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Come scrivere un romanzo (5° puntata)

Aggiornato il 4 Nov, 2022 | Words and Music |
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Come scrivere un romanzo?, la mia testimonianza su come ho scritto il romanzo, Coupe DeVille (Frank è tornato a casa), è arrivata alla quinta puntata. Hai letto le prime quattro? Nella puntata introduttiva ti ho presentato la mia idea: condividere le mie esperienze di scrittura nella stesura del romanzo. Una condivisione con i miei lettori, ma anche con chi si chiede quella domanda davanti a un foglio bianco: “Come scrivere un romanzo?” Nella seconda puntata ti ho parlato dell’ideazione della trama, delle scelte sul genere, sul target e sul messaggio, della strutturazione di un romanzo. Nella terza puntata ho condiviso la costruzione dei miei personaggi per una loro compiuta caratterizzazione. Nella quarta puntata ho puntato l’attenzione sull’ambientazione della trama e sui messaggi che il tuo romanzo vuole esprimere. Oggi invece parliamo dello stile di scrittura. E continuerai con me a dare qualche risposta a quella domanda: “Come scrivere un romanzo?

LO STILE

Intendiamoci: non esiste una regola in tema di stile. Ognuno ha il suo e sarebbe assurdo il contrario. Però la mia esperienza e qualche saggia dritta ricevuta da Cristina Cigognini, la mia editor, mi spinge a fornirti alcuni consigli. Immagina che le parole abbiano un costo. È quindi necessario utilizzarle con estrema cura e parsimonia. Vuoi avere uno stile particolarmente descrittivo ed entrare nei minimi dettagli di ciò che stai descrivendo? Può starci, ma fai grande attenzione a un aspetto: i tuoi approfondimenti devono essere funzionali alla storia. Non devono essere un puro esercizio di stile e non essere dettati dalla tua “vanità di scrittore” per far vedere quanto sei bravo. Pensa che Coupe DeVille dopo la prima stesura aveva 360 pagine, mentre il testo finale ne ha 280. La storia è la stessa, ma prima c’erano 80 pagine di troppo!

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Cosa non fare – un esempio

Non volendo svelare dettagli della trama di Coupe DeVille, ricorro a un esempio di fantasia. Poniamo che il tuo protagonista sia un detective che deve incastrare un serial killer. Vuoi sviscerare i tratti della sua personalità e mostrarti particolarmente abile nella descrizione dei dettagli. Così decidi che il tuo detective è un appassionato di motociclette, ne ha una collezione, le sa riparare e le modifica pure. Descrivi approfonditamente la sua passione, ma poi la trama verte su tutt’altro. La motocicletta resta ai margini come una semplice parentesi, come se fosse una tua esigenza estetica. Ecco: in questo caso hai fatto un puro esercizio di stile, ma il lettore probabilmente percepirà quella parentesi come inutile e superflua perché non funzionale alla storia. Potrebbe perfino abbandonarti perché delle motociclette gli importa davvero poco.

Cosa fare – un esempio

Rimanendo sull’esempio della motocicletta del paragrafo precedente, avresti un effetto ben diverso se decidessi di impostare il momento clou o il finale della tua trama con una scena in cui il detective riesce a catturare il serial killer, proprio con un inseguimento in motocicletta, grazie alla sua abilità di “truccare” il suo motore e renderla più performante. Peraltro otterresti il risultato di superare la categorizzazione di giusto o sbagliato, di bene o male, perché un uomo di legge otterrebbe il suo scopo, ma con un mezzo illecito, ossia il motore truccato della moto. Ecco che allora il tuo sforzo di dettaglio sarebbe premiato. Ricorda dunque: le parole hanno un peso e hanno un costo: il tuo lettore non gradisce dilungamenti inutili (e sicuramente nemmeno il tuo potenziale editore). Chi legge il tuo romanzo vuole sentire la storia progredire, pagina dopo pagina. Non ti segue nei tuoi svolazzamenti vanitosi.

Mostra, non dire!

