Come scrivere un romanzo (4° puntata)

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Dario Migliorini

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Eccoci arrivati alla quarta puntata di “Come scrivere un romanzo?” Hai letto le prime tre puntate? Nella puntata introduttiva ti ho presentato la mia idea: condividere le mie esperienze nella scrittura nella stesura del mio romanzo, Coupe DeVille (Frank è tornato a casa). Una condivisione con i miei lettori, ma anche con chi si chiede la stessa domanda che mi sono posto io quando avevo davanti un semplice foglio bianco: “Come scrivere un romanzo?” Nella seconda puntata ti ho parlato dell’ideazione della trama, degli obiettivi dello scrittore sul genere, sul target e sul messaggio, del lavoro di strutturazione di un romanzo. Nella terza puntata ho condiviso la costruzione dei miei personaggi e le modalità della loro caratterizzazione. Oggi ci concentreremo sull’ambientazione della trama e sull’eventuale messaggio che il tuo romanzo vuole esprimere. In questo modo continuerai con me a dare qualche risposta a quella fatidica domanda: “Come nasce un romanzo?”

I RIFERIMENTI STORICI E AMBIENTALI

Un romanzo normalmente non sviluppa la sua storia in una cupola di vetro, né in un bunker, ma si basa su riferimenti storici o ambientali. Anche nel caso in cui il tuo non sia un romanzo storico in senso stretto, dietro la tua storia ci saranno sempre epoche, eventi, luoghi, tendenze, mode, usanze e abitudini che potrebbero arricchire e rendere più credibile e affascinante il tuo romanzo. In ogni caso non puoi lasciarli alla pura casualità senza averli un minimo approfonditi. Nel caso di Coupe DeVille, ho ambientato la vicenda di Frank Joyce in una nazione che non è la mia, in luoghi che conosco solo in parte. In alcuni di essi a tutt’oggi non sono ancora stato. Ho inoltre preso a riferimento epoche in cui non ero ancora nato o ero da poco al mondo. In una situazione così complicata, non ho potuto far altro che studiare e documentarmi.

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Il background storico/ambientale in Coupe DeVille

Nella stesura del romanzo avevo bisogno di diverse informazioni: dalla musica di Bruce Springsteen ai suoi luoghi d’origine, dalle marche e i modelli di automobili dell’epoca ai riferimenti geografici dei posti nei quali faccio transitare i miei personaggi, dalle misurazioni in miglia delle strade che faccio loro percorrere ai nomi delle vie, delle città e dei paesi in cui ambiento le scene. E poi i fatti storici: non solo quelli più rilevanti, che riguardano in particolare la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra in Vietnam, ma anche quelli più specifici di luoghi meno noti alle masse. Alcuni esempi? Gli scontri razziali della cittadina di Asbury Park tra gli anni ’60 e i primi ’70, la guerra di potere delle cosche mafiose intorno al gioco d’azzardo di Atlantic City (anni ’70), la dislocazione dei mitici locali di country music a Nashville.

Dove trovi le fonti?

Rispetto a tempo fa, se oggi vuoi iniziare a scrivere un libro, le fonti a tua disposizione si sono moltiplicate. Nel caso di Coupe DeVille ho utilizzato non solo fonti già disponibili da tanti anni, come i saggi musicali, le biografie o altri compendi sul rock e su Springsteen, ma anche Wikipedia e altri siti web, le cartine geografiche on line e perfino il satellite. Proprio così: col satellite ho potuto verificare che alcuni luoghi descritti nel romanzo, nei quali non ero mai stato, fossero reali e, soprattutto, fossero come li stavo dipingendo. Solo col satellite ho potuto verificare l’esistenza e la conformazione di vie, incroci, case, laghi, fiumi, spiagge, addirittura prati o alberi. Un lavoro certosino, credimi, ma importantissimo: il tuo romanzo deve essere credibile e non deve lasciare nulla al caso.

CHE SCOPO HA IL TUO ROMANZO?

