I Wanna Marry You, Bruce Springsteen

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Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

I Wanna Marry You è un’intensa ballata che occupa la traccia numero 10 dell’album The River di Bruce Springsteen. Se sul lato musicale, insieme a Hungry Heart e Sherry Darling, è una delle canzoni dell’album che più guarda indietro nel tempo, configurandosi come una ballata melodica in pieno sound anni ’50, sul lato lirico I Wanna Marry You è pienamente in linea con i temi che Springsteen affronta nel doppio disco del 1980. I problemi affrontati da giovani donne e uomini nell’aprirsi alla vita adulta sono sviluppati dal punto di vista di un ragazzo che si innamora di una ragazza madre. I sogni della ragazza sono stati spezzati, ma bisogna continuare a crederci, sembra volerci dire Bruce, rinnovando il messaggio già contenuto in Two Hearts. All’apparenza una canzone di secondo piano, I Wanna Marry You fu scelta da Springsteen come singolo da lanciare sul mercato giapponese (Be True nel lato B).

NIENTE ROSE E NIENTE FIORI

Il sogno di una coppia che si ama è il matrimonio. Lo è ancora oggi, nonostante si faccia sempre ricorso ad altre forme di unione, ma lo era ancor più nei tempi passati, come in quell’inizio di anni ‘80. È il sogno di due giovani innamorati che formano una famiglia. Sono i voli pindarici di un amore che ci si augura eterno dietro a una promessa solenne. Poi arrivano il viaggio di nozze e l’inaugurazione del nuovo nido d’amore nel quale troveranno accoglienza i figli che arriveranno. Ma cosa succede se invece ti innamori di una giovane ragazza rimasta sola con due bambini da crescere, una ragazza alla quale quel sogno è già stato spezzato, una ragazza che deve lavorare duramente per garantire un futuro a se stessa e alle sue piccole creature? Cosa le puoi dire?

Parole di amore e di responsabilità

In quel caso, soprattutto se sei un uomo proveniente dalla working class e conti il denaro che ti è rimasto per sbarcare il lunario, tutto diventa più difficile. È difficile vendere sogni e promettere felicità e benessere. Ma Springsteen ci viene in soccorso, perché ci è sufficiente leggere i versi di I Wanna Marry You per trovare le parole migliori, che mettano sulla bilancia le speranze verso il futuro e le responsabilità del presente. Solo in questo modo una ragazza così giovane ma così provata dalla durezza dell’esistenza può ritrovare l’energia e lo stimolo per ripartire e credere ancora in un avvenire.

Dai sogni vani ai sogni concreti

C’è un collegamento molto forte tra I Wanna Marry You e altre canzoni di The River: la title track, The Price You Pay e Two Hearts su tutte. Nella canzone The River abbiamo ancora una coppia giovane che ha bruciato le tappe. Nasce un bambino, mentre il matrimonio diventa una pura necessità, senza fiori e invitati. Arriva la crisi economica e il sogno diventa una bugia (“Un sogno che si avvera è una bugia o forse qualcosa di peggiore”). In The Price You Pay ritroviamo una ragazza sola, già madre, che cammina sulla spiaggia chiedendosi quale possa essere il modo di fuggire da un prezzo da pagare per gli errori compiuti. Anche qui troviamo un ragazzo che la invita a ricominciare a correre (“Quindi lasciamo ricominciare il gioco, faresti meglio a correre, piccolo cuore selvaggio”). In Two Hearts l’invito del giovane uomo alla ragazza disillusa è quello di abbandonare i sogni infantili per tornare a sognare qualcosa di più concreto e solido (“Qualche giorno i tuoi sogni infantili dovranno finire, per diventare un uomo – o una donna – e crescere per sognare ancora”). I Wanna Marry You chiude questo cerchio, perché in essa troviamo un giovane che compie il passo decisivo: chiede alla ragazza madre di sposarlo.

Tre atti in tre strofe

Nella prima strofa di I Wanna Marry You Springsteen descrive la situazione della ragazza: ci sono due bambini da crescere e una ragazza che cammina per strada senza più sapere a cosa credere. Nella seconda strofa il ragazzo le parla delle responsabilità e dei rischi di una vita di coppia, tentando di sostituire la durezza della situazione con un incoraggiamento e un briciolo di prospettiva. L’uomo prima sospende la parte onirica del matrimonio (“Ora, piccola, io non voglio tarparti le ali…”), parlandole di una casa, di una famiglia e di responsabilità. Poi però torna a darle il senso del sogno, elemento di speranza e di avvenire: “Dirti che farò avverare tutti i tuoi sogni sarebbe sbagliato, ma forse, cara, potrò aiutarli nel percorso”. L’inciso contiene un passaggio sul padre, che a causa della durezza della vita perde quel lato onirico dell’amore e sul letto di morte lo definisce una bugia.

La forza prorompente dell’amore

Nell’ultima strofa, però, l’uomo dimostra di volersi affrancare dalla visione negativa di suo padre e, infine, si dichiara. Lo fa con parole di pura poesia: “C’è qualcosa di allegro e qualcosa di triste nel desiderare qualcuno così fortemente. Io porto il mio amore senza vergogna, sarei orgoglioso se tu volessi portare il mio nome.” Quando ci si innamora così prepotentemente, c’è qualcosa di bello – la passione, la voglia di stare insieme, lo stimolo a fare il bene dell’altra persona – e qualcosa di triste – la paura di perdersi, la gelosia, il timore dell’infedeltà, il distacco forzato. Ma tutto si supera con l’amore e la tenacia. Nella proposta di matrimonio Springsteen utilizza il verbo to wear che letteralmente significa indossare, a intendere che l’orgoglio che l’uomo prova è qualcosa che si sente sulla pelle, qualcosa che lo scalda, qualcosa che ha sempre addosso. Con la stessa intensità lui chiede a lei di indossare il suo cognome.

BACK TO THE FIFTIES

I Wanna Marry You è una dolce ballata rock a ritmo lento con sonorità che riportano agli anni ’50. In Springsteen c’è probabilmente l’intenzione di abbinare un testo così romanticamente intenso, pur nelle difficoltà del presente, con un genere melodico che nei due decenni del dopoguerra aveva accompagnato il mondo verso una grande rinascita. Era con melodie e armonie come queste che nei gloriosi Fifties la gente era tornata a sognare la vita e, con essa, anche l’amore. Sopra una ritmica soffice di chitarra acustica, basso e batteria, si stagliano il più classico degli intrecci tra il pianoforte di Roy Bittan e l’organo di Danny Federici che, nell’occasione, adotta un suono da cerimonia. A dare ulteriore solennità alla più romantica delle proposte arrivano poi un tappeto di voci a formare un coro d’altri tempi e, in chiusura, un assolo di sax di Clarence Clemons a cui nessuno, nemmeno la triste e sconsolata ragazza della canzone, potrà mai dire di no.

Curiosità

I Wanna Marry You rientra in quel gruppo di canzoni che hanno fortemente beneficiato del revival dei suoi album più vecchi che Springsteen ha voluto proporre nei tour più recenti. Si conta infatti che il brano è stato proposto dal vivo 58 volte nel nuovo millennio, per lo più nel The River Tour del 2016 che ha seguito la pubblicazione del cofanetto celebrativo The Ties That Bind. Sorprende che questo numero di proposizioni dal vivo sia molto più alto di quello che riguardò il The River Tour originario (1980-1981), in cui I Wanna Marry You fu suonata solo 33 volte.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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