Originale o cover? Una domanda che spesso ci poniamo. Alcune canzoni ci attraggono molto di più in una successiva reinterpretazione rispetto alla versione originale di chi l’ha composta o comunque l’ha lanciata. Una questione più che legittima, perché… dei gusti non si può discutere. Ma una cosa è amare una reinterpretazione, altra cosa è ignorare o dimenticare chi l’ha scritta e perché ha concepito la sua versione originale. Troppo spesso non diamo valore o almeno non teniamo in adeguata considerazione il grande merito di chi ha scritto quella canzone. Potremmo scoprire che quella versione originale, magari meno potente, attrattiva, orecchiabile della cover che ci entusiasma, ha un preciso motivo di risuonare così. Magari quegli arrangiamenti musicali, quel modo di cantare, così diversi dalla cover che ci esalta, sono stati pensati in simbiosi con un significato, un’atmosfera.

Il background di una canzone

Dunque originale o cover? Ascoltate quella che vi piace di più, dico io, ma non dimenticate mai il merito di chi l’ha scritta. Quel lavoro creativo, quell’ispirazione, quella capacità di inciderla su un foglio bianco e poi su un supporto musicale vale molto. Sicuramente molto di più di quello che mediamente consideriamo. Soprattutto, a mio parere, vale sempre di più dello sforzo, pur meritorio, che un interprete successivo può avere profuso nel crearne una versione alternativa.

L’autore: un alieno

La figura più sfigata in assoluto nel mondo musicale è quella dell’autore che scrive ma non esegue le sue canzoni. Una figura destinata spessissimo all’ombra. Nonostante questi alieni nella musica abbiano fatto la fortuna di fior fiore di interpreti sono destinati a rimanere nel lato oscuro della luna. In Italia abbiamo l’unica eccezione di Mogol, figura molto nota e decantata. Per il resto, salvo che si abbia l’accortezza di approfondire la conoscenza di una canzone, ci sono autori nascosti che spesso ignoriamo. Si ritiene, ad esempio, che Renato Zero, comunque grande cantautore, abbia scritto tutte le sue bellissime canzoni. Così si dimentica l’importanza di una figura come Franca Evangelisti. Ancora: molti sostengono che la più bella canzone scritta da Zucchero sia Diamante, ignorando che sia stata invece scritta da Francesco De Gregori. Sulla musica straniera la nostra scarsa conoscenza ci induce a errori o a forme di disinformazione ancora peggiori. Chiedete in giro chi siano Lieber & Stoller e in tanti vi risponderanno che è il marchio di una marmellata tedesca. Non è triste tutto questo? Eppure, senza quei due autori la storia del rock’n’roll non sarebbe la stessa.

Alcuni esempi su cui riflettere

Tornando sull’argomento “meglio originale o cover?”, troppo spesso siamo limitati dalla nostra scarsa disponibilità ad approfondire. Eccovi tre esempi eclatanti.

Knockin’ On Heaven’s Door

Knockin’ On Heaven’s Door è una delle canzoni più celebri di tutti i tempi. Non esiste cover rock-band di una certa epoca che non l’abbia messa almeno una volta nella propria scaletta. Non solo le generazioni più giovani, ma anche un nutrito gruppo di persone di età più adulta conoscono perfettamente la cover dei Guns N’ Roses. Se va bene, sanno che la canzone non è loro ma, di chiunque sia, non hanno mai ascoltato l’originale. E se anche lo hanno fatto, per sbaglio o per un minimo di curiosità, ne sono rimasti perfino delusi. Come paragonare il rock scintillante e acrobatico dei Guns N’ Roses con quella versione minimalista e acustica di Bob Dylan? Peccato che quella canzone sia stata concepita come parte centrale della colonna sonora di un film western. Leggendo lo scarno ma meraviglioso testo di Dylan si intuisce che la canzone si riferisce al momento in cui un uomo del West vuole abbandonare le armi e il suo distintivo. Hanno fatto bene i Guns N’ Roses a fare quella cover? Certo che sì. Ma perché ignorare il significato, la provenienza e di conseguenza anche il motivo per cui Dylan l’ha concepita con quei suoni?

Trapped

Chi, come me, è fan di Bruce Springsteen adora la splendida versione live di Trapped che il Boss si è inventato, riprendendo una canzone non particolarmente nota di Jimmy Cliff. Una cover stupenda, di una potenza sonora e vocale inaudita. Ce ne siamo tutti innamorati. In quanti di noi, però, si sono presi la briga di andare ad ascoltare l’originale? E se anche lo abbiamo fatto, in quanti di noi hanno tentato di capire perché Jimmy Cliff l’abbia concepita in quel modo. Intendiamoci: Bruce ha fatto un lavoro superbo. Non si è limitato a trasformare una canzone soul-reggae in una potente rock, ma l’ha anche profondamente modificata. La linea di canto, specie nelle strofe, è così diversa da farla sembrare un’altra canzone. Quando, però, ci viene da pensare che l’originale di Jimmy Cliff faccia fondamentalmente schifo rispetto alla reinterpretazione di Springsteen, dovremmo fare un respiro profondo. Quella canzone con quel testo stupendo, che sia di protesta o semplicemente di struggimento sentimentale, è stata costruita in quella versione reggae-soul non a caso. In quegli anni, quelli erano i generi musicali con cui la gente di colore, specie giamaicana esprimeva la propria rabbia e il proprio dolore.

You Make Me Feel (Like A Natural Woman)

Un caso molto particolare è quello di You Make Me Feel (Like A Natural Woman). La canzone, portata al successo nel 1967 dalla regina soul per eccellenza, Aretha Franklin, non conosce limiti di popolarità. Certamente un grande merito va alla voce e al carisma di una delle più grandi interpreti di tutti i tempi. Molti, però, ignorano che questa canzone d’amore fu scritta per la Franklyn dal paroliere Gerry Goffin (un altro alieno!) e dalla cantautrice Carole King. La King, che poi pubblicò anche una sua versione (una sorta di cover di se stessa), è un’eccellente cantautrice americana. Tra la seconda metà degli anni ’60 e la prima degli anni ’70, lei scrisse canzoni rimaste nella storia della musica popolare. È lei, ad esempio, l’autrice anche di un altro grande classico come You’ve Got A Friend. In tanti conoscono solo la versione di James Taylor, che spesso viene erroneamente ritenuto anche l’autore della canzone.

In chiusura…

Gli esempi che ho riportato sopra – è opportuno ribadirlo – non vogliono mettere in discussione la bellezza delle tante versioni cover che hanno reso celebri canzoni meno note. L’obiettivo del mio articolo è semplicemente di riportare in luce e dare il giusto merito a chi ha avuto l’intuizione artistica, creativa e poetica di scrivere quei brani. Un momento magico, quello della creatività artistica, che spesso diamo per scontato, ma che invece rappresenta la genesi, il concepimento, il momento zero. Quanta grande musica oggi non potremmo ascoltare se quei fogli fossero rimasti bianchi?

 

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Dario Migliorini

 

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