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Napoli Pink Cadillac

Aggiornato il 1 Ott, 2022 | Words and Music |
Napoli Pink Cadillac

Napoli, l’antica Neapolis greca, ossia la città nuova. Se fosse stata fondata dai Romani, oggi magari si chiamerebbe Città Nuova o Civitanova, per dirla alla latina. Ci sono già stato diverse volte, ma ci torno sempre entusiasta. Napoli non è solo pizza e sfogliatella, spaghetti e pummarola, che pur rimangono ottime ragioni per visitarla. Non è solo luoghi di interesse, anche se affacciarsi sul golfo, da Posillipo al Vesuvio, con la cornice tra Ischia a nord e Capri a sud è un motivo validissimo per andarci. Ma Napoli è soprattutto da vivere nelle strade e nei vicoli, dalla città vecchia al Borgo Marinari, con tutte le sue contraddizioni. Parafrasando Vasco Rossi, è tutto un equilibrio sopra la follia. Un caos calcolato, una città che sembrerebbe saltare in aria da un momento all’altro e invece sopravvive, puzzolente ma profumata, sporca ma elegante, rozza ma raffinata, misera ma ricca, permalosa ma orgogliosa.

TRASFORMAZIONE NELLA TRADIZIONE

Napoli sta subendo una profonda ma oculata trasformazione. Rioni come Forcella, Sanità e i Quartieri Spagnoli, celebri ma famigerati, fino a qualche anno fa erano inaccessibili al turismo, pur essendo a ridosso del centro storico o addirittura facendone parte. Oggi gli stessi si sono aperti al turismo, ma la cosa sorprendente è che lo stanno facendo senza cambiare faccia. Restano infatti i classici rioni napoletani, con un brulicare di gente e di attività, con le stradine strette e le auto parcheggiate ovunque. Quel sano disordine che li contraddistingue. A differenza di altre città, Napoli non sta cacciando gli abitanti storici dai quartieri centrali verso la periferia, prima di procedere alla loro riqualificazione. Gli abitanti invece rimangono, con le loro usanze e tradizioni, ma hanno capito che il turismo (e non la microcriminalità e il tirare a campare) è il futuro dei loro quartieri.

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Le nuove conquiste

Oggi è davvero piacevole camminare per questi quartieri. Nel mio ultimo viaggio ho pernottato in via dell’Annunziata, una via centrale che unisce la zona della stazione ferroviaria al rione Forcella. La via era di per sé inguardabile, tra carcasse di macchine abbandonate e spazzatura ovunque. Ma non ci siamo mai sentiti in pericolo, a maggior ragione quando attraversavamo Forcella verso via Duomo e Spaccanapoli. Il Rione Sanità oggi accoglie napoletani e turisti con bellissimi locali tipici, tra ristoranti, bar di tendenza e celebri pasticcerie. La via principale è illuminata dal luminarie con il testo di Napul’è, la celebre canzone dell’indimenticato Pino Daniele. I Quartieri Spagnoli sono gli ultimi ad affrontare questa trasformazione e lentamente si stanno aprendo a un turismo non troppo invadente, mantenendo il loro caratteristico aspetto ma garantendo una sicurezza crescente. Il luogo è anche di pellegrinaggio sotto il grande murales dell’ultimo Re di Napoli, Diego Armando Maradona.

Due luoghi particolari

Visitando il Rione Sanità, siamo andati a cercare la casa natale di Antonio De Curtis, in arte Totò. Al primo impatto è stata forte la delusione: una casa povera di quartiere, con le imposte chiuse, senza nulla che ricordasse il Principe della Risata, se non una targa e una maxi-stampa del suo volto. Così ho chiuso gli occhi e ho immaginato il piccolo Totò che si aggirava in quei vicoli, tra il vocio rumoroso della gente e i panni stesi. Ho pensato: forse è meglio che sia rimasta così! Un altro luogo particolare, fuori dai principali itinerari turistici (formalmente un luogo privato), è la scala elissoidale di Palazzo Mannajuolo. Un’opera architettonica stupefacente, nascosta all’interno di un palazzo che accoglie solo uffici. Vi si accede da un portone laterale in via Filangieri. Siamo nel quartiere Chiaia, famoso per l’eleganza degli edifici e i negozi di lusso dove fare shopping.

