Home » Blog Le Perle » Bruce Springsteen » Darkness On The Edge Of Town » Racing In The Street, Bruce Springsteen

Racing In The Street, Bruce Springsteen

Aggiornato il 15 Apr, 2021 | Words and Music |
Racing In The Street

Malinconica ballata semiacustica che, nel formato LP, chiude il primo lato del fondamentale album Darkness On The Edge Of Town del 1978, Racing In The Street è da molti ritenuta uno dei capolavori di Bruce Springsteen. A una melodia senza tempo, impreziosita dal vivo da un finale solo strumentale che lascia attoniti per la sua bellezza, Racing In The Street unisce un testo che contribuisce a formare la struttura portante della poetica di Bruce Springsteen. Protagonisti sono un uomo, una donna e un’auto. Dunque Racing In The Street come Born To Run o Thunder Road, verrebbe da dire. Invece cambia tutto! Gli anni sono trascorsi e quel sogno di fuga verso una metaforica terra promessa si è trasformato in una realtà molto più dura, nella quale le corse clandestine sulle strade di fuoco sono i soli brividi di una vita altrimenti piatta, spesso solo un espediente di sopravvivenza. Anche il sogno d’amore vacilla.

GIOVENTU’ BRUCIATA

Bruce Springsteen riesce a mettere nei versi di Racing In The Street tutto quello che hanno rappresentato James Dean, Steve McQueen e altri eroi leggendari della strada per il cinema. Ci sono il talento per il volante, l’amore per il pericolo e l’incapacità di alzare il piede dall’acceleratore. Soprattutto l’impossibilità di coniugare il bisogno di correre al limite con la vita di relazioni e di progetti che si presume debba condurre una persona normale: una casa, una vita di coppia, i sentimenti, la famiglia. Il personaggio di Springsteen in Racing In The Street potrebbe essere il Jim Stark di Gioventù Bruciata o lo stesso James Dean. Persone predestinate alla sofferenza, fino alla morte, pagando il prezzo di chi osa vivere oltre quella sottile linea che separa il possibile dall’irraggiungibile.

Vivere o morire: il concetto capovolto

In Racing In The Street il protagonista e il suo partner corrono sulle piste, ma, quando queste chiudono, gareggiano anche in strada nelle corse clandestine. Corrono per soldi e, con il loro talento, riescono a vincere. Se nella prima strofa ci viene presentata la situazione, nella quale i due uomini sfidano e sconfiggono chiunque gli capiti a bersaglio, nella seconda strofa il protagonista spiega il motivo che lo spinge a rischiare la vita: “Alcuni ragazzi rinunciano semplicemente a vivere e iniziano a morire lentamente, un poco alla volta. Altri rientrano a casa dal lavoro e si danno una lavata, poi vanno a gareggiare in strada.” Ecco che i concetti di vita e di morte si capovolgono. Nella normalità il concetto di vita è collegato al senso di sicurezza e all’assenza di pericolo. Per chi corre in auto, invece, il valore di una vita vissuta si trova solo rischiando la morte; solo laddove c’è il pericolo di morire si trova la vita. Quelli che, invece, tornano a casa, cercando serenità e riposo dopo una giornata di lavoro, “iniziano a morire lentamente, un poco alla volta”.

Morte lenta o morte veloce?

Ci sono persone che vivono al limite perché si sentono predestinate. C’è chi tenta di calcolare il rischio e chi affronta il pericolo, sprezzante del valore stesso della vita. Lo fanno perché, pur consapevoli del rischio di una morte rapida, in caso contrario andrebbero incontro a una morte lenta interiore. Quella che aspetta chi muore giorno dopo giorno sotto i colpi di un macchinario in fabbrica, che ti dà la paga ma ti toglie la salute (parallelo con Factory) o sotto i colpi della monotonia di una vita che non ti riserva nulla (parallelo con Something In The Night e Streets Of Fire). E allora ecco che l’uomo di Racing In The Street torna a casa, si cambia e esce in strada. E corre. Corre e schiaccia a tavoletta l’acceleratore per tentare di essere il migliore o anche solo per sentirti vivo.

Amore verso il sole o nella polvere?

