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I’m On Fire, Bruce Springsteen

Aggiornato il 22 Lug, 2022 | Words and Music |
i'm on fire

I’m On Fire è la sesta traccia dell’album Born in the USA, pubblicato da Bruce Springsteen nel 1984, e il quarto dei sette singoli che vennero lanciati a sostegno del successo commerciale dell’album, raggiungendo come gli altri la Top Ten americana. Tuttavia I’m On Fire ebbe una genesi molto distante dalle sue fortune da brano pop anni ’80. Nel 1982 Springsteen la improvvisò originariamente come brano country-folk, applicando a un arpeggio di chitarra ispiratogli da Johnny Cash alcuni versi che si era appuntato. Dopo essere stata comprensibilmente scartata dalla tracklist di Nebraska, che aveva intrapreso un filone tematico decisamente più cupo, I’m On Fire tornò in auge nelle successive fasi di registrazione di Born In The USA. Nella versione definitiva il brano mantenne una ritmica vagamente country e il caratteristico arpeggio di chitarra, ma si aggiunse un accompagnamento di sintetizzatori che spostò decisamente l’equilibrio della canzone verso una musicalità pop.

AMORE E PASSIONE

I’m On Fire è una delle canzoni più sensuali dell’intera discografia di Bruce Springsteen (leggi la traduzione qui). Non abbiamo i riferimenti esplicitamente erotici della precedente Ramrod (da The River) o della successiva Reno (da Devils & Dust), ma troviamo un uomo carico di passione nei confronti di una donna che vede vicina e, nello stesso tempo, sente inavvicinabile. Il titolo fa riferimento al fuoco su cui arde l’uomo in questo desiderio quasi represso. Nella prima parte, che si compone di due strofe identiche, il protagonista sfida esplicitamente la donna, convinto di poterle trasmettere molta più passione rispetto a quella che riceve dal suo uomo. Il termine daddy potrebbe lasciar trasparire un rapporto promiscuo tra padre e figlia o almeno come una situazione di sudditanza della donna verso il genitore. In realtà, nello slang americano, la parola daddy si usa anche per intendere l’uomo generico, nel caso specifico l’uomo frequentato dalla donna.

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Corsi e ricorsi

Benché non esistano indizi o dichiarazioni che leghino l’ispirazione di una canzone all’altra, è intrigante tracciare un parallelo tra I’m On Fire e Light My Fire dei Doors. Al di là della comune presenza della parola fire nel titolo, in Light My Fire Jim Morrison canta il verso “Girl, we couldn’t get much higher”, mentre Springsteen canta in I’m On Fire il verso “I can take you higher”. Se allora il verso cantato da Morrison fu contestato per un presunto nesso all’utilizzo di droghe (cosa ovviamente da escludere per Springsteen), è invece più probabile che entrambi i versi, pur in epoche diverse e senza l’intenzione di Springsteen di rifarsi alla canzone dei Doors, traghettino forti elementi passionali, fino anche a riferimenti “subdolamente” erotici.

Poesia di appassionata sofferenza

Nella seconda parte di I’m On Fire, mentre la musica vira verso un inciso che poi ricondurrà verso il motivo principale della canzone, il testo acquisisce elementi poetici e inquadra la situazione dell’uomo in assenza della donna, mentre pensa costantemente a lei. Nel giro di pochi versi, che si fanno più sofferenti e più fitti nella metrica, il protagonista si sente come se un coltello stesse incidendo un solco nel suo cranio. Poi, mentre si sveglia in piena notte tra lenzuola fradice, quel dolore assume le sembianze di un treno merci che gli attraversa la testa, impedendogli di ritrovare serenità. Un risvolto di sofferenza che contrasta in apparenza con la risolutezza, quasi l’esuberanza, del protagonista nelle prime strofe.

Un video esplicativo

Il significato della canzone è già piuttosto chiaro, ma alcuni aspetti che Springsteen aveva pensato per questa tormentata storia di passione emersero nella famosa videoclip in cui l’uomo è impersonato dallo stesso Springsteen, che per la prima volta ebbe un’esperienza di recitazione. Nel video si percepisce che la donna, che non appare in volto, vive nei quartieri ricchi, mentre lui fa il meccanico d’auto. Quando lui le riporta l’auto dopo una riparazione, è tentato di suonarle il campanello ma desiste. Anche se probabilmente si tratta solo di una coincidenza, è affascinante pensare che la donna che a suo tempo aveva prima conosciuto il pilota e meccanico di Racing In The Street e poi lasciato lo stesso in Darkness On The Edge Of Town per andare a vivere nei quartieri alti di Fairview sia la stessa che ora è tornata a farsi viva e con lei la passione che un tempo i due avevano nutrito reciprocamente.

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UN MIRACOLO POP

Sul lato musicale, se è vero che I’m On Fire fu una delle canzoni che fecero storcere il naso ai puristi del rock più viscerale e meno infarcito di sintetizzazione, d’altro canto la canzone fu il simbolo della capacità di Springsteen di adattare il sound della E Street Band a un pop più sintetizzato e melodico. Vista sotto quest’ottica, I’m On Fire è un piccolo capolavoro, mediante il quale Bruce riuscì a trasformare un ordinario brano country-folk in un enorme successo pop, che ha contribuito a fare la storia del pop-rock negli anni ’80. Nella sua breve durata di soli due minuti e mezzo, la canzone è riconoscibile non solo per una base ritmica battente, che rimane costantemente sul bordo del rullante, ma soprattutto per un arpeggio di chitarra che farà epoca e rimarrà il marchio di fabbrica della canzone. Un tappeto di tastiere che viaggia sotto le dita sapienti di Roy Bittan accompagna una performance vocale di Springsteen che ha pochi eguali nella sua carriera in termini di passionalità e di profondità. Anche gli ululati al termine della canzone rappresentano un elemento inconfondibile di un brano che rimarrà nelle orecchie di intere generazioni di ascoltatori di musica pop-rock. Un ululato che dal vivo verrà sostituito da versi carichi di lamentosa passione, con i quali Bruce si immergerà totalmente nel personaggio di cui sta raccontando il tormento.

Curiosità

Se è vero che il Johnny Cash era in credito per la forte ispirazione che ebbe su Springsteen per l’idea di I’m On Fire (ma i contatti musicali tra i due furono anche altri), è altrettanto vero che il grande Man in black si riprese il favore, registrando una cover che in qualche modo restituì alla canzone la sua potenziale veste originaria. Una versione country-folk, infatti, venne inclusa in Badlands, una raccolta-tributo all’album Nebraska di Bruce. Ma quello non fu l’unico momento in cui I’m On Fire tornò sugli scudi con versioni alternative di altri interpreti. La canzone, infatti, fu riproposta dalla band Awolnation nel 2015 e fu inserita nella colonna sonora di un film che ha colpito il pubblico e la critica proprio per i suoi contenuti passionali ed erotici: Cinquanta Sfumature di Grigio.

Tira tu le conclusioni…

  • conosci I’m On Fire e l’album Born In The USA di Bruce Springsteen?
  • hai visto il video di I’m On Fire? Cosa pensi della breve e rara prova attoriale di Bruce?
  • la passione e le pene d’amore per un’altra persona. È romanticismo di altri tempi o faranno sempre parte della natura umana?
  • conosci l’indimenticato Johnny Cash, la sua versione di I’m On Fire e le sue tantissime splendide canzoni?

 

