Musica Indie

musica-indie
Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Sai cos’è la Musica Indie? Ti anticipo che Musica Indie sta per musica indipendente, ma voglio partire un po’ più da lontano. Scrivere una canzone è una delle più belle esperienze creative che si possano vivere. Ci hai mai provato? Io ho ancora al buio di un cassetto alcune canzoni che scrissi oltre vent’anni fa. Perché sono rimaste là? Perché mi è mancato quel mix di tempo, coraggio e cocciutaggine per portare in fondo uno dei miei più grandi e ricorrenti sogni. C’è chi invece ci ha creduto e lo ha realizzato. Ora ha vere e proprie canzoni pubblicate e catalogate nel novero della Musica Indie italiana. Molto prima aveva preso un foglio bianco, una matita e, imbracciando una chitarra o sedendo davanti alla tastiera di un pianoforte, aveva iniziato a comporre musica, abbinandola a un testo. Credendo in ciò che stava realizzando, aveva deciso che quello doveva essere il suo mestiere.

DAL TACCUINO AL DISCO

Capirai più avanti perché sto ripercorrendo le fasi di formazione di un musicista e/o di un cantautore per parlare di Musica Indie. Ci arriviamo a breve. Quell’aspirante autore di musica – qui affronto in particolare la figura del cantautore o quella di una band che scrivono, cantano e suonano canzoni – aveva poi cercato altri musicisti per plasmare le proprie canzoni, trasformandole dalle idee in un “prodotto finito” (per usare scialbi termini commerciali) o in un’opera artistica (così è meglio, non trovi?). Arriva la difficile fase dell’arrangiamento. La tua canzone deve essere trasferita da un foglio pasticciato di appunti e cancellature a un tape su cui rimangano impresse le parti musicali che tu, eventualmente insieme a un produttore, avrai deciso di darle. È un lavoro fondamentale perché la stessa canzone può essere resa in milioni di modi e nessuna versione sarà uguale all’altra. Avrai certamente sentito versioni alternative di una stessa canzone.

LEGGI ANCHE: ROCK EUROPEO

 

Per arte o per gloria

Il tuo ascoltatore finale ascolterà una canzone (o più canzoni) che saranno la somma di un’accurata creazione artistica, a sua volta formata dalla scrittura lirica, dalla composizione musicale, dalla definizione di un suono (l’arrangiamento musicale), oltre ovviamente al lavoro di mixaggio e di registrazione finale. Un lavoro a volte oscuro, perché solo tu conosci il punto di partenza e quindi sei consapevole di tutto lo sforzo creativo, intellettuale, fisico e psicologico che si nasconde dietro la realizzazione di un disco. In quei quattro minuti di canzone o in quei quarantacinque minuti di disco avrai messo tutto di te stesso: i tuoi pensieri, il tuo messaggio, la tua fantasia, la tua abilità musicale, le tue conoscenze, la tua capacità di sintesi e la tua leadership nel coordinare il lavoro di altre persone.

Saranno famosi?

Dopo questo lavoro intenso e faticoso, ma ampiamente gratificante, quando ascolterai per la prima volta il tuo disco, ti sentirai in cima al mondo. Se l’avrai ottenuto come volevi e chi ti avrà aiutato nella produzione e nel missaggio avrà rispettato le tue idee, quello ti sembrerà il tuo miglior disco. A volte sei così eccitato che ti potrà sembrare anche il miglior disco mai pubblicato. Ma spesso gli agenti e i promotori discografici non la pensano come te: “È un buon lavoro, ma fammi sentire altro. Ho bisogno di qualcosa in più per spaccare. Ci risentiamo più avanti, ti faccio sapere.” Frasi che potresti spesso sentirti dire, mentre il tuo entusiasmo rischia di sgonfiarsi come un palloncino bucato. Solo in pochi conosceranno il successo con la S maiuscola. Questione di bravura, di mercato, di conoscenze, di fortuna? I motivi possono essere molteplici, ma la Musica Indie nasce proprio in questo frangente.

