Ci sono persone che, a modo loro, migliorano la tua vita. Lo fanno, forse, senza nemmeno saperlo. Lo fanno a distanza, senza nemmeno conoscerti. E lo fanno senza risparmiarsi, come una missione. Il mio ricordo di Massimo Cotto parte da qui. Massimo ha rappresentato una svolta nella mia vita, quantomeno nella mia crescita culturale e musicale. Quindi sì, nella mia vita. Perché cultura e musica ne sono pilastri fondamentali, come gli affetti e l’aria che respiro. A Massimo, alla sua cultura musicale, alla sua meticolosità devo l’approccio che ancora oggi imposto nell’ascolto della musica, in particolare di quella di Bruce Springsteen. Significati, poesia, letteratura, oltre alla musica, ovviamente.
Massimo Cotto e il ragazzino di tanti anni fa
Ricordo quando a metà degli anni ’80, ancora ragazzino, approcciai al rock grazie all’ascolto di Born in the U.S.A. di Springsteen. Un giro di boa della mia vita. Oggi, a distanza di 40 anni, ascolto ancora Bruce, vado ai suoi concerti e scrivo di lui. Addirittura mi sono lasciato ispirare dalla sua musica per il mio primo romanzo. Quando in quegli anni recuperai tutti gli album precedenti di Springsteen, ne fui così attratto che cercai qualcosa che mi aiutasse a conoscerlo. A capire chi era, da dove veniva, soprattutto cosa diceva nelle sue canzoni. Non c’erano internet e i traduttori automatici e i miei tentativi di tradurre in autonomia quei testi avevano fatto per lo più cilecca. Cercai qualche pubblicazione e trovai lui, Massimo Cotto.
Le traduzioni del giovanissimo Massimo Cotto
Ai tempi Arcana Editrice aveva inaugurato una collana sui testi dei grandi autori rock e nel 1986 aveva pubblicato il libro dedicato a Bruce Springsteen. Le traduzioni erano curate da un ragazzo di soli 24 anni che già mostrava passione e profondità culturale per il rock. Fu la prima volta che lessi quel nome, Massimo Cotto, e pensai che un giorno mi sarebbe piaciuto conoscerlo. Avevo ben chiaro che la lettura delle sue traduzioni e delle sue poche pagine di introduzione avrebbero avuto un impatto immenso sulla mia vita.

Piacere, Massimo Cotto!
Passarono gli anni e Massimo continuò a essere un nome che sentivo spesso citare. I suoi scritti, le esperienze radiofoniche, gli special e le dirette su Bruce in radio in occasione dei suoi concerti in Italia. Poi, un bel giorno di tre anni fa, l’amico Alberto Lanfranchi mi chiamò e mi chiese di presentare il contest Cover Me, organizzato da Noi & Springsteen e dedicato alle canzoni di Bruce. Il giorno del contest, poco prima di andare sul palco, Alberto mi disse: “Guarda che ci sarà anche Massimo Cotto, non vuole salire sul palco, ma starà in prima fila con un microfono in mano. Tu presenta le canzoni e, quando vuoi, passagli la parola.” Io trasecolai. Massimo Cotto??? Quel Massimo Cotto??? Emozioni e timori mi fecero tremare le gambe. Massimo arrivò pochi minuti prima dell’evento. Alberto me lo presentò e lui, senza nemmeno conoscermi, mi disse di essere spontaneo e di non preoccuparmi. Fu un successone, Massimo mi aiutò a commentare le canzoni con la sua maestria oratoria. Ebbe un grande rispetto del mio ruolo, non si sovrappose mai alla mia voce, non fece mai, nemmeno per un attimo, la primadonna. E alla fine mi regalò uno dei momenti più belli della mia vita. Si alzò in piedi e mi elogiò per come avevo condotto l’evento. Soprattutto, per come avevo commentato le canzoni di Bruce. Chiese un applauso per me. Non dimenticherò mai quel momento. Avevo appena pubblicato il mio “romanzo springsteeniano” e stavo iniziando a scrivere analisi e recensioni delle canzoni di Bruce. Quella gratificazione fu anche la linfa vitale per continuare in quella nuova grande avventura che è Words & Music.
L’ars oratoria e la scrittura di Massimo Cotto
Da quel momento le occasioni di incontro con Massimo si sono moltiplicate. Sentirlo parlare in pubblico era un’esperienza unica. Un mix di leggerezza e profondità, di ironia e di valori condivisi. La sua ars oratoria aveva davvero pochi eguali. E il suo stile di scrittura era l’esatto specchio del suo modo di parlare… e di vivere. Il sorriso, la grinta, la voglia di sperimentare, la grande ironia, perfino la provocazione. Delle tante cose che ha scritto, mi piace ricordare le due più recenti. Nell’ambito dei Glory Days in Rimini, anno 2022, partecipai alla presentazione del suo romanzo “Il Re della Memoria”. A latere della presentazione, mi confidò che quel romanzo era nel cassetto da vent’anni e che non era per niente convinto della scelta di pubblicarlo. Temeva che la critica lo massacrasse e scrivesse che era meglio che continuasse a scrivere solo di musica. Lessi il libro: un bel noir, scritto con la brillantezza che gli era propria e che lo aveva portato a essere anche autore teatrale. Quella stessa sera ci rivedemmo alla grande serata rock nella splendida cornice del Castel Sismondo. Mi disse un’altra cosa che non dimenticherò mai: “Proponimi qualcosa da scrivere insieme!” Furono ancora emozioni alle stelle. Oggi tra le stelle c’è solo tanta tristezza, anche perché quella collaborazione rimarrà solo un sogno.

