Mary Queen Of Arkansas, Bruce Springsteen

mary queen
Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Mary Queen Of Arkansas è una delle canzoni che Bruce Springsteen portò nella celebre audizione del 2 maggio 1972 davanti a John Hammond, mitico talent scout della CBS. Sebbene Hammond fosse più colpito da altre canzoni (in particolare da It’s Hard To Be A Saint In The City), Mary Queen Of Arkansas, con il suo sound e le sue vocalizzazioni tipicamente “alla Bob Dylan”, contribuì a portare Springsteen alla firma del suo primo contratto discografico. In particolare in John Hammond si rafforzò la convinzione che quel sorprendente ragazzo della provincia del New Jersey potesse essere l’erede folk di Bob Dylan, scoperto dieci anni prima proprio da lui. Del resto in Mary Queen Of Arkansas l’influenza dylaniana è evidente sia a livello musicale (che riporta ai primi album acustici del menestrello di Duluth) sia a livello lirico, in quanto il racconto è reso con una serie di immagini e metafore. Il testo, di conseguenza, è tutto da interpretare.

LA REGINA DEI CUORI CONTORTI

In Mary Queen Of Arkansas (leggi la traduzione qui) Springsteen veste la protagonista Mary da regina, ma lei non ha nulla a che fare col sangue blu. Il suo regno non ha castelli e confini; nella metafora springsteeniana quel regno altro non è che la relazione d’amore che lei vive col disperato protagonista/narratore. Una storia tormentata, nella quale lei rappresenta l’elemento discontinuo e tumultuoso e lui l’elemento romantico, sorretto dal sogno di una fuga. Mary, se da un lato ha un carattere imperioso e dominante, d’altra parte, come spesso le regine, appare capricciosa e volubile. Un verso è essenziale: “Non capisco come puoi tenermi così stretto e amarmi in modo così dannatamente sciolto.” Mary ha bisogno della solidità dell’amore di lui, ma nello stesso tempo vuole che il loro rapporto sia libero da legami troppo stretti.

Il circo dell’acrobata bastardo

Il protagonista di Mary Queen Of Arkansas si definisce un acrobata bastardo, il cui amore però è forte e può aiutare il loro rapporto a ritirarsi in piedi. Per la prima volta Bruce Springsteen utilizza la metafora del circo (lo farà altre volte nella sua carriera) per rappresentare l’assenza di radici e la necessità di continuo spostamento. Il protagonista è un acrobata solitario, sprezzante del pericolo. Il riferimento inevitabile è agli alti e bassi a cui lei lo costringe nel rapporto, che lo obbligano a vivere in equilibrio sul filo. Il circo (il loro amore) può continuare a funzionare solo se si mantiene alto il sogno romantico. Da qui la necessità di fuga.

Mary nel regno delle metafore

È sorprendente l’abilità del giovane Springsteen, in Mary Queen Of Arkansas come in altre canzoni di Greetings From Asbury Park, New Jersey, nell’utilizzo delle figure retoriche. La narrazione ci porta a immaginare azioni ampie e luoghi aperti, ma in realtà sta raccontando ciò che succede negli stretti spazi di una coppia. Così il cielo carico di nuvole è metafora di un amore problematico, i servi che si stanno sollevando e poi se vanno rappresentano la disponibilità ormai agli sgoccioli che il ragazzo conserva per rimanere con Mary. Alla fine i servi sono stati visti in Messico: lui ha voglia di ricominciare, fuggendo con lei in un posto lontano. C’è altro: Mary non ha la lungimiranza di chi vuole mantenere il comando di quel regno, ossia del loro rapporto (“tu non sei nata per governare”). Lui è stato un “ragazzo d’oro per la sua prole e un topo di fogna nel suo stato”, a significare che si è messo umilmente al servizio del loro amore come l’ultimo dei sudditi del loro regno. Ma ha capito il trucco: ha rischiato di cadere nella sua esca ingannevole e ora “riesce a vedere l’ombra di un cappio” che pende sopra il loro letto.

Mary: regina, prostituta o altro ancora?

Nel gioco di metafore di Mary Queen Of Arkansas la ragazza, inconcludente e capricciosa, potrebbe essere semplicemente una donna con un forte contrasto interiore. Ma, nelle diverse interpretazioni, compaiono altri risvolti. Mary potrebbe essere una prostituta, combattuta tra la forza dell’amore e la necessità di lasciare le briglia sciolte al rapporto per poter vendere il proprio corpo. Allo stesso modo il verso “per me non sei abbastanza uomo per odiarti, né abbastanza donna per baciarti” potrebbe significare che Mary abbia l’impeto di un carattere mascolino, ma perda la femminilità che la rende dolce e amabile. Alcuni hanno addirittura visto in questo verso la possibilità che Mary sia una drag queen. Sembra che lo stesso Springsteen abbia ammesso questa eventualità.

La fuga verso Ovest

Con Mary Queen Of Arkansas per la prima volta Springsteen ambienta una sua canzone nell’Ovest americano. L’Arkansas è lo Stato della protagonista e il punto di partenza verso il West, persino verso il Messico. Non più la provincia del New Jersey, dunque, e nemmeno i vicoli e i sobborghi di New York. Questo dà a Springsteen l’opportunità di abbracciare spazi più grandi, che meglio rappresentano in metafora gli sconfinati limiti di un rapporto d’amore. Emerge la necessità della fuga come inizio di una riscatto. Sotto questa angolatura Mary Queen Of Arkansas può rappresentare il prologo di tutte quelle canzoni, da 4th Of July, Asbury Park (Sandy) a Born To Run, da Thunder Road a The Promised Land, che esprimono il proposito di andarsene in cerca di redenzione (il verbo to redeem è esplicito nel testo).

CERCANDO WOODY GUTHRIE

Mary Queen Of Arkansas riporta al folk più classico, indietro fino alle radici di Woodie Guthrie, che è stato ispirazione per lo stesso Bob Dylan. La canzone è conosciuta in due sole versioni. Quella portata alla CBS, che poi verrà pubblicata nel 1998 su Tracks, vede Springsteen alla sola chitarra acustica e voce. Pur nella povertà strumentale Bruce cerca una dinamica musicale, abbandonando una ritmica monocorde da ballata o un arpeggio folk e optando per un frequente cambio di dinamica tra dolci passaggi appena percettibili e pennate molto più energiche. La versione che compare in Greetings From Asbury Park, New Jersey ha invece due novità. Intanto è molto più lenta, al punto da durare quasi un minuto in più. Anche il canto è più trascinato e sofferente: Springsteen interpreta la canzone in modo teatrale, con forti variazioni di intensità vocale, recitando il lamento e sfiorando addirittura il pianto in alcuni passaggi. La seconda novità è l’inserimento dell’armonica a bocca. Serve l’overdubbing in quanto l’armonica non è utilizzata come strumento solistico, ma esegue una parte di melodia, accompagnando il canto.

Curiosità

Mary Queen Of Arkansas è a tutt’oggi una delle canzoni meno suonate dal vivo. Springsteen la suonò pochissimo anche nel periodo di lancio dell’album. Poi se ne dimenticò per almeno un quarto di secolo, salvo farla ricomparire nel nuovo millennio, in occasione delle riproposizioni live di interi dischi nella precisa sequenza della tracklist originaria.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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