LEGGI ANCHE: LA MUSICA AMERICANA

 

Liberi e indipendenti

Le case discografiche cosiddette major sono quelle che hanno in mano il mercato e possono muovere grandi volumi di musica. Riuscire a pubblicare un disco con loro significa avere una chance di successo. Riuscire a pubblicarne altri dopo il primo significa esserci riusciti. Rimanere su quei livelli dipenderà certamente dal tuo lavoro e dalla tua creatività, ma ancor più dai gusti della gente e dalle mode passeggere. Spesso, però, non si riesce nemmeno ad accedere a quei player così rilevanti nel mercato discografico. E, purtroppo, questo non dipende dalla qualità del lavoro che c’è alle spalle, quanto da una serie di fattori, spesso commerciali e di marketing, perché il tuo, prima ancora di essere un’opera artistica, deve essere un prodotto da vendere. Ma nulla è perduto. Al di là che tu stesso possa decidere di investire del denaro per autoprodurre il tuo lavoro, esistono per fortuna alcuni “mecenati” che, per amore della musica e con lo scopo di scoprire nuovi talenti o portare evidenza su lavori meritevoli, decidono di dare vita alle etichette indipendenti. Piccole etichette discografiche che promuovono musicisti che non rientrano nel cosiddetto mainstream, cioè al filone delle case discografiche major.

Sforzo e qualità premiati

Nella Musica Indie – e qui mi rivolgo al lettore appassionato di musica – puoi trovare lavori superbi che per timing, mancanza di visione prospettica, mancanza di appeal commerciale, non riscontreresti nelle playlist di Youtube o di Spotify che vanno per la maggiore. Ma credimi, se ami la musica, puoi trovare ottimi dischi “nascosti”. Non li troverai sui giornali nazionali, forse. I loro autori magari non faranno grandi concerti negli stadi o nelle arene, ma se li sai cercare, li troverai. Questo è il ruolo di quei discografici illuminati che propongono musica indipendente. Anch’io, creando la sezione di Musica Indie, voglio aiutarti in questo. Il premio per te che cerchi ottima musica, il premio per quel valido cantautore, musicista o band e per la sua opera artistica di qualità.

Tira tu le conclusioni…

  • Dimmi… sei d’accordo su quello che ho scritto? Faccio bene a sostenere la musica indipendente?
  • Conosci qualche artista meno conosciuto, ma i cui dischi trovi di grande valore?
  • Hai mai scritto una canzone?
  • Conosci il lavoro che sta dietro la realizzazione di un disco?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

Condividi questo articolo

Categorie

Il mio Romanzo

Carrello

Commenti

Recensioni recenti

Dario Migliorini

Dario Migliorini

Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

Potrebbero piacerti anche

3 Commenti

  1. ANNA MARIA

    e come non essere d’accordo con quello che scrivi. chi ama la musica vera, quella che vuole esprimere qualcosa di più profondo, quella che nasce da esigenze artistiche e non solo commerciali, quella capace di arrivare fino al nobel, sarà felice di aver trovato un moderno virgilio che lo guidi nel paradiso, ma anche nell’infero, della musica di qualità!
    a parte i rari casi di talenti immensi che non hanno avuto bisogno di grandi spinte per emergere, se non forse solo quel pizzico di fortuna che li ha fatti incontrare con i loro scopritori, o quello di essere capitati nel momento storico giusto, tutti gli altri hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per farsi conoscere e apprezzare.
    c’è poi una categoria a parte, e sono quelli cosiddetti di nicchia, quelli che fanno un genere particolare e sono apprezzati da chi ama quel genere e basta.
    penso per esempio a tutti quei cantautori “politici” della mia gioventù, quelli che ascoltavo nel 68 a radio città futura, radio onda rossa, le prime radio libere “ma libere veramente” (cit.).
    beh, molti di loro hanno avuto un certo successo e un certo seguito, ma naturalmente solo in quel determinato ambiente di contestatori, gruppettari, extraparlamentari. ti faccio qualche nome e vediamo se ne conosci qualcuno.