Molto più di uno slogan, questo! Un elemento magico che ha totalmente modificato il mio modo di scrivere e cambiato radicalmente Coupe DeVille. Cosa significa? Parto con un esempio. Stai raccontando una scena in cui un uomo e una donna stanno litigando. Scrivi: “Mario si irrigidì, poi alzò lo sguardo verso il cielo, scuotendo il capo, perché in quel momento capì che il loro rapporto si era incrinato. Si chiese dove avrebbe potuto trovare la forza di riportarlo al suo iniziale splendore, quando erano follemente innamorati. Poi, vedendola in silenzio e pietrificata, prese atto che lei non aveva nessuna voglia di rimettersi in gioco.” Ora leggi lo stesso frammento di trama così descritto: “Mario si irrigidì, poi alzò lo sguardo verso il cielo, scuotendo la sua chioma di ricci neri corvini. Tornò a fissarla: ‘Dove sono finiti i nostri primi anni insieme? Come posso farli tornare?’ Lei chinò il capo. Furono attimi di silenzio interminabili. Poi, mentre le sue mani ossute e pallide tremavano, senza rialzare lo sguardo lei rispose: ‘Nessuno potrà farli tornare. Di certo non io, non ne ho più la forza.’”

Sei stato efficace nella tua scrittura?

Percepisci la differenza tra i due esempi precedenti? Nel primo hai mostrato poco e detto troppo. Hai spiegato al lettore cosa stava pensando Mario; gli hai detto tu, senza pathos e suspence, che quella relazione stava per finire. Nel secondo, invece, hai mostrato tanto, sia con la descrizione, sia sfruttando i dialoghi. Con una quantità di parole più o meno uguale hai mostrato che Mario è riccio e moro, è sconsolato e ancora innamorato di lei, con una vana speranza di ripartire. Poi hai fatto emergere la tensione del momento, grazie al silenzio perdurante (lui attende impazientemente una risposta, ma non lo dici, è il lettore ad avere uno spazio di immaginazione) e mostrando le mani tremanti di lei. La quale, timida e debole (non rialza lo sguardo) e ormai disillusa, chiude il rapporto. Non hai dato alcuna spiegazione al lettore. Gli hai solo mostrato la scena. Tutto in poche righe, efficaci e scenografiche.

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I dialoghi

Coupe DeVille è ricco di dialoghi. Sono importantissimi! Soprattutto in un romanzo con azione e relazioni interpersonali. Quello che i personaggi dicono contribuisce fortemente ad alleggerire la lettura, rendendola più snella e scorrevole. Inoltre aiutano nell’intento di mostrare senza dire. Lascia che siano i personaggi con i loro dialoghi e le loro azioni a esprimere sentimenti, pensieri, sensazioni, emozioni. Non farlo tu per loro. Fai però attenzione ai dialoghi. Se hai dato un’identità ai tuoi personaggi, allora il loro modo di esprimersi deve essere specchio di quell’identità. Se il tuo protagonista è un professore universitario proveniente da famiglia altolocata di fine ottocento, avrà un certo stile di espressione verbale, che tale dovrà rimanere per tutto il romanzo. Se il tuo protagonista è un afroamericano del Bronx, dovrai studiare bene i libri e film che mostrano come parlano da quelle parti. Rendi i tuoi personaggi credibili e inseriscili correttamente nel contesto in cui li fai muovere, anche e soprattutto con il loro modo di esprimersi.

Un esempio da Coupe DeVille

“Quella sera Robbie, con il suo fisico ossuto da adolescente non ancora completamente cresciuto, calpestò per la prima volta le strade di Asbury Park. Un vento insistente, proveniente dall’oceano, spingeva indietro i suoi capelli scuri e folti. Non faceva freddo, ma dovette coprirsi il volto per proteggere gli occhi dai granelli di sabbia trasportati dalla spiaggia fino a Kingsley Street.” In questo breve estratto da Coupe DeVille, scelto a caso, ho tentato di mettere in pratica il concetto del “mostra, non dire”. In poche righe capisci che Robbie è un ragazzino magro, moro e con tanti capelli, che si trova per la prima volta di sera in una località sull’oceano, che è una stagione calda ma c’è del vento insistente, presagio di temporali. Ho mostrato qualcosa, non l’ho spiegato. E così ci sono lettori che mi hanno scritto commenti come questo: “È stata emozione, pagina dopo pagina e immagine dopo immagine, come se le parole ti proiettassero in un film del quale riesci nitidamente a osservare le scene.” Missione compiuta!

Tira tu le conclusioni…

  • Leggendo le prime cinque puntate di Come scrivere un romanzo? trovi utile questa mia iniziativa?
  • Sei curiosa/curioso di leggere anche le prossime puntate?
  • Cosa pensi di quello che ho scritto in merito allo stile e al concetto “mostra, non dire”?
  • Hai letto Coupe DeVille? Se desideri avere informazioni sul romanzo, le trovi qui (sinossi, recensioni, piattaforma di acquisto).

 

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

 

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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