Otis Redding, (Sittin’ On) The Dock Of The Bay

sittin' on the dock of the bay
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Dario Migliorini

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Ci sono canzoni che, senza essere tecnicamente dei capolavori, esprimono per te una tale bellezza da diventarli? Per me una di queste è (Sittin’ On) The Dock Of The Bay, scritta da Otis Redding e Steve Cropper nel 1967 e cantata dallo stesso Redding. (Sittin’ On) The Dock Of The Bay fu abbozzata dal grande cantante soul nell’estate del 1967, mentre abitava una barca ormeggiata nel porto di Sausalito (California). Nel novembre successivo, coadiuvato dal chitarrista e produttore Steve Cropper, Redding la registrò a Memphis. Alla sua fama ha contribuito, oltre alla sua bellezza senza tempo di ballata tra il soul e il rhythm & blues, anche la tragica morte dello stesso Redding, avvenuta in un incidente aereo il 10 dicembre di quell’anno. (Sittin’ On) The Dock Of The Bay fu infatti pubblicata postuma e divenne la prima canzone postuma nella storia della musica a raggiungere il n. 1 della classifica USA.

UNA VITA IN POCHI VERSI

Nel 1967, mentre era in viaggio per promuovere il suo disco King&Queen, Otis Redding scelse di soggiornare su una barca ormeggiata a Sausalito (California), porto nella baia di San Francisco. In quei giorni gli capitò spesso di osservare il movimento delle navi che andavano e venivano nella baia e prese a prendere appunti per una nuova canzone. In quella situazione gli succedeva spesso di soffermarsi sul molo del porto e di trovare l’ispirazione per versi che si appuntava su tutto ciò che gli capitava per le mani, dai fazzoletti di carta ai tovaglioli, fino alla carta igienica. La frenesia dell’attività portuale, in contrasto con la dolcezza delle onde che cullavano la barca su cui viveva, lo portarono a scrivere versi semplici e a volte ripetitivi, eppure così evocativi della vita di chi si è spostato in California in cerca di un futuro, ma ha trovato solo delusioni.

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Un uomo senza meta

I versi di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay (leggi qui la traduzione), in effetti, mostrano un uomo che trascorre le sue giornate seduto sul molo della baia, mentre le navi vanno e vengono per i loro traffici marittimi. La consapevolezza della propria inedia in una vita che lo ha portato a non concludere nulla di buono emerge dalle parole “wasting time” (perdere tempo), citato alla fine di ogni ritornello. Nonostante non possa essere considerata autobiografica (Redding stava conoscendo un grande successo nella musica), tuttavia la seconda strofa ha riferimenti alla sua vita. “Sono partito dalla mia casa in Georgia, diretto alla Frisco Bay. Perché non avevo niente per cui vivere e sembra che non mi arriverà niente lungo la strada”. È come se il cantante, che davvero proveniva dalla Georgia, in quelle giornate solitarie a Sausalito, avesse immaginato se stesso nell’ipotesi che non avesse raggiunto la fama e la ricchezza.

Tutto rimane uguale

Quando si è senza lavoro, senza obiettivi e si rimane schiavi di una strana situazione di “scomodo comfort”, sembra che tutto si fermi. L’uomo sembra adagiarsi nella monotonia di una vita che offre solo pochi movimenti e pochi suoni. I movimenti non sono propri, visto che il protagonista resta seduto “a far riposare le sue ossa”, ma sono quelli di ciò che vede di fronte a sé. Ma in quella baia può solo vedere le navi sbuffanti nel porto, le onde che salgono e si ritraggono in un ritmo perpetuo e i gabbiani che planano sopra le acque in cerca di cibo. Lui si arrende a quello: alla solitudine che non lo abbandonerà mai e alla sua inadeguatezza: “Non sono in grado di fare quello che dieci persone mi dicono di fare”. Nessuno, da una donna agli eventuali datori di lavoro, dalle istituzioni alla malavita, riesce a fargli combinare qualcosa.

I suoni del mare e dell’apatia

Degli arrangiamenti musicali parlerò a breve, ma (Sittin’ On) The Dock Of The Bay è celebre anche per due accorgimenti particolari. Il primo è il suono delle onde che si infrangono sugli scogli e dei gabbiani che volano sul porto. Un accorgimento che Otis Redding non poté conoscere: fu Steve Cropper ad aggiungerlo dopo la sua morte, prima di pubblicare la versione definitiva. Un elemento distintivo che dona un senso di mestizia e di pace al brano fin dai primi istanti. Il secondo è il fischio nel finale sfumato del brano. Fu lo stesso Redding, da grande improvvisatore, a fischiettarlo davanti a Cropper. Quando quest’ultimo insistette perché venisse inserito nella registrazione, ottenne anche che fosse posto in chiusura del brano e non all’inizio, come voleva Redding. Un altro elemento di grande suggestione: il fischio spesso rende meno noioso e più musicale il trascorrere annoiato del tempo.