    mimmo cavallo https://youtu.be/dzDBB3iWLA0

    gianfranco manfredi https://youtu.be/77AkbWGLQP8

    poi ti segnalo un altro manfredi, max manfredi, non fa parte di questi reduci di guerra, ma è un finissimo cantautore amico di de andrè, ha un suo pubblico affezionato, ma al grande pubblico non c’è mai arrivato https://youtu.be/TUBfEmw21Vw

    Rispondi
    • Dario Migliorini

      Carissima Anna Maria, grazie come sempre per il commento e per i bei contenuti. Grazie in questo caso anche per le segnalazioni. Andrò a informarmi. Ti segnalo anche che per le mie recensioni chiedo un contatto diretto con l’autore, perché voglio condividere con lui i significati delle canzoni, eventuali informazioni, curiosità o motivi che hanno ispirato. Poi ovviamente la recensione è un mio valore aggiunto ma mi sembra giusto non prescindere dalla conoscenza degli autori.
      Purtroppo (o per fortuna per l’età) non ho mai potuto il periodo delle radio libere. Mi avrebbe affascinato tanto. Penso per esempio a un film come Radio Freccia di Ligabue. Un film tenero e ben riuscito, ma mi ha fatto impazzire soprattutto l’idea della radio libera.

      Rispondi
      • ANNA MARIA

        ciao, mi fa piacere dare la mia testimonianza di un periodo che per questioni anagrafiche siamo sempre in meno a ricordare, ed è importante tramandare la memoria storica alle nuove generazioni.
        dici bene, quel periodo ti avrebbe affascinato. è stato un momento di grandi speranze, grandi lotte, assistevamo a “un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai” (cit. the rokes), ma il bello è stato che larghissima parte dei giovani di allora ne era pienamente consapevole, non sono stati solo spettatori, ma attori in prima linea e in tutti i campi. hanno creduto in un mondo nuovo e hanno lottato per averlo.
        non solo nelle istanze politiche, ma anche e soprattutto in quelle sociali, personali, instaurando rapporti nuovi in famiglia, nell’amore, nell’amicizia, nella cultura.
        le radio libere tenevano insieme quelli che si impegnavano in prima persona, partecipando a cortei, scioperi, manifestazioni e quelli che soltanto credevano in loro, ma non avevano le forze, le capacità, il tempo, il coraggio per scendere in piazza.
        io per esempio nel 74, anno in cui ha cominciato a trasmettere radio città futura a roma avevo già una figlia di un anno e non potevo certo partecipare attivamente, ma seguivo con grande interesse lo svolgersi degli avvenimenti.
        la cosa che ricordo molto chiaramente è stata la proposta di celebrare l’8 marzo la festa della donna.
        era stata lanciata questa idea di “sciopero” dalle occupazioni che allora erano a quasi esclusivo appannaggio delle donne, lavare, cucinare, fare le pulizie, ed era stata lanciata proprio per coinvolgere le donne come me che già avevano famiglia in comportamenti che spingessero gli uomini a capire ed apprezzare il peso della donna nella società.
        beh, era una cosa che potevo fare e l’ho fatta, sentendomi anch’io eroina di una guerra che si stava combattendo a tutti i livelli.
        certo, se penso a come si è ridotta quella mitica festa 30 anni dopo, un pò di amarezza mi viene, però penso che, se insieme a quell’aspetto pacchiano e consumistico ha portato anche il diritto all’aborto, al divorzio, alla contraccezione, al nuovo diritto di famiglia, allora a qualcosa è servita.
        certo, la parità è ancora lontana, ma chi si lamenta di come stiamo oggi non ha proprio idea di come stavamo prima del 68!
        a pensarci bene a distanza di tanti anni, e visto come poi sono andate le cose mi chiedo se con tutte le cose positive che ha portato il rompere il monopolio della radio di stato, non abbia anche aperto la strada a qualcosa di molto meno positivo, e cioè la fine del monopolio televisivo dello stato.
        se le radio libere ci hanno portato più libertà , la tv in mano ai privati ha avuto conseguenze nefaste nella società italiana, almeno io la vedo così.

        Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.