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Kitty’s Back, Bruce Springsteen

Aggiornato il 21 Gen, 2021 | Words and Music |
kitty's back

Ascolta Kitty’s Back e pensa alla E Street Band: un gruppo di musicisti nato sulla strada, quasi sulla spiaggia. Una band che, nella linea tracciata dal suo leader, non ha basato la propria proposta musicale sul virtuosismo strumentale, nonostante la presenza di ottimi musicisti, tra cui lo stesso Bruce Springsteen. Un collettivo certamente entrato nel mito del rock, ma nella veste di un piccolo esercito di soldati scelti, pronti a rispondere “agli ordini!” al loro indiscusso capitano. Eppure ci sono canzoni, come Kitty’s back ma anche altre nei primi tre album, che testimoniano quanto la E Street Band abbia lo spessore della rock band di altissimo livello. In The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle, in particolare, Bruce Springsteen sembra riuscire a conciliare l’esigenza cantautorale con quella strumentale. In alcune canzoni lascia evidentemente le briglia sciolte alla sua band, che strumentalmente tira fuori il meglio. Kitty’s Back ne è forse l’esempio più lampante.

EROINE DEI BASSIFONDI

Kitty’s Back (leggi la traduzione qui) è un soul rock con base ritmica swing con spunti jazz, che tanto richiama gli ambienti newyorchesi dei due decenni precedenti, gli anni ’50 e ’60. Di conseguenza non può che raccontare una storia d’amore suburbana, interrotta dall’infedeltà di due donne, la Kitty del titolo e Sally, eroine di strada in cerca di un’occasione, e lasciata sospesa dall’inconcludenza di Catlong e Jack Knife, uomini romantici ma irrimediabilmente attratti dal richiamo dei vicoli. La storia si svolge intorno al Greenwich Village e alla mitica Bleecker Street. Catlong, il protagonista, ha perso Kitty, che se n’è andata per mettersi con un pezzo grosso della malavita. Anche Sally se n’è andata e Jack Knife piange il suo abbandono.

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Il tradimento e il ritorno

Catlong e Jack Knife: uomini da bassifondi, il cui romanticismo, frammisto a speranza, non consente loro di sganciarsi dal dolore. “Oh, cosa posso fare?” si chiede più volte il disperato protagonista nella sua solitudine. È la stessa domanda che si pone quando, un giorno, Kitty ricompare nel quartiere. Anche a lei è andata male e ora torna nei vicoli della New York bassa (il Greenwich Village ancora oggi è una città nella città, senza grattacieli ma con le tipiche case a schiera con i mattoni rossi). Lui potrebbe facilmente riprenderla con sé, perché lei è dolce e triste e ha bisogno di ripartire. Ma ora Catlong conosce la sua infedeltà e prova sfiducia. Infatti “si siede in disparte e sospira” e ancora una volta si chiede “oh, cosa posso fare?”

I bassifondi newyorchesi dei grandi registi italo-americani

La tenera storia di amori e tradimenti traghettata da Kitty’s Back si incastra in un ambiente di malavita da quattro soldi, tipica dei vicoli metropolitani degli anni ’70, quando New York era una delle città più pericolose al mondo. Significativo il monito che arriva a Catlong da un damerino della malavita: “Faresti meglio a imparare a muoverti in fretta quando sei giovane o non sei da molto da queste parti.” Springsteen è molto abile nel lavorare sui contrasti delle immagini. Sembra di vedere la scena di un film di Scorsese, quando Catlong, appoggiato sui bidoni della spazzatura, viene avvicinato dal giovane damerino. Il contrasto tra un topo di fogna come Catlong e il damerino che si è fatto strada. Quello tra il buio dei vicoli, nei quali Catlong vive tra i rifiuti, e le luci alte della città, che rendono luccicante l’abito bianco del malavitoso. Quello tra il romanticismo sofferente di Catlong e la crudezza dell’ambiente che lo circonda, compresa la “fredda verità” che porta Kitty lontano dal suo amore per una mera questione di interesse.

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SOUL, ROCK E SWING IN UN’ORGIA MUSICALE

Kitty’s Back è una canzone soul rock con richiami jazz e una base ritmica swing, condotta egregiamente da Vini Lopez e da Garry Tallent. Il primo è una furia ritmica tra rullate e stacchi. Il secondo in questo pezzo (così come in Incident On 57th Street e Rosalita) mette a frutto la libertà espressiva che Springsteen gli concede e segna quello che indubbiamente è il miglior album sul versante delle basse frequenze. Quello che è più sorprendente è che Springsteen scrive la canzone nei primi anni Settanta e, insieme alla band, la arrangia ed esegue quando i componenti della E Street Band, con l’esclusione di Clarence Clemons, superano da poco i vent’anni. Kitty’s Back è una delle più brillanti prove di eccellenza musicale dell’intera discografia springsteeniana. A cominciare dall’intro musicale, uno splendido assolo di chitarra, romantico nella sua tagliente sofferenza. Sia nell’intro, sia nel resto della canzone funge da grande collante una sezione fiati da urlo, che si accompagna al grande lavoro di Clarence Clemons al sax. Big Man chiude il pezzo con un assolo che lascia senza fiato (stato che tocca noi, ma non lui, data la sua capacità polmonare). Poi ci sono Danny Federici e David Sancious, entrambi all’organo. Al primo il compito di impreziosire la trama col suo lavoro sopraffino. Al secondo il compito di stendere l’ascoltatore con un assolo pazzesco nel mezzo della canzone. Un pezzo di bravura che lascia a bocca aperta. Se dopo un assolo del genere gli appassionati di Springsteen non hanno rimpianto un musicista di quella levatura è solo perché è stato sostituito da Roy Bittan, un altro mago dei tasti neri e avorio. Come nella migliore tradizione jazz, nelle versioni live Bruce lascerà piena libertà ai suoi musicisti di esprimersi. Ognuno dei solisti potrà sbizzarrirsi in improvvisati assoli che porteranno il brano a durate di anche 15/20 minuti di pura orgia musicale.

Curiosità

La scelta del titolo è davvero curiosa. Lo stesso Springsteen ha raccontato in un concerto che prese ispirazione da una locandina appesa fuori da un locale di streaptease, che annunciava il ritorno in città di una famosa spogliarellista. In secondo luogo tra le influenze del giovane Springsteen, nonostante i due non abbiano mai avuto occasioni di contatto o collaborazione, c’è indubbiamente Van Morrison, che qualche anno prima aveva prima aveva pubblicato la sua celeberrima Moondance. I due pezzi appartengono allo stello filone, ma mentre quello di Van The Man sembra più onirico e cantautorale, quello di Springsteen è più improntato sulla prova di insieme della band. Il rocker del New Jersey sembra voler dichiarare al mondo di essere a capo di una band destinata al firmamento del rock. E così sarà.

Tira tu le conclusioni…

  • Cosa pensi di Kitty’s Back? Pensi come me che sia una delle più grandi prove musicali della E Street Band?
  • Se l’hai visto, pensa alla storia di Noodles in C’era Una Volta In America di Sergio Leone. Anche in quel glorioso film i giovani sono richiamati dal profumo della strada e perdono l’amore. Non trovi analogie?
  • Al di là della somiglianza come genere, non noti una forte ispirazione di Kitty’s Back da Moondance di Van Morrison?
  • Che considerazione hai in generale dell’album The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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