Il gusto di Napoli

Dove andare a mangiare bene a Napoli? Praticamente dappertutto. La cultura della buona cucina partenopea rimane un orgoglio insopprimibile. Qualche indicazione sulla base della mia esperienza personale? Beh, per la pizza ho un legame affettivo con Michele di Forcella. La classica pizza napoletana in pochi tradizionali gusti, a costi ancora contenuti. Una fragranza e profumi addirittura clamorosi. Ne ho mangiate di favolose anche da Sorbillo e da Matteo. Come pasticceria vi segnalo che per tanti napoletani la migliore in assoluto è Attanasio, nei pressi della stazione ferroviaria. Le sfogliatelle e la pastiera napoletana sono qualcosa di indescrivibile. I napoletani poi fanno ancora la gara a chi fa il caffè più buono. Ormai mitico è il Caffè del Professore che si trova in un bugigattolo al termine di via Toledo. Attenzione però: girando per la città troverete spesso la parola professore abbinata al caffè. Diffidate delle imitazioni!

Una storia curiosa e commovente

Tra i ristoranti mi ha provocato forti emozioni mangiare a La Bersagliera, ristorante storico che si trova nel Borgo Marinari (o Borgo di Santa Lucia), nei pressi di Castel dell’Ovo. Un locale in stile liberty aperto nel 1919 con una storia pazzesca alle spalle. Fu fondato da una donna che, dovendo sfamare dodici figli, iniziò a cucinare in quantità nella casa che stava dove oggi c’è il ristorante. Di lì a poco iniziò a far da mangiare a marinai e studenti: il ristorante nacque così. Si mangia del buon pesce a prezzi ancora accettabili. Tra una portata e l’altra farete bene a raggiungere l’angolo del ristorante dove sono appese centinaia di foto di personaggi famosi in visita al ristorante, da Maradona a Totò, da De Sica ai fratelli De Filippo. Nel menù trovate la storia del locale, ma anche il caposala si presta a raccontarvi qualche gustoso e commovente aneddoto.

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PINK CADILLAC

A Napoli troverete anche un fan-club, anzi il fan-club per antonomasia: Pink Cadillac. Un gruppo che dal 1997 segue Bruce Springsteen praticamente ovunque. Inoltre, oltre ad aver creato un sito internet molto completo e aggiornato, Pink Cadillac ha dato vita al PIT, un posto davvero unico in Italia e tra i pochi al mondo. Difficile trovare un luogo che fa da museo, biblioteca e raccolta di materiale vario, tutto dedicato a una rockstar. Dischi, libri, magliette, copertine delle riviste musicali: una sala espositiva raccoglie tutto questo materiale, un’altra consente l’aggregazione per concerti dal vivo e convegni. Infine una terza espone quadri o altre opere inerenti le campagne e i concorsi organizzati nel nome di Bruce. Un’iniziativa ancora più encomiabile perché realizzata esclusivamente con l’impegno volontario di alcune persone (i primi riferimenti sono Giovanni Scognamiglio e Paola Jappelli). Di recente vi ho presentato anche il mio romanzo, Coupe DeVille, una forte emozione per me.

Curiosità

A proposito di Napoli e di Springsteen, non tutti sanno che la grande rockstar americana ha origini per metà italiane e, in particolare, napoletane. La madre di Springsteen, Adele Zirilli (o Zerilli) è infatti originaria di Vico Equense. Fu il bisnonno di Bruce, Raffaele, a partire da Vico Equense agli inizi del ‘900 con sua moglie e cinque figli, tra cui Antonio, che a sua volta diede vita a tre figlie, tra cui proprio Adele. Il cerchio si è chiuso qualche anno fa, quando, proprio su iniziativa di Pink Cadillac, il comune di Vico Equense ha riconosciuto la cittadinanza onoraria al suo celebre figlio americano. Peraltro nella piazza principale della cittadina è tuttora attivo il Gran Caffè Zerilli, appartenuto al bisnonno di Bruce, prima che partisse per l’America. Purtroppo però l’attuale gestione non sta valorizzando questo importante riferimento storico e musicale.

