Nel corso della sua lunga carriera live Bruce Springsteen ha spesso introdotto le sue canzoni dal vivo con monologhi che a volte spiegavano il senso della canzone che stava per eseguire, ma più spesso raccontavano aneddoti della sua vita. Alcuni di questi – tre in particolare su Growin’ Up, The River e War – compaiono sulla prima e più corposa pubblicazione dal vivo, il Live 1975/85, che riassume i primi dieci anni di carriera live di Springsteen. Il monologo che anticipa l’esecuzione di The River nella performance del 30 settembre 1985 a Los Angeles non ha nulla a che vedere con il significato della canzone, che sappiamo essere ispirata alle vicende giovanili di Virginia, la sorella di Bruce. Quello speech, invece, ricorda i momenti in cui Bruce ha rischiato di essere reclutato dall’esercito americano per andare a combattere la guerra in Vietnam. Springsteen rammenta quanto in quel periodo discutesse con suo padre, anche in merito all’eventuale chiamata militare del ragazzo. Ecco qui di seguito la traduzione di quel monologo.

Il monologo

“Ehi come state là fuori stasera? Bene, va bene. Questo è… Mentre crescevo, io e mio papà discutevamo tutto il tempo su praticamente ogni cosa. Ma… avevo i capelli molto lunghi, ben oltre le mie spalle. Avevo 17 o 18 anni e, amici, lui odiava questa cosa. E quando andavamo su quell’argomento litigavamo così pesantemente che io trascorrevo gran parte del tempo fuori casa. E in estate non era poi così male, perché faceva caldo e i tuoi amici erano fuori. Ma in inverno ricordo che stavo in centro città e faceva così freddo… e quando il vento soffiava c’era questa cabina telefonica e io ero solito rimanere lì dentro e chiamare la mia ragazza per ore ogni volta e parlavo con lei per tutta la notte. Poi alla fine mi decidevo a tornare a casa, e rimanevo là nel vialetto di casa, mentre lui mi aspettava in cucina. Io nascondevo i miei capelli nel colletto ed entravo e lui mi chiamava indietro a sedermi con lui. E la prima cosa che mi chiedeva era cosa pensassi di fare di me stesso. Ma la cosa peggiore è che io non riuscivo mai a spiegarglielo. Ricordo che una volta ho subito un incidente in moto, ero steso sul letto e lui fece arrivare un barbiere e mi fece tagliare i capelli e, amici, ricordo che gli dicevo che lo odiavo e che non l’avrei mai dimenticato. E lui continuava a dirmi: “Ragazzo, non vedo l’ora che l’Esercito ti prenda. Quando ti prenderà, faranno di te un uomo, ti taglieranno via tutti quei capelli e faranno di te un uomo.” E questo avvenne – penso – nel 1968, quando un sacco di ragazzi del vicinato andarono in Vietnam. Ricordo quando il batterista della mia prima band venne a casa mia con l’uniforme da Marine, mi disse che se ne stava andando ma non sapeva dove. E… tanti ragazzi partirono e tanti non tornarono. E tanti di quelli che tornarono non erano più gli stessi. Ricordo il giorno che ricevetti la cartolina militare, lo nascosi ai miei vecchi, e tre giorni prima della visita medica io e i miei amici uscimmo e stemmo fuori tutta la notte. E quando siamo saliti sull’autobus quella mattina per andare là eravamo tutti molto spaventati. Beh, sono andato e mi hanno scartato, sono tornato a casa (non c’è niente da applaudire su questo). Ricordo quando sono tornato a casa dopo i tre giorni, arrivai in cucina e mia madre e mio padre erano seduti lì. Mio padre mi chiese: “Dove sei stato?” Io dissi: “Sono stato a fare la visita militare.” E lui mi chiese: “Cosa è successo?” E io risposi: “Non mi hanno preso.” E lui disse: “Bene così.”

Il paladino dei veterani

In altre occasioni Springsteen ha raccontato, forse in forma un po’ romanzata, come fu scartato alla visita militare. Ricordò infatti che, nonostante fosse fisicamente integro, esagerò le conseguenze fisiche dell’incidente in motocicletta e finse anche di avere delle gravi turbe psichiche. Il paradosso è che quel ragazzo che, anche tramite furbi stratagemmi, era riuscito a farsi esonerare dalla chiamata militare e dalla partecipazione alla guerra in Vietnam, divenne poi un paladino dei veterani tornati da quella guerra e dalle successive in cui l’America ha partecipato. Canzoni come Born In The U.S.A., Shut Out The Light, A Good Man Is Hard To Find (Pittsburgh), Highway Patrolman, Devils & Dust, Gipsy Biker, Last To Die, Devil’s Arcade, The Wall (ma ce ne sono altre…) sono simboli della particolare sensibilità di Bruce verso le vittime e i sopravvissuti delle guerre americane.

Frank e la Coupe DeVille

Frank Joyce, il protagonista del mio romanzo Coupe DeVille, fortemente ispirato alle canzoni di Bruce Springsteen, a differenza di Bruce partecipò alla Guerra in Vietnam, anche se per un breve frangente. Proprio perché fortemente ispirato alle canzoni di Bruce, anche in Coupe DeVille la guerra ha un rilievo importante, soprattutto per l’amicizia che Frank instaurerà con il suo commilitone, l’italo-americano Joe Cardillo. Hai già letto Coupe DeVille? Qui trovi tutte le info (sinossi, recensioni e piattaforma di acquisto).

 

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Dario Migliorini

 

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