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Jungleland, Bruce Springsteen

Aggiornato il 27 Lug, 2022 | Words and Music |
Jungleland

Jungleland è l’ottava e ultima traccia del leggendario album Born To Run di Bruce Springsteen (1975). Fermi restando i sacrosanti gusti personali di ognuno, Jungleland è probabilmente, in termini tecnico-musicali, la canzone di maggiore valore dell’intera produzione springsteeniana. Questo capolavoro di musica e letteratura, che si distingue anche per essere una delle canzoni più lunghe della discografia di Springsteen, è tecnicamente una suite, ossia una canzone che comprende al suo interno diverse parti, con differenti cambi di ritmo e differenti temi musicali che si inseguono in un tourbillon di emozioni. Ha fatto la storia della musica, in particolare, il lungo assolo di sassofono di Clarence Clemons. Jungleland traghetta un testo che sembra un film a più tempi, anche se la trama si svolge in una sola notte, con la vicenda di un nuovo sfortunato eroe dei vicoli, Magic Rat, all’interno di una nottata epica sulle strade del New Jersey.

NUOVI EROI SPRINGSTEENIANI

Jungleland (leggi la traduzione qui) racconta una vicenda da bassifondi con una disperata storia d’amore che si risolve in quella che viene comunemente tradotta giungla d’asfalto. La canzone è quindi il completamento di un gruppo di quattro canzoni, peraltro tutte caratterizzate da una notevole lunghezza, che cantano dell’amore angoscioso e romantico di figure ormai mitologiche che emergono dai tombini fumanti dei vicoli. Alle vicende di Catlong and Kitty in Kitty’s Back, di Spanish Johnny e Puertorican Jane in Incident On 57th Street e di Billy and Diamond Jackie in New York City Serenade si aggiunge ora la disperata storia di Magic Rat (letteralmente Ratto Magico) e di una ragazza a piedi scalzi senza nome. Tuttavia, mentre le prime tre storie sono ambientate nella New York delle strade secondarie, la vicenda di Jungleland, pur partendo da Harlem (New York), si sposta poi nel New Jersey, più precisamente tra Asbury Park e il New Jersey Turnpike.

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La giungla d’asfalto

Nella prima parte della canzone l’io narrante, non solo osservatore ma anche soggetto attivo nella babele notturna (“mentre prendiamo il nostro posto nella giungla d’asfalto”), presenta la scena. Mentre Magic Rat e la ragazza scalza si nascondono per cullare il loro sogno d’amore, inseguiti dalla polizia, diversi altri personaggi danno vita alla grande opera notturna, nella quale chi osa è pronto a pagare i suoi debiti con il destino e con la giustizia. Springsteen ci fa vedere la scena, come in pochi sanno fare. La città, con i suoi viali e le sue strade secondarie, sembra un brulicare di ragazzi in cerca di un loro posto nella notte. Nei vicoli bui i ragazzi stringono contatti proibiti che rimangono fuori dalla portata della polizia, che si aggira in quella giungla a sirene spiegate nel tentativo di fermare battaglie tra gang e traffici illeciti.

La musica al centro

In questo contesto è davvero interessante come Springsteen inserisca la musica, quasi a volerle dare un valore universale che si contrappone alla violenza o, addirittura, la sostituisce. C’è tanta musica in Jungleland. Non solo perché nei vicoli della cittadina (che sia Asbury Park lo si capisce dal riferimento all’enorme cartello della Exxon) le ragazze ballano all’impazzata sulla musica suonata dai DJ, ma soprattutto perché le strade risuonano di rock’n’roll. Springsteen trasforma le gang in band, mentre i ragazzi fanno luccicare le chitarre come coltelli a serramanico e si spingono per gli amplificatori. La battaglia quindi non viene combattuta (o almeno non solo) con i coltelli e con il sangue, ma a colpi di assoli di chitarra e nella corsa ad accaparrarsi gli amplificatori (ossia un ruolo sul palco). A fare rock’n’roll sono gli affamati (lo stesso squattrinato Springsteen di allora) e i ricercati (come, ad esempio, era spesso ai tempi Danny Federici).

Rat paga il prezzo più alto

In una notte popolata da pazzi visionari alla moda e da amanti disperati, ad un certo punto Magic Rat ha la peggio. Nella dolce e triste parte che segue il lungo assolo di sassofono ritroviamo il protagonista e la ragazza scalza (“sotto la città due cuori battono”). Le avances di lui vengono prima rifiutate dalla ragazza, ma alla fine si arrende. Poi però si odono degli spari che echeggiano nella notte, c’è un’ambulanza che porta via il ragazzo, mentre la ragazza spegne le luci della camera da letto. Ancora abilissimo sceneggiatore e regista, Springsteen non ci dice chi ha ucciso Magic Rat. Potrebbe essere stata la polizia, così come una gang avversa. Potrebbe essere stata, anche se è improbabile, la stessa ragazza. Bruce ci dice solo che sono stati gli stessi sogni di Rat a buttarlo a terra, dando terreno fertile alla nostra fantasia per un’interpretazione plausibile.