Il testamento rock di Massimo Cotto
L’ultima volta che ho visto Massimo risale a pochi mesi fa. Ad aprile, nell’ambito della Cover Me Night al Druso di Bergamo, lui presentava la sua ultima fatica, “Il Rock di Padre in Figli“. Una nuova meraviglia, che oggi diventa un suo vero e proprio testamento rock. Nel libro, parlando al figlio Francesco, Massimo scrive della musica e della vita. Racconta al figlio perché il rock esiste e perché è così diverso dalla musica di oggi. Descrive il rock con le sue infinite evoluzioni e le sue splendide imperfezioni. E parla anche un po’ di se stesso, della sua famiglia. Quando l’ho letto mi è sembrato di entrare in quella casa, di essere a quel tavolo dove un padre e un figlio parlano del rock e della vita. Mi piace pensare che, grazie a questo libro, Massimo rimanga seduto a quel tavolo, con Chiara e con Francesco. E con tutti noi.


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Gran Bel commento in ricordo di Massimo.
Anch’ io l’ ho conosciuto in quell’occasione, al Cover Me, e rimasi impresso, proprio per la grande attenzione ed ammirazione, con cui ascoltava i tuoi commenti sui Brani di Bruce e ricordo benissimo quando ti elogio’ pubblicamente, lui Giornalista, Critico, Conduttore, Autore già affermato da anni, verso l illustre sconosciuto Dario Migliorini. È stato un gran bel gesto a dimostrazione della sua modestia e soprattutto della sua nobiltà d’ animo.
Caro Beppe, che momento quello, eh? Ricordo che l’hai vissuto con me. Abbiamo già un po’ di cose da raccontare in soli tre anni. Tra cui anche di aver conosciuto questo grandissimo commentatore di musica. Un abbraccio e a presto. Dario
Bravo Dario, un bel ricordo di una splendida persona che ci mancherà tanto.
Difficile pensare di non godere più della sua saggezza e della sua ironia. Abbiamo ancora bisogno di lui.
Massimo, grazie. Davvero ne sentiremo la mancanza. Molti pensano che la musica valga per le emozioni che ti genera e che non serva qualcuno che ti aiuta a viverla con più conoscenza e consapevolezza. Io penso che gente come massimo ci aiutasse a capire qualcosa che stava più in profondità.
Grazie per il bel ricordo di Massimo Cotto….se n’e’ andato troppo presto! Avremmo ancora bisogno di lui…io lo ascoltavo nelle notti di radiorai quando la sua voce e la musica ti aiutavano a non sentirti sola…e ho sempre seguito i suoi interventi appassionati sul rock e Bruce che tanto amiamo! Riusciva a far affiorare le ragioni delle nostre passioni….che in realta’ il rock e in particolare Bruce parlava delle nostre vite….che andiamo a sentire lui per vedere come stiamo noi, a che punto siamo…un grande Massimo! Quanto ci manchi!
Ciao Roxi, hai proprio ragione in tutti. Stavo coltivando una bella amicizia, fatta di reciproca stima e di tanta voglia di esprimere le proprie idee ed emozioni. Anch’io l’ho letto e ascoltato tanto. Non so cos’abbia imparato, però almeno ci provo. Grazie. Continua a seguirmi. Un abbraccio. Dario