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

2 Commenti

  1. ANNA MARIA

    ciao dario, sono contenta di questa magnifica (come sempre!) recensione, mi dà modo di dire una parola definitiva su quello che penso su bruce e il sesso.
    è la prima cosa che mi è saltata agli occhi nel mio affannoso e tardivo percorso nella conoscenza di questo grande che purtroppo nella mia lunga vita mi era sfuggito.
    non pretendo assolutamente che sia la verità, può essere che faccia errori di valutazione, però sono dovuti in gran parte alla mia profonda conoscenza della psicologia degli immigrati italo americani provenienti dal sud, e comunque è uno stimolo alla discussione.
    ho molti parenti in america, non lontano, pensa un pò, dal “nostro” new jersey, pensa te se mi fosse riuscito di trasferirmi là come sognavo, sicuramente bruce non l’avrei ignorato.
    ne sono stata in contatto lungamente, non solo per qualche fuggevole visita.
    cugini e cugine di mio marito sono stati nostri ospiti per parecchio tempo, una in particolare è tornata a vivere qui in italia, e ha vissuto parecchi anni nella famiglia di mia suocera prima che riuscisse a farsi una vita per conto proprio.
    e il primo tratto che salta agli occhi è una spiccata sessuofobia, alimentata anche dal puritanesimo della chiesa cattolica americana.
    quando vedi quei film in cui le ragazze ci pensano mille volte prima di dare il primo bacio, che fanno le ritrose al primo appuntamento pensi subito, mah! americanate. e invece no, è proprio così che si comportano.
    quella famosa cugina è ritornata in italia dopo che suo marito, da poco sposato, è uscito per comprare le sigarette e non è più tornato. amici comuni ci hanno rivelato che l’ha lasciata perchè era “un pezzo di marmo” (testuali parole!)
    avrei altri esempi ma non voglio dilungarmi troppo, ho fretta di parlare di questa canzone.
    alla luce di quello che ho appena detto, mi ha fatto un pò sorridere il tuo accenno al film 50 sfumature di grigio, dove davvero, a dispetto delle aspettative sbandierate quando il film è uscito, di sesso sfrenato ce ne vedo davvero poco, almeno secondo i nostri standard normali.
    e detto questo, ti do una mia personale visione di questa storia, preciso la storia del filmato, non quella della canzone che forse è un pò in contraddizione coi il filmato stesso.
    io ci vedo appunto un ragazzo frenato dai mille condizionamenti religiosi e sociali che non gli permettono di gettarsi a capofitto in una avventura erotica capitata per caso. è affascinato dalla bellezza della ragazza, ma questo non basta a rimuovere i suoi tentennamenti. sì, è vero, si gira e rigira nel letto prima di partire a riconsegnare la macchina, ma non credo che sia passione, è più che altro incertezza, lo faccio? non lo faccio? faccio bene? faccio male? sai chi mi ricorda? il troisi di ricomincio da tre, quando la ragazza lo invita nel suo letto e lui non sa come comportarsi.
    e questo è per il filmato, interpretato magistralmente da uno che faceva tutt’altro e alla sua prima, credo, esperienza.
    per la canzone invece è tutto un altro discorso, c’è tutto quello che hai evidenziato tu, e anche questo è un segno della grandezza di bruce, riuscire a raccontare una stessa storia ma su piani diversi tanto da farne vedere due.
    spero di aver reso bene il concetto.
    e per rispondere all’altra domanda, sì certo, conosco molto bene johnny cash, la musica country folk, come sai, è sempre stata la mia preferita. questa però non la conoscevo. al primo ascolto non mi è piaciuta molto, ma credo sia normale avendo nelle orecchie la versione di bruce. poi l’ho risentita ancora e sì, il mio vecchio johnny l’ho ritrovato.

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    • Dario Migliorini

      Ciao Anna Maria. I tuoi commenti sono sempre interessanti, perché aggiungi significati ed esperienze vissute. Sono sicuramente d’accordo sul discorso del puritanesimo americano, che si incastra in un più ampio “melting pot” di contraddizioni. Che ci siano due storie non necessariamente identiche nel testo della canzone e nel video è un’intrigante possibilità. Si è spesso parlato (lo ha fatto anche lo stesso Bruce) della sua timidezza, del fatto di sentirsi un adolescente emarginato che si è buttato fuori solo con una chitarra e con la musica. Quella timidezza arriva da tante cose, evidentemente. Forse anche dalle tracce di quell’educazione cattolica e puritana. Penso però che per gran parte arrivi dalla genetiva di suo padre, uomo schivo e depresso. Che poi nel personaggio di I’m On Fire ci sia qualcosa di Bruce, non è detto. Ma il fatto di vederlo recitare per la prima volta così intensamente in una videoclip ci dà un grosso indizio.
      Per ciò che riguarda Johnny Cash, il grande vecchio ha sempre apprezzato Bruce. Lo ha ispirato tanto, ma ha anche tratto nuova linfa da lui. E’ bello che a un certo punto si siano trovati. La sua versione di I’m On Fire riporta la canzone a quella che avrebbe dovuto essere se Bruce avesse optato per un album più country folk, ma sappiamo bene che le cose sono andate diversamente.
      Io non amo molto il rock più pulito e sintetizzato degli anni ’80, ma I’m On Fire è così bella che ogni preferenza deve essere accontanata. Un abbraccio

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