Può essere che il tuo romanzo accolga una storia tesa a omaggiare qualcosa o qualcuno. Oppure a sostenere una causa civile o umanitaria. Potresti aver pensato che con la tua storia darai maggiore visibilità a qualcosa che ti sta a cuore. Oppure semplicemente vorresti dare valore a un sentimento o a un ideale. Coupe DeVille, per esempio, è nato con un intento molto chiaro: omaggiare la musica americana e, in particolare, uno dei suoi figli più celebri, quel Bruce Springsteen che è stato anche il forte ispiratore della storia che racconto. In alcuni casi Springsteen è esplicitamente citato: in qualche modo è una sorta di cameo di se stesso. Ma in realtà la storia ha una sua autonomia e Springsteen si nasconde per lo più tra le righe. Chi ne conosce la poetica, intuisce la sua presenza, mentre chi non lo conosce legge semplicemente una storia che si sviluppa originalmente.

Romanzo universale o di nicchia?

Dalle considerazioni del paragrafo precedente scaturisce un mio consiglio che ritengo rilevante: fai in modo che il tuo intento sia traghettato il più possibile dal tuo racconto, come se fosse mascherato. Evita di esplicitarlo a mo’ di manifesto, a meno che sia tuo preciso scopo indirizzare il tuo romanzo verso uno specifico target di nicchia. Il lettore universale, quello che sta cercando una bella storia da leggere e non un romanzo di nicchia, potrebbe non appassionarsi al tuo ideale o alla tua causa. Se lo aggredisci con una trama/manifesto, esplicita e diretta, potrebbe facilmente allontanarsi dalla tua opera. Se lo accompagni verso i tuoi valori con la storia che racconti, lui ti seguirà e potrà persino appassionarsi a ciò che stai valorizzando o aderire al tuo scopo sottostante.

Maschera le intenzioni!

Se riuscirai a far emergere i valori che vuoi sostenere, facendo parlare o agire i tuoi personaggi verso quello scopo, allora potrai assecondare le attese di coloro che sono vicini alla tua causa e nello stesso tempo incuriosire e perfino attrarre i lettori inizialmente più disinteressati. Con Coupe DeVille ho capito questo aspetto in itinere. Inizialmente il testo era infarcito di citazioni di Bruce Springsteen, con numerosi richiami ai suoi testi, ai suoi album, perfino alla sua vita. Poi ho capito che un romanzo deve avere una propria autonomia. Qualche citazione ci sta, non esiste una regola ferrea, ma l’ispirazione e l’omaggio devono percepirsi sottilmente. Non è un caso che diversi lettori di Coupe DeVille, poco informati su Springsteen e sulla musica di quegli anni, abbiano testimoniato di essersi goduti la storia in se stessa, per i valori universali che traghettava, indipendentemente dagli elementi che mi hanno ispirato.

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Curiosità

Quando presento il mio libro, racconto che la casa dove abita Frank Joyce, il mio protagonista, esiste davvero. Scrivendo il libro, avevo deciso che Frank dovesse abitare in una bella villa sull’Oceano Atlantico. Tramite il satellite avevo indagato sulla costa settentrionale del New Jersey e individuato una cittadina che sorgeva stretta tra l’oceano e il fiume Navesink, che scorre alle sue spalle. Notai che ai margini settentrionali di quel paese, Sea Bright, c’erano proprietà costruite in una strettissima lingua di terra e alcune di esse affacciavano sia sulla litoranea oceanica, sia sul fiume alle spalle. Avvicinando lo zoom, individuai la villa che, nella finzione del mio romanzo, sarebbe appartenuta a Frank (vedi Allegato 1). Quando poi, nell’ottobre 2018, sono andato negli USA e ho visitato quei posti, mi sono premurato di andare a verificare che quella villa fosse esattamente come la stavo descrivendo in Coupe DeVille. Un’esperienza di scrittura creativa singolare quanto entusiasmante!

Tira tu le conclusioni

  • Leggendo le prime quattro puntate di Come scrivere un romanzo? trovi utile questa mia iniziativa?
  • Sei curiosa/curioso di leggere anche le prossime puntate di Come scrivere un romanzo?
  • Cosa pensi di quello che ho scritto in merito allo scopo e alle intenzioni? Condividi quello che ho sostenuto in questa quarta puntata di Come scrivere un romanzo?
  • Hai letto Coupe De Ville? Se desideri avere informazioni sul romanzo, le trovi qui (sinossi, recensioni, piattaforma di acquisto).

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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