Tira tu le conclusioni…

  • Sei già stato a Napoli? Se ci sei stato di recente hai voglia di raccontare la tua esperienza?
  • Hai già visitato i luoghi più particolari che ti ho suggerito? Torna a dirmi se è stato un suggerimento utile
  • Mangiare a Napoli. Ti ho indicato alcuni punti immancabili. Hai altro da suggerire? Commenta qui in basso!
  • Sei mai stato al PIT? Te lo consiglio, anche se non fossi un fan di Springsteen.

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

10 Commenti

  1. Sabina

    Ah Napoli, un luogo incantevole. Per l’anima e la musica. E per lo stomaco 😃 Mi permetto di suggerire il Caffè Ceraldi a Piazza Carità, per un Aspritz molto particolare. Arancia essiccata e la soda fatta secondo antica tradizione.

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    • Dario Migliorini

      Ottimo suggerimento, Sabi. Me lo segno. Al più tardi sarò a Napoli il prossimo aprile perché ho già una presentazione di Coupe DeVille fissata a Bacoli. Ma non è detto che ci vada anche prima. Città splendida e oggi molto più vivibile, ma che, come ho scritto nel mio articolo, non sta rinunciando alle sue caratteristiche, anche quelle più tipiche, a costo di apparire ancora un po’ caotica e disordinata.

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  2. ANNA MARIA

    maledetto covid!
    i figli ci avevano regalato per natale uno di quei cofanetti per un weekend che puoi scegliere tra tante proposte.
    io mi ero messa a cercare una bella destinazione, ma nessuna mi soddisfaceva.
    poi è scoppiata la pandemia, il cofanetto è rimasto in un cassetto in attesa di tempi migliori, tanto aveva una validità di due anni. poi è successo che nelle lunghe giornate in lockdown sono stata folgorata sulla via di bruce, e cercando notizie su di lui ho fatto la sorprendente scoperta delle sue origini campane.
    mi è ritornato in mente quel cofanetto e mi sono detta “ma chissà se c’è una struttura anche a vico equense?”
    E C’ERA! C’ERA! un bellissimo hotel su una collina verdeggiante!
    avevo però il problema di giustificare con la famiglia quella mia scelta. dire loro che volevo andare lì per vedere un vecchio bar dei nonni di bruce mi avrebbe esposto a sghignazzate e ostruzionismi.
    e così zitta zitta mi sono messa a cercare una scusa plausibile ai loro occhi per arrivare fino a quel posto che sembrava senza nessuna attrattiva.
    e naturalmente l’ho trovato! a vico da qualche anno si svolgeva a giugno mi pare un evento per promuovere il cibo di strada, si chiama festa a vico, o qualcosa del genere. e quale migliore sirena per attirare in trappola mio marito, uno che vive per mangiare?
    e poi si sa come finisce la storia, la pandemia dilaga e miete vittime, niente contatti, tutti confinati in casa e alberghi e ristoranti chiusi.
    i due anni di validità del pacchetto, che sembravano tanti, passano in un lampo. in piena pandemia nasce la mia nipotina e chi ha più tempo e voglia di fughe romantiche?
    però chissà? anche senza albergo pagato una scappatina possiamo sempre farcela. sono talmente pochi i chilometri da qui a napoli. e io non ci sono mai stata…

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    • Dario Migliorini

      fantastica Anna Maria. Massì dai, una scusa la trovi. Guarda, Vico Equense è proprio all’imbocco della penisola sorrentina, quindi se vuoi andare a Sorrento, da lì ci passi. Una volta là penso che troverai un piccolo borgo di collina a ridosso del mare, senza particolari bellezze. Ma tu saprai che in quella piazza, in quel caffè, c’era il sangue degli Zerilli. E penserai a quanto quel sangue sia scorso, attraversando l’oceano, per approdare in quel paesotto del New Jersey. E penserai a quanto quel sangue sia stato importante per far scrivere a Bruce quello che ha scritto.