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UN SOUL COMPASSATO E INUSUALE

(Sittin’ On) The Dock Of The Bay si presenta come una ballata soul di tre minuti scarsi, dal ritmo compassato a mo’ di beguine che accompagna tutta la canzone senza variazioni. La struttura musicale è costruita sul bellissimo intreccio di un pianoforte e di una chitarra. Il pianoforte è presente da subito ed è suonato dal grande musicista Booker T. Jones, che lavora di fioretto. Non è da meno Steve Cropper, che con la sua chitarra entra dal primo ritornello e cesella riff davvero eccellenti. Il lato soul della canzone è donato soprattutto dalla presenza di una sezione fiati, che entra dalla seconda strofa e accompagna la canzone solo a tratti, fornendo così un’ottima dinamica. Dell’inusuale assolo finale eseguito con fischio ho già detto. Questa canzone nel complesso si distingue dal resto della produzione di Otis Redding, normalmente impostata sul puro rhythm and blues, al punto che i discografici della Stax Records, sentita una prima take del brano, non volevano nemmeno considerarla. Del resto la morte improvvisa di Redding impedì l’ulteriore lavorazione sul brano, che lui avrebbe voluto arricchito di nuovi accorgimenti, tra cui i cori gospel delle Staple Singers. Ma, alla luce del grande successo, fu un bene che la canzone rimase nella versione che conosciamo.

Curiosità

La notorietà di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay si deve anche ad alcune celebri cover e al suo utilizzo nelle colonne sonore di grandi film. Eseguirono cover del brano, tra gli altri, Percy Sledge, Sam&Dave, Willie Nelson, Pearl Jam e Michael Bolton. Anche alcuni artisti italiani si cimentarono in sue versioni alternative: Elisa, Emma con Craig David, Franco Battiato nel suo disco Fleurs 2. Per ciò che riguarda il cinema la canzone rientrò nelle colonne sonore, tra gli altri, di Top Gun, Platoon e Hamburger Hill. Per questi ultimi due film non fu un caso: la canzone di Redding spopolò tra i soldati in guerra nel Vietnam, portandoli a sognare la dolce malinconia della baia di San Francisco. Segnalo anche che (Sittin’ On) the Dock of the Bay è 26ª nella classifica delle più belle canzoni della storia, secondo Rolling Stone.

Tira tu le conclusioni:

  • conosci Sittin’ On The Dock Of The Bay? Cosa ne pensi?
  • il fischio umano nella musica, una particolarità affascinante? Ti piace il suono del fischio associato alla musica popolare?
  • la Frisco Bay, ossia la Baia di San Francisco, è uno dei luoghi più decantati nella storia della musica americana. Sei mai stato a San Francisco?
  • il “dolce far nulla”… l’ho definito “scomodo comfort” a sottolinare una situazione di comodo che però non può portare a niente. Cosa ne pensi?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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2 Commenti

  1. Cristina

    Ciao Dario, ho letto il tuo commento come sempre scritto divinamente e sono andata ad ascoltare (Sittin’ on) the dock.. su Youtube (peccato non ci sia il link, o forse mi è sfuggito) e ti ringrazio perché ho aggiunto una perla al mio parco musicale preferito (ascolto Bruce quasi esclusivamente, ma a volte mi lascio coinvolgere da pezzi unici e meravigliosi di altri, Dire Straits o Mark da solo ad esempio, o roba grande come One degli U2 ecc e perché no, raramente ma anche qualcosa di italiano) scusa la divagazione😅 ancora grazie

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    • Dario Migliorini

      Ciao Cristina, sono contento di contribuire a farti conoscere nuovi ambiti musicali, in fondo è la mia missione. Approfondire Bruce, ma anche altra musica che con Bruce ha a che fare, sia per epoca sia, spesso, perché lo stesso Bruce ha amato questi cantanti e si è anche ispirato a loro. Anche a me piacciono molto i Dire Straits, ho già scritto alcuni articoli su alcune loro canzoni nella sezione Rock Europeo. Li hai letti? E poi, se hai tempo, lasciati incuriosire dagli autori che propongo come musica indipendente. C’è tanta roba buona.

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