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Loose Ends, Bruce Springsteen

Aggiornato il 3 Dic, 2021 | Words and Music |
Loose-Ends

Loose Ends fu incisa nel luglio del 1979. In quel periodo Bruce Springsteen, terminato l’acclamato tour che aveva accompagnato l’uscita dell’album Darkness On The Edge Of Town, stava lavorando sul nuovo materiale per un album che, nell’intento originario, avrebbe dovuto chiamarsi The Ties That Bind (la scelta cadrà su The River solo mesi più tardi). Springsteen godeva di un momento creativo eccezionale e aveva scritto decine di canzoni, al punto che il musicista con il suo management optò per un doppio album, avendo a disposizione circa 50 brani tra cui scegliere. Una di queste era proprio Loose Ends, una vibrante ballata rock mid-tempo dai temi molto crudi, incentrati sui problemi che sorgono nelle relazioni di coppia. Essendo temi centrali nella narrativa di The River, Loose Ends avrebbe potuto rientrare con pieno merito nella track-list del doppio album del 1980. Purtroppo, però, ne fu esclusa, salvo essere ripescata tra tante outtakes nella raccolta Tracks del 1998.

IL LOGORIO DI UN SENTIMENTO FORTE

Loose Ends narra del momento in cui una coppia si rende conto che il bellissimo sentimento che univa i due componenti viene annientato sotto i colpi del tempo e dell’abitudine. Tante persone hanno vissuto la fine di una storia d’amore importante. In tanti ci siamo chiesti come possa succedere che un amore così forte possa sgonfiarsi o addirittura trasformarsi in odio. Il tempo che trascorre monotono, l’influenza condizionante di elementi esterni e l’incapacità di rinnovare la reciproca passione possono portare al lorogamento, giorno dopo giorno, dei rapporti, anche quelli più intensi. È proprio di questi che Springsteen canta in Loose Ends. E lo fa mettendo in bocca al narratore una domanda apparentemente banale e fatalista, ma in realtà molto difficile: “Come può qualcosa di così brutto venire da qualcosa che è stato così bello?”

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La risposta è complicata

Ci sono coppie che non trovano più nemmeno la forza di affrontare discorsi così complessi. Lasciano che tutto scivoli via, verso una separazione o, spesso, verso un lento trascinamento, tra malessere, annullamento reciproco e tradimento. Loose Ends (leggi la traduzione qui) racconta invece di una coppia che affronta il durissimo momento in cui ci si accorge che il grande amore si è trasformato nel peggiore degli incubi. Springsteen utilizza una narrazione colma di metafore e di immagini. A cominciare da quella del ritornello: “È come se avessimo un cappio e, amore, senza controllare, lo tiravamo facendolo diventare sempre più stretto intorno al nostro collo.” È sconvolgente pensare al modo in cui, giorno dopo giorno, senza nemmeno accorgersene, si possa togliere ossigeno al proprio amore. Quei momenti di ozio che lentamente diventano monotonia, quell’assopimento della passione e della brillante iniziativa. Il cappio lentamente si stringe e sono le stesse vittime a tirarlo.

Ma un tempo non era così

Questo canta, disperato, il protagonista di Loose Ends, mentre ricorda i momenti in cui tutto andava bene, quando i baci di lei gli davano tutte le risposte che cercava. Stavano bene i due innamorati, anche quando assistevano alle crisi altrui. No, a loro non sarebbe mai accaduto! Ecco che invece il loro amore si spegne, si trascina in agonia, nell’attesa di ognuno che sia l’altro o l’altra a mettere la parola fine sulla relazione. Una canzone che, come spesso succede con Springsteen, diventa un monito, senza che l’autore si metta in cattedra a fare la morale. Ancora una volta Bruce ci induce a riflettere: l’amore va cullato, va rigenerato giorno dopo giorno, va alimentato con nuove emozioni, con passione e pazienza. Nulla va dato per scontato.

Lo spessore fin dal titolo

Anche il titolo è importante. Loose ends letteralmente identifica le estremità sciolte di una fune. In questa accezione tutto collima con l’immagine del cappio: i due protagonisti si danno appuntamento alle estremità di quella stessa fune che loro stessi hanno annodato per fabbricare il cappio che sta impiccando il loro amore. In un senso più metaforico, invece, loose ends identifica le cose lasciate in sospeso. Quindi darsi appuntamento a quelle estremità significa tentare di liberare quel nodo, di districare le cose rimaste irrisolte. In italiano diciamo: avere conti in sospeso. Proprio la situazione in cui si trovano gli innamorati che si lasciano: molto spesso restano parole non dette, comportamenti foschi, azioni sospese, mentre ci si allontana e non si capiscono più i movimenti del partner. C’è un parallelo con la successiva If I Should Fall Behind, in cui Springsteen canta: “Facciamo che i nostri passi siano chiari, in modo che l’altro li possa vedere.” Bruce mette queste parole nella bocca dell’uomo che sta per sposarsi. I protagonisti di Loose Ends, invece, se ne accorgono troppo tardi. Loose Ends e If I Should Fall Behind, lette insieme, ci trasmettono due valori essenziali per una coppia: il dialogo e la trasparenza.

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DUE VOCI DA BRIVIDI E UN SAX SONTUOSO

Loose Ends è una ballata rock in pieno E Street Sound. Il tiro ritmico della solida coppia Weinberg/Tallent è rafforzato da una chitarra acustica, suonata dallo stesso Springsteen. I numerosi stacchi e la particolare ritmica nel finale strumentale danno dinamica e rendono la canzone più elaborata e originale di quanto possa apparire in un ascolto superficiale. Sopra di essa un lavoro intenso e sopraffino è svolto da Roy Bittan al pianoforte e Danny Federici all’organo Hammond. Sono loro che colorano gli arrangiamenti di note che si possono particolarmente apprezzare con delle buone cuffie. Ma il tocco più prezioso a una canzone tutt’altro che banale è dato dall’intesa perfetta del tandem vocale Springsteen/Van Zandt e dal bellissimo assolo di sassofono di Clarence Clemons. Steve Van Zandt, che musicalmente accompagna il brano con una semplice ritmica alla chitarra elettrica, offre uno dei suoi più pregiati interventi vocali, spalleggiando Springsteen in tutti i ritornelli e, ancora più magistralmente, nella terza e ultima strofa. Clemons suona quello che, a mio parere, è uno dei più intensi assoli della sua lunga carriera al fianco di Springsteen, calandosi perfettamente nel toccante significato della canzone.

Curiosità

Nonostante la posizione apparentemente defilata e meno celebre nel grande fiume della discografia di Bruce Springsteen, Loose Ends è entrata nei cuori di molti suoi ammiratori e rappresenta una delle outtakes più apprezzate. Lo è al punto che la canzone ha dato anche il nome a una delle più note e storiche iniziative collegate al mondo degli ammiratori italiani di Springsteen. Altre celebri iniziative di questo tipo hanno preso i nomi da Pink Cadillac (altra outtake), Badlands, Glory Days e Cover Me, solo per citare le più note.

 

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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