTTI DALLO PSICANALISTA!

Come caratterizzare i tuoi personaggi? Può riuscirti anche in modo naturale, ma esiste un metodo che ti permette di non sbagliare. Come? Porta i tuoi personaggi, almeno i principali, dallo psicanalista. Falli sdraiare sul lettino e chiedi loro di raccontarsi. Prendi appunti! Da dove vengono? Da quale famiglia provengono? Molto spesso il luogo e la famiglia di origine disegnano tratti ben definitivi del nostro carattere. Quali sono le loro frequentazioni? Una propria famiglia, gli amici, altre persone che li condizionano? Scopri la loro socialità. Infine, importantissimo, quali obiettivi, quali ostacoli, quali insoddisfazioni, quali motivi di sofferenza? Da qui scaturiscono gli elementi che conducono alla storia che stai raccontando. Io l’ho fatto (nell’allegato 3 trovi ad esempio la scheda di Frank Joyce, il mio protagonista) e ti assicuro che è stato un lavoro utilissimo. Una cosa che ho ripetuto anche per altri personaggi del romanzo.

Curiosità

Quando presento Coupe DeVille, dico spesso che Frank Joyce è una sorta di “cugino sfigato” di Bruce Springsteen. Alcuni tratti di base (la loro origine familiare, la loro provenienza, le loro ambizioni giovanili) coincidono: entrambi di origine italo-irlandese, entrambi provenienti dall’entroterra del New Jersey, entrambi approdano ad Asbury Park in cerca di fortuna con la musica. Inoltre entrambi hanno un forte scontro con i rispettivi padri, pur per motivi differenti, mentre prediligono il rapporto con le madri, la loro componente italiana. Se vogliamo entrambi condividono anche l’esito della loro vita: Bruce diventa un rocker di fama mondiale, Frank uno scrittore di successo. Quello che li differenzia profondamente è il percorso di vita: quello di Bruce è raccontato in tante biografie e in una sua splendida autobiografia, quello di Frank lo scopri leggendo Coupe DeVille.

Tira tu le conclusioni…

  • Leggendo le prime tre puntate di Come scrivere un romanzo? trovi utile questa mia iniziativa? La tua scrittura creativa potrebbe trarne beneficio?
  • Sei curiosa/curioso di leggere anche le prossime puntate di Come scrivere un romanzo? e lemie altre esperienze nella scrittura?
  • Hai letto l’allegato sulla psicologia di Frank Joyce? Pensi sia un’attività essenziale o superflua?
  • Hai letto Coupe DeVille? Se desideri avere informazioni sul romanzo, le trovi qui (sinossi, recensioni, piattaforma di acquisto)

 

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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