Anche Springsteen è in scena

In questa nottata di musica e sangue (“tra ciò che è carne e ciò che è fantasia”), mentre il dramma di Magic Rat si compie, la città viene messa a ferro e fuoco in un valzer della morte, canta Springsteen. I protagonisti pagano con il sangue l’inseguimento dei loro sogni, mentre altri rimangono inermi spettatori. Springsteen ci parla di poeti che non scrivono nulla e lasciano che tutto si compia, salvo rimanere anch’essi feriti mentre cercano di avere un loro ruolo. In questo modo Bruce ci apre un altro dilemma: chi sono questi poeti? La mia personale lettura è che si tratti di coloro che in diverse forme canteranno o scriveranno di questi avvenimenti. Tra di essi potrebbe esserci lo stesso Springsteen, che prende parte alla notte nella giungla d’asfalto e, nel cantare delle tragiche gesta di Magic Rat e di altri eroi notturni, ne rimane ferito, almeno nell’animo.

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IL CAPOLAVORO

Sul lato musicale Jungleland si divide in almeno cinque parti che accompagnano con grande rispondenza il significato e i tempi narrativi della storia. La prima parte è una intro musicale di pianoforte (Roy Bittan) e violino (Suki Lahav), che illude come la quiete prima della tempesta. La seconda parte svolge il tema principale: dapprima è tutto basato sulle dita veloci di Bittan, poi, dalla terza strofa subentra tutta la E Street Band. Questa lunga parte centrale si conclude con l’inciso dopo l’assolo di chitarra, che abbandona il tema musicale principale. Poi, inatteso quanto stupendo, arriva il lungo assolo di sassofono di Clarence Clemons. Pur essendo una parte solo musicale, è così bello ed estatico da rendere senza parole quel romanticismo ardente ma infelice che attanaglia i due protagonisti nella loro battaglia amorosa. Arriva poi una quarta parte che, pur mantenendo il giro armonico dell’assolo, torna a basarsi su pianoforte e organo e ci descrive mestamente l’epilogo della storia (e della vita) di Magic Rat. La quinta e ultima parte è rappresentata dal gran finale: mentre ognuno fa i conti con le conseguenze delle proprie azioni, la E Street Band compie una sorta di miracolo musicale. Un’uscita di scena drammatica e in crescendo nella quale la band, in primis l’incredibile performance di Roy Bittan al pianoforte, accompagna gli urli strazianti di Springsteen che chiudono la canzone.

Curiosità

Nonostante si tratti di uno dei momenti più alti della sua carriera, Springsteen ha dato a Jungleland molto meno spazio di quello che avrebbe meritato. La canzone sparì per lungo tempo dalle setlist dei concerti, a partire dal 1984, e fu esclusa dalla track list di 40 canzoni che composero il cofanetto Live 1975/1985. Il disappunto che generò questa scelta tra fans e critici fu seguito anni dopo da quello che espressero in tanti (tra cui Clarence Clemons) per l’esclusione di Jungleland dal Greatest Hits (1995). Per fortuna la canzone ritrovò spazio dal Reunion Tour in poi e venne pubblicata in una memorabile versione nel disco Live In New York City (2001), registrata al Madison Square Garden. Questa versione solenne, più lenta dell’originale, valorizza ulteriormente la performance della band, in particolare di Roy Bittan al pianoforte, di Clarence Clemons al sassofono e dello stesso Springsteen alla voce.

Tira tu le conclusioni:

  • Conosci Jungleland di Bruce Springsteen?
  • Cosa pensi di questa canzone e, più in generale, delle cosiddette suite rock, ossia canzoni di lunga durata con diverse parti musicali (a replicare le suite nella musica classica e nel jazz)?
  • L’assolo di Clarence Clemons: per alcuni uno dei più belli di tutti i tempi. Qual è la tua opinione?
  • La scrittura cinematografica di Springsteen. Leggendo il testo di Jungleland Bruce Springsteen sembra avvicinare la sua narrativa a quella dei celebri film di Martin Scorsese o altri registi degli anni ’70 sulla vita suburbana delle gang. Un tuo commento?

