Hotel California, Eagles

Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Gli Eagles, gruppo nato nel 1971, sono tra le rock band che, considerati gli album di inediti in studio (in realtà solo 7) ma anche le tante raccolte e i dischi live, hanno venduto di più nella storia del rock, specie negli USA. Il loro stile, tipicamente country rock, ma con frequenti visite al blues, al rock’n’roll e perfino all’hard rock, ha portato al lancio di molti pezzi di grande successo (basti pensare a Take It Easy, Desperado, Tequila Sunrise, solo per citarne alcuni). Tuttavia si è trattato, almeno per gran parte, di brani “standard” che hanno seguito il filone del country rock, sfruttando l’ottima tecnica strumentale dei suoi musicisti e il loro inconfondibile ensemble vocale. Ma, in realtà, una loro canzone si staglia ad autentico capolavoro, al punto da essere riportata spesso ai vertici delle varie graduatorie stilate dai critici musicali di tutto il globo: si tratta di Hotel California.

 

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE

Uno degli elementi che donano a Hotel California un alone di leggenda è il suo testo. Questo fantomatico hotel, che nella copertina dell’album omonimo prende le forme di un vero albergo lussuoso di Beverly Hills, è un arcano albergo dove si reca casualmente il narratore, stanco da un lungo viaggio. Accolto da una donna misteriosa e affascinante, è colpito dalla stranezza del posto, così bello eppure così spaventoso. E’ proprio sui forti contrasti che gli Eagles hanno giocato per creare questo velo di mistero sul significato di Hotel California. Un luogo apparentemente magnifico ma pieno di insidie, al punto che sembra impossibile abbandonarlo, una volta entrati. Un paradiso che potrebbe essere inferno, cita il testo. Un luogo bello e accogliente, persino lussuoso, dal quale però si vorrebbe fuggire. Invano. Un albergo dove si trova ogni comfort, ma nel quale si viene accolti da voci misteriose che giungono dalle pareti delle camere. Un altro contrasto evidente è quello tra le luci scintillanti dell’albergo e il buio del deserto circostante, ridotto all’ingresso solo dalla luce di una misera candela portata da una donna.

Allegoria sulla bella vita californiana

Sono diverse le interpretazioni sul significato di Hotel California. La più consistente, peraltro confermata dagli stessi autori, sostiene che gli Eagles volessero dipingere allegoricamente (e ironicamente) la bella vita in auge in California, specie nel mondo del rock e dello spettacolo. In quel momento la California era un paradiso di alcool, droghe, sesso e divertimento, ma nel frattempo si era trasformata per tanti in una “strada di non ritorno”. In questo senso l’ironia è anche autoironia, in quanto gli stessi componenti della band furono per lungo tempo vittime del vizio più sfrenato. Non è un caso che si citino le colitas, piante da cui originano sostanze stupefacenti, il lusso sfrenato (ad esso fanno riferimento le citazioni di Tiffany e Mercedes), l’alcool, le danze collettive e le cene con riti (forse) satanici.

Gli eccessi del sogno americano

Gli stessi Eagles, in alcune dichiarazioni successive, hanno aiutato a comprendere meglio il significato della canzone. La California sembra simboleggiare in Hotel California il carattere illusorio del sogno americano. Il lusso e la spensieratezza viene riservata a una piccola élite privilegiata. Soprattutto la ricchezza viene sperperata nelle futilità e negli eccessi. Uno stile di vita che non prevede una via d’uscita (da qui l’epilogo in metafora del brano), ma che sembra destinata a condizionare negativamente e perpetuamente il futuro dell’America. In questo senso va anche un’interpretazione alternativa dell’albergo come di un manicomio, destino al quale gli eccessi e gli abusi porteranno la società consumistica californiana (e americana in senso lato).

Un messaggio satanico?

Quello che invece gli Eagles hanno sempre escluso, forse anche per allontanarsi da argomenti troppo rischiosi, è che Hotel California contenga elementi di satanismo. Eppure in alcuni tratti del brano sono presenti diversi possibili riferimenti al demonio e all’inferno (quest’ultimo peraltro citato nei versi della prima strofa).

Se così fosse, si darebbe una spiegazione chiara ad alcuni elementi chiave del testo: le voci provenienti dai corridoi che attraggono il visitatore e gli provocano incubi notturni, le danze al caldo cocente, eseguite per ricordare e per dimenticare, quel verso (‘Qui noi siamo tutti prigionieri per nostra scelta’) che lascia intendere un destino derivante dai propri comportamenti eccessivi, la cena notturna col tentativo di uccisione della vittima sacrificale. Si erge su tutti poi il riferimento all’albergo come un luogo in cui è facilissimo entrare, ma dal quale è impossibile andarsene. Una prigione eterna. L’inferno, appunto. Si potrebbe anche leggere il vano tentativo di ammazzare la bestia come la volontà di liberarsi dello stesso padrone dell’albergo, ossia il demonio in persona. Questa lettura confermerebbe l’impossibilità di andarsene dalle tenebre eterne.

LA MUSICA E GLI ARRANGIAMENTI

Se le liriche della canzone si configurano come una sorta di “testo perfetto”, condensato di elementi poetici e di mistero con pochi uguali nella musica popolare, la melodia e, soprattutto, gli arrangiamenti contribuisco in modo decisivo a portare Hotel California nel mito del rock. Sopra un giro armonico molto caratterizzante nella strofa e una melodia del tutto accattivante nel ritornello, gli Eagles costruiscono arrangiamenti di una complessità notevole, eppure di una bellezza disarmante. Tutto è speciale, dalla batteria sincopata di Don Henley (che presta alla canzone anche la sua inconfondibile voce acuta e sofferente) all’originalissimo giro di basso di Randy Meisner. Dalla chitarra acustica a 12 corde di Glenn Frey agli arpeggi intrecciati di Don Felder e Joe Walsh con le chitarre elettriche. Sopra questa base si stagliano gli splendidi cori a quattro voci (solo Don Henley non canta) e, soprattutto, uno degli assoli chitarristici più belli ed evocativi della storia del rock. In realtà si tratta di due assoli (il primo di Don Felder, il secondo di Joe Walsh) che poi confluiscono nell’unico celebre assolo arpeggiato a quattro mani. In seguito gli Eagles hanno eseguito di Hotel California anche una storica versione acustica. Una variante che nulla ha tolto alla versione originale e, anzi, le ha donato un ulteriore fascino, oltre a confermare la notevole abilità tecnica degli Eagles sui rispettivi strumenti.

Curiosità – La donna italiana

Sembra che la donna che accoglie i clienti in Hotel California sia esistita veramente e abbia avuto a che fare con gli stessi Eagles. Da alcune vecchie interviste è emerso che questa donna, dai comportamenti sessuali decisamente libertini e solita all’uso di droghe, si facesse chiamare The Cat (La Gatta) e fosse italiana. Nulla si sa di più, ma questo contribuisce a dare un ulteriore alone di mistero e di leggenda a una canzone già molto affascinante.

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Hotel California, Eagles

Scritto da Dario Migliorini

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome
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Gen 28, 2021

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