Night, Bruce Springsteen

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Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Tra gli otto brani che compongono il glorioso album Born To Run di Bruce Springsteen, Night è quello con la durata più breve. Sono solo tre minuti, ma di grandissima intensità rock. Quando la si ascolta per la prima volta, si rimane in qualche modo storditi. Quell’attacco mostruosamente potente, quella chitarra che Springsteen sbatte in faccia così spudoratamente all’ascoltatore. Night è una canzone particolare, non certamente comune. Una ritmica spezzata e interrotta, a volte dimezzata, numerosi stacchi e diverse variazioni sul tema musicale. Tutto, come detto, in soli tre minuti, mentre Bruce Springsteen racconta cosa succede a un giovane uomo che cerca la libertà nelle ore notturne, dopo una dura settimana di lavoro e di alienazione sociale. Così Night diventa, già dal titolo, l’inno alla notte quale momento di espressione e di vita, in contrapposizione alla logica più conservatrice delle generazioni precedenti, che vedevano nelle ore piccole solamente il momento del riposo e del silenzio.

LA NOTTE LIBERA

Anche nel suo significato lirico Night (leggi la traduzione qui) contiene qualcosa di molto particolare. In una lettura superficiale potrebbe sembrare la banale storia di un ragazzo che, fuori dal lavoro, si prepara per uscire a divertirsi nelle ore notturne. Ma in realtà il testo nasconde molto di più: c’è quel senso di disperazione che prende una persona quando si sente maltrattata in fabbrica e alienata nel proprio lavoro, al punto di cercare nella notte una risposta. Una riscossa, forse una rivincita. La prima strofa ci presenta quel contrasto. La mattina è il momento della levataccia, dei litigi col capo della fabbrica. La notte è il momento in cui si torna a chiudere la porta alle proprie spalle, ma al buio della fabbrica si contrappongono le luci della notte con il miraggio di una ragazza da conquistare.

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Un sogno o un’illusione?

In realtà la notte nasconde insidie e il ragazzo non sa cosa succederà. Non ha ben chiaro se la strada gli restituirà qualcosa o lo rispedirà a casa sconfitto. Forse davvero incontrerà una ragazza con cui semplicemente vivere quelle ore di libertà o magari una donna a cui proporre una fuga alla ricerca di una prospettiva migliore. Ecco che Night diventa il possibile prologo delle “sorelle maggiori” Thunder Road e Born To Run, presenti nello stesso album. Ma non c’è nulla di scontato: quell’autostrada in fiamme potrebbe anche distruggerlo. È la fine che fanno in tanti: “Le trappole per topi sono piene di crociati dell’anima”. Ma è un rischio che un ragazzo di venticinque anni deve correre. Mentre nella notte “le cuciture del mondo si stanno strappando”, è il momento di liberare i propri sogni, perché è solo su quelle strade e in quel momento che lui potrà sentirsi libero. Magari solo e privo di prospettive, ma libero.

L’automobile come mezzo di libertà

È con l’album Born To Run che inizia la celebre epopea della strada e dell’automobile come mezzo per raggiungere il proprio sogno di libertà. Se nella canzone Born To Run le auto da corsa sono macchine da suicidio in città che si trasformano in trappole, è Thunder Road che inaugura la visione delle quattro ruote come ali per volare via. Anche Night rende gloria al potere dell’automobile: “quando viene verde, con la fiducia nella tua auto entri gridando a squarciagola fuori nella notte”. Qualcuno ha addirittura ipotizzato che quella ragazza così bella decantata nella canzone sia in realtà l’auto stessa. In quest’ottica Night diventerebbe il perfetto preambolo di Racing In The Street. Un uomo che trova nell’auto e nella strada la ragione di vita, che fallisce nell’amore e che solo correndo, tra gli stranieri sconfitti e gli angeli del Hot Rod, trova quella libertà.

Il grande romanzo americano

Ma l’epilogo potrebbe essere diverso. Ci sono anche quei ragazzi che, continuando a vagare senza metà con un’auto nella notte, si perdono in essa e non sanno più cosa cercare. Sono i ragazzi che “si consumano in qualcosa nella notte” nella bellissima Something In The Night, da Darkness On The Edge Of Town. Dunque Night potrebbe essere letta davvero come il prologo di tante altre storie narrate nelle canzoni di Springsteen. Non a caso lui è spesso descritto come l’autore di un unico grande romanzo americano. Ci sono diverse storie che si intrecciano, gente apparentemente estranea che invece ha elementi comuni e si incontra da qualche parte, specie nella notte. Collegamenti che scopri man mano che la storia di evolve. È l’unicità di Bruce, difficile trovare qualcosa di simile nella letteratura rock.

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UN TERREMOTO ROCK

Pur non avendo la stessa portata epica delle più acclamate canzoni di Born To Run, Night ne rappresenta comunque una componente importante, perché è il rock & roll più crudo, quello in cui non sono le tastiere o il pianoforte a comporre il suono più melodico, ma una chitarra imperiosa che Springsteen suona con forza e rabbia. Le stesse che esprime alla batteria Mighty Max Weinberg, specie nell’incipit e nel finale. Ad accompagnarlo il meraviglioso lavoro nascosto di Garry Tallent, bassista talentuoso nella stessa misura in cui è soldato obbediente. Il pianoforte di Roy Bittan per una volta si adegua e rafforza la parte ritmica con una partitura di puro R&R. Il sassofono tenore di Clarence Clemons, potente come sempre, introduce e chiude il brano, dando melodia e muscoli al motivo musicale principale e sfidando la chitarra di Springsteen in una corsa che porta dritta all’anima più profonda del rock. Infine le voci, anzi la voce: è sempre Bruce che sovraincide il controcanto sopra la sua stessa voce in un tandem che copre praticamente tutta la canzone. Come il ragazzo in cerca di libertà nella notte, Springsteen canta Night con lo stesso rabbioso entusiasmo.

Curiosità

Night è stata spesso utilizzata come prima canzone nei concerti di Springsteen o nel gruppo dei primi 4/5 pezzi che scaldavano da subito l’audience. È da sempre uno dei brani che i componenti della E Street Band amano di più quando la suonano dal vivo. Già nel tour di Born To Run Steve Van Zandt è entrato nella band e in Night ha ulteriormente rafforzato la presenza chitarristica e doppiato il canto di Springsteen in un duo vocale con pochi pari nell’ambito del rock. Night fu anche uno dei primi esperimenti springsteeniani del cosiddetto Wall Of Sound, tecnica ideata da Phil Spector, mediante la quale le parti strumentali non sono registrate solo nel canale assegnato, ma entrano in tutti i microfoni, mescolando i suoni e rendendo l’effetto complessivo più denso e potente.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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