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  3. Giuseppe

    Conosco poco Napoli, ma molto bene la simpatia, la genuinità, il senso dell’ ospitalità dei Napoletani. Frequento Ischia da molti anni, ed ho imparato a conoscere queste loro caratteristiche. Ottimo l’ articolo, sarà la guida per una visita della città, che ho in animo di fare, già da diverso tempo.

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    • Dario Migliorini

      Peppino, come ti chiamo Mimmo… Napoli merita. Forse non è una città particolamente bella per i monumenti. Specie se hai in mente Roma. Ma Napoli è una città da vivere. La scopri girandola nei vicoli e nei cortili nascosti nella Città Vecchia. E poi il Golfo. Una meraviglia, da Posillipo a Sorrento. E il cibo… Dio, che meraviglia! Beh, dai. Io e te una cosa di Napoli l’abbiamo già vista. Anzi due: lo stadio Maradona e, ovviamente, il PIT.

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  4. Paola

    Caro Dario, sei riuscito in poche righe a tratteggiare in modo preciso e affascinante i tanti volti di una città complessa e seducente come Napoli. Sono stata molto felice nel leggere, ad esempio, quanto hai scritto sull’operazione che si sta egregiamente portando avanti da qualche anno finalizzata al recupero del patrimonio immenso e nascosto di interi quartieri. Da napoletana, sono fiera di questa riconversione culturale (e sociale) e del processo di riqualificazione che sta vivendo la mia città, che appare sempre più consapevole della sua eredità storico-artistica e del suo immenso valore creativo e umano. Grazie dunque di averlo evidenziato, perché penso che ahimè ancora si parli troppo poco di quello che, come giustamente hai notato tu, è il nuovo reale punto di forza sul quale deve puntare la nostra città.
    Grazie inoltre di aver citato anche il Pink Cadillac e il PIT come interessanti realtà sul territorio. Facciamo del nostro meglio e cerchiamo di contribuire nel nostro piccolo al “benessere” della città organizzando rassegne musicali, eventi artistici e culturali e serate di grande divertimento. Ma soprattutto l’entusiasmo e la passione sono i nostri principali punti di forza. Grazie

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    • Dario Migliorini

      Cara Paola, quando Giovanni stava accompagnando me e Lara al PIT, in quella mezzora mi ha spiegato Napoli. E’ stato molto efficace, al punto che ho memorizzato molte delle cose che mi ha detto. Quando poi, in quei giorni, abbiamo girato la città da turisti, ho notato quello che Giovanni mi aveva detto. Alcuni quartieri come Forcella e Sanità si erano ripuliti (almeno dallo spauracchio della microcriminalità), ma non avevano perso il loro aspetto, i loro profumi, il loro proverbiale caos. L’ho chiamato caos calcolato. COme hai letto, l’ho definita “puzzolente ma profumata, sporca ma elegante, rozza ma raffinata, misera ma ricca, permalosa ma orgogliosa”. Cosa ne pensi?

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  5. Pink cadillac

    Grazie per essere un nostro amico, grazie per essere un pinker, grazie per aver lasciato al PIT un ricordo indelebile. Stima enorme per un amico scrittore che con le sue “perle” ed il suo bellissimo libro “Coupe DeVille – Frank è tornato a casa” ci regala dei piacevoli momenti di lettura. In attesa del tuo prossimo lavoro, arrivederci al più presto. Un abbraccio immenso da tutti noi. ❤️🎸🎷
    Gianni Scognamiglio
    Paola Jappelli
    Pink Cadillac staff

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    • Dario Migliorini

      Carissimi, mi scrivete parole belissime che mi emozionano, anche perché pronunciate da persone che sono ormai la storia dell’essere fan club in Italia. Non esagero quando dico che di cose come il PIT ne esistono poche al mondo. Spero di avere l’occasione di venire ancora a Napoli. Anzi, vi anticipo che ho un accordo per presentarlo il prossimo aprile a Bacoli. Vi tengo aggiornati.

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