 

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

6 Commenti

  1. Elisa

    Bravo Dario, una recensione da brividi. Questa ” sinfonia” springsteeniana commuove e coinvolge, la musica descrive le atmosfere cangianti quanto lo fanno le parole…

    Rispondi
    • Dario Migliorini

      Cara Elisa, quando le recensioni hanno dentro qualcosa di più, il primo a capirlo sono io, sai?. Jungleland è troppo grande per non tirarti fuori il meglio. Una storia meravigliosa quanto commovente, un’incredibile capacità compositiva di Bruce, che poi arrangia la musica con la band in modo divino, dandole una dinamica e un’anima pazzesca. E poi c’è anche virtuosismo strumentale. La parte di piano non si può descrivere, per come è stata ideata e per come è stata eseguita. E quell’assolo di sax…

      Rispondi
  2. Paolo

    Complimenti per il commento, memorabile quanto la canzone.

    Il potere evocativo di Jungleland ha pochi eguali, specie se si conosce ed apprezza Springsteen.

    Anche capendo poco del testo o del significato, come è stato per me per anni, se non ci vedi dentro un film con la sua colonna sonora, significa che sei arido 😂.

    L’assolo di sax è il migliore in assoluto. Se già abitualmente nella musica di Springsteen, il Sassofono di Clemons é parte integrante e non semplice “contorno”, qui addirittura assurge a momento topico di una canzone epica.

    Jungleland nalla mia personale top 10 nella storia della musica

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    • Dario Migliorini

      Grazie Paolo. QUando una canzone ti scorre nelle vene, ne parli e ne scrivi come se l’avessi composta tu. Inutile dire che sono d’accordo su tutto. Sicuramente tra le prime tre di Bruce, anche in termini affettivi, e sicuramente tra le top della storia della musica, anche paradossalmente una parte del mondo rock la ignora, sempre alla ricerca del migliore assolo di chitarra o di temi/personaggi dannati e trasgressivi. Il rock come trasgressione è morto da tempo, il rock dei valori è vivo e vegeto, grazie a gente come Bruce. Lunga vita…

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  3. Daniela

    Ciao Dario, ogni promessa è debito!Come al solito le tue recensioni appassionate riescono ad incuriosirmi e sono andata ad ascoltarmi Jungleland.
    Che bel pezzo! Sai che non sono una fan del Boss, ma più lo conosco più vi capisco.
    Il testo è stupendo, ascoltando ad occhi chiusi (come è giusto fare con una cosa nuova che si deve “sentire” oltre ad ascoltare) le immagini suggerite hanno creato un film tra i più belli che mi sia capitato di immaginare.
    Gli assoli sono come dei portali, ti trasportano all’interno della narrazione e ti ci puoi perdere!
    In questo caso l’assolo di sax e qualcosa di incredibile.
    La prima volta mi ha sorpreso per la sua dolcezza, la tecnica, la forza. Poi riascoltandolo mi ha “risorpreso” strappandomi letteralmente le lacrime e qui non so dire perché so solo che ha toccato qualcosa dentro.
    L’attacco della voce alla fine dell’assolo è delicatissimo, nonostante la sua ruvidità, cosa che incarna lo spirito di un’umanità sospesa tra violenza, miseria, sogni e sentimenti dolci e profondi.
    La narrazione potrebbe essere di un bellissimo film di Scorsese, sicuramente, ma l’idea del duello tra chitarre, la lotta tra gli ultimi per arrivare al palco così come “la stanza chiusa a chiave da un soffice rifiuto” (quanto è bella questa frase!) mi fanno pensare a qualcosa di più onirico, meno ancorato alla materialità dell’asfalto e più radicato nell’evanescenza della musica.
    Grazie di aver recensito questo pezzo così particolare, scoprirlo è stato davvero un bel viaggio, ne aspetto altri!

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    • Dario Migliorini

      Daniela, il tuo è un commento bellissimo, di quelli da tenersi stretti e da condividere. Soprattutto perché parti da una posizione diversa da tanti di noi. Una posizione più distaccata e, inevitabilmente, più obiettiva. A maggior ragione è bellissimo osservare quanto Jungleland ti abbia conquistato. E quanto ti abbia ispirato in questo commento meraviglioso. Jungleland è a tutti gli effetti un’opera, un melodramma in musica. Ho tentato di far emergere quanto Bruce sia stato grande nel far accompagnare la storia con parti musicali e con un’interpretazione vocale perfettamente in sincronia. Chi fa musica sa che l’aspetto compositivo è il punto essenziale. Costruire dal nulla una canzone non significa solo costruirci un testo (in questo caso davvero straordinario) e abbinarci un’armonia. Significa anche costruire le partiture di ogni strumento e, cosa ancora più complessa, mettere tutto insieme in modo che esca quel suono, quell’emozione che cercavi. Questo vale per qualsiasi canzone, anche quelle più ordinarie. Puoi immaginare a che livello alto assoluto sia arrivato Bruce in questo lavoro per Jungleland.

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