Ieri sera a Cardiff (Galles) Bruce Springsteen ha dato avvio al Tour Europeo 2024. Bruce è accompagnato dalla sua storica E Street Band, arricchita, come ormai da anni, da Charlie Giordano alle tastiere e da Soozie Tyrell al violino. Come già nel 2023, inoltre, Springsteen è affiancato anche da una sezione fiati e da una nutrita squadra di coristi, oltre che da un percussionista. Uno Springsteen in grande forma, a detta dei tanti fan italiani presenti, ha sfoderato un concerto di quasi 3 ore, eseguendo 29 brani. Tra questi, da segnalare due esordi assoluti nell’intero Tour 2023-24: So Young And In Love e Better Days. La prima, tratta dalla raccolta di inediti Tracks, è stata anche la canzone di apertura del concerto. La seconda, tratta dall’album Lucky Town, non veniva eseguita da sette anni.

Aumenta il “giro” di canzoni

Pur in una struttura di scaletta che si conferma, aumenta vorticosamente il giro di canzoni eseguite. Nella setlist di Cardiff, che riportiamo di seguito, sono da segnalare, per motivi diversi, altri brani. Springsteen ha riproposto la ormai “ultracinquantenne” If I Was The Priest, peraltro richiesta dal pubblico con un cartellone. Inoltre, Bruce ha eseguito per la prima volta nel 2024 Born In The U.S.A., che nel 2023 era stata molto spesso in scaletta, e The River, altro momento emotivamente forte della serata. Altra canzone da citare è My City Of Ruins (da The Rising). Suonata raramente finora, la canzone è stata tra le più apprezzate della serata, anche per la commozione di Bruce nel presentarla e nel cantarla. Queste canzoni portano il numero complessivo di canzoni suonate nelle 12 date del 2024 a ben 65. Un numero enorme, se si considera che in tutte le 66 date del 2023 Springsteen aveva fatto girare “solo” 67 canzoni. Per elenchi e statistiche, questo è il link.

La scaletta di Cardiff

  1. So Young And In Love
  2. Lonesome Day
  3. Prove It All Night
  4. No Surrender
  5. Darlington County
  6. Ghosts
  7. Better Days
  8. The Promised Land
  9. Spirit In The Night
  10. Hungry Heart
  11. If I Was The Priest
  12. My City Of Ruins
  13. Nightshift
  14. The River
  15. Last Man Standing
  16. Backstreets
  17. Because the Night
  18. She’s The One
  19. Wrecking Ball
  20. The Rising
  21. Badlands
  22. Thunder Road
  23. Born In The U.S.A.
  24. Born To Run
  25. Bobby Jean
  26. Dancing In The Dark
  27. Tenth Avenue Freeze-Out
  28. Twist And Shout
  29. I’ll See You In My Dreams

L’emozione nei commenti degli italiani presenti

Tanti i fan italiani presenti. Marco Quaroni Pinchetti, fan ma anche addetto ai lavori, testimonia che “il concerto è stato mostruoso. Lo scheletro della scaletta resta quello (e la cosa non mi dispiace), ma si percepisce un cambio totale nella disponibilità a considerare brani non pianificati. L’anno scorso Bruce aveva bisogno di certezze, perché evidentemente non stava già bene prima di settembre. Ora sta meglio e si vede, è in forma smagliante. Gioca molto di più, è più allegro, è anche tornato a considerare qualche cartello dei fan. Sono tra quelli che hanno apprezzato il forte messaggio e persino qualche rigidità dell’anno scorso, ma questo torna a essere il Bruce che più conosciamo. If I Was The Priest è valsa da sola la fatica di andare a Cardiff e tornare da un giorno con l’altro. Ho grandi sensazioni anche per il resto del tour. Spero davvero tanto che non abbandoni il soul dell’ultimo album e che finalmente peschi qualcosa da Western Stars.

“Il miglior concerto visto finora”

Gianna, che ha visto il concerto con Mariangela e Daniela, altre due Pinkers (socie di Pink Cadillac, lo storico fan club italiano di Bruce Springsteen, ndr) è entusiasta. “Quello di Cardiff è indubbiamente il miglior concerto tra quelli che ho visto in questo biennio. Bruce è in una forma eccezionale. Lo si intuisce dalla sua espressione in volto e dalla sua felicità di stare sul palco. E la sua prestazione vocale mi ha davvero lasciato senza parole. Oltre alla sorpresa di So Young And In Love all’inizio del concerto, è stato toccante il momento di My City Of Ruins che Bruce ha prima commentato e poi cantato con un volto e una voce commossa. La sua umanità ce lo fa sentire sempre molto vicino. E poi I’ll See You In My Dreams alla fine, è così bella che non mi stancherò mai di vivere quel momento, se anche lo tenesse fino a fine tour.”

Le “room” colme di presenti e di assenti

Le fa eco l’altra Pinker, Daniela. “Per me il concerto non è iniziato il 5 maggio, ma il giorno prima alle 10, con la mia prima chiamata n. 551 alla roll call. Poi ci siamo sorbite anche sei ore di pioggia, alla quale i britannici devono davvero essere abituati, molto più di noi. Sembrava andassero al mare. All’ingresso di Bruce con la band ho notato subito che il Boss ora è in forma pazzesca. La band è granitica, le si perdona qualche erroruccio qua e là. È inutile parlare del concerto e delle emozioni che offre, sono quaratant’anni che se ne scrive. Lui davvero non ha più niente da dimostrare, ma ancora tanto da dare. Come tutte le persone un po’ avanti negli anni, lui guarda ai ricordi e al passato. Proprio in questo compie una nuova magia: la connessione con il pubblico sulle note di una strepitosa My City Of Ruins è impossibile da descrivere a parole. La anticipa con l’affetto per chi c’è e il ricordo di chi non c’è più (Clarence Clemons e Danny Federici in testa). In quel momento ci ha detto che ognuno di noi ha qualcuno che manca all’appello e sta pensando a chi e a cosa ha perso. E ognuno di noi, in quelle “room” in cui qualcuno mancava, ha versato una lacrima, finalmente lasciandosi andare.”

 

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Dario Migliorini

 

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