In Born To Run il protagonista prometteva alla sua Wendy una camminata verso il sole nella follia dell’amore. Ora sono trascorsi tre anni e quel ragazzo lavora, poi torna a casa e esce nella sera estiva a correre in auto per le strade. E che fine hanno fatto le Sandy, le Wendy o le Mary di allora? Loro aspettano a casa, con il carico pesante di tanti sogni infranti. Aspettano con la morte nel cuore i loro giovani uomini, che avevano promesso amore folle. Quella promessa si è infranta (parallelo con The Promise) e di folle ora quegli uomini hanno solo le sfrenate corse notturne in cui rischiano la vita. Adesso quelle ragazze aspettano i loro giovani uomini, sapendo che in quella notte o in una delle successive potrebbero non tornare più. E invece ogni notte, quando il protagonista di Racing In The Street rientra, trova lei nel letto al buio che l’aspetta. Lei gli chiede se è andato tutto bene, ma dentro sta morendo.

Odiare di essere nati

Lei siede sola nella veranda della casa che le ha lasciato suo padre (perché lui non è riuscito nemmeno a garantire una propria casa alla coppia) e “fissa il vuoto da sola nella notte con gli occhi di una che proprio odia di essere venuta al mondo.” Questo è uno dei versi più tristi ma più belli di tutta la poetica di Bruce Springsteen. Odiare di essere venuti al mondo non significa desiderare di morire a causa del rimpianto di qualcosa di bello che un tempo si possedeva e ora non c’è più. Significa invece detestare di essere nati, ossia non avere nemmeno qualcosa di bello da rimpiangere. E soprattutto significa non avere scelta: quella ragazza non ha potuto scegliere se nascere o meno. Anche se il ragazzo tenta di tenere viva la promessa (“Stanotte la mia piccola ed io correremo fino al mare e laveremo via dalle nostre mani questi peccati”), quel senso di predestinazione torna inevitabile nell’ultimo ritornello: “Perché l’estate è arrivata ed è il momento giusto per andare a gareggiare in strada”. 

NOTE DI UNA BELLEZZA SCONFINATA

Questo vero e proprio racconto in poesia è accompagnato da una melodia meravigliosa, suonata dalla E Street Band. Alla già splendida versione da studio, in cui il pianoforte di Roy Bittan traccia l’armonia e l’organo di Danny Federici il tema musicale con un finale sommesso e malinconico, si aggiungono le numerose versioni dal vivo, nelle quali Springsteen decide di chiudere il brano con una sorta di prova d’orchestra. La inizia solo il pianoforte, a cui si aggiungono nel secondo giro la batteria e l’organo. Il basso e la grancassa prima, e le chitarre e il sax poi, offrono un crescendo strumentale da brividi, di quelli che ti fanno chiudere gli occhi e ti trasportano in un’altra epoca, in spazi aperti, in sogni senza tempo. Esiste poi una versione alternativa, quella più energica registrata in studio nel 1978, scartata per il disco di allora, ma pubblicata nel doppio di inediti The Promise nel 2010. Una versione più rock, nonostante la presenza importante dell’armonica a bocca, per gran parte diversa nel tema melodico e anche in alcune parti di testo. Una versione che non avrebbe certo sfigurato allora e che è stato un piacere conoscere, seppur tardivamente, nel nuovo millennio.

Curiosità

Nel corso del tour di Darkness On The Edge Of Town Bruce Springsteen volle che il finale strumentale chiudesse con una variazione di accordi rispetto al tema principale che poi, dal The River Tour in poi, si perse, come testimoniato dalla celebre versione che finì nel cofanetto Live 1975-85. Dopo diverso tempo, nel quale la canzone ridusse al minimo la sua presenza nelle setlist dei concerti, dal Reunion Tour in poi Racing In The Street è tornata a essere suonata più di frequente, richiesta e acclamata dai sostenitori di tutto il mondo.  In diverse occasioni, come ad esempio nella bellissima versione dal vivo registrata nel 2009 al Paramount Theatre di Asbury Park per il cofanetto celebrativo di Darkness On The Edge Of Town, quella variazione armonica tornò a comparire in tutta la sua bellezza.

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Condividi questo articolo

Ho selezionato per te questi 2 articoli

Seguimi sui Social

Il mio Romanzo

Commenti

Recensioni recenti

Dario Migliorini

Dario Migliorini

Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *