Reason To Believe, Bruce Springsteen

reason to believe
Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Reason To Believe è il brano che chiude la tracklist di Nebraska, il celebre album solista di Bruce Springsteen del 1982. Si tratta di un brano acustico che, più che affondare le sue radici nel folk, si ispira al rock con una forte inflessione blues. Le versioni full band dal vivo di Reason To Believe, presentate da Springsteen con la E Street Band, ma anche di altri autori che ne hanno eseguite delle cover, confermano l’origine blues rock di questa canzone. In un album che indaga sull’umanità in modo talvolta crudo, portando in evidenza il lato oscuro e tragico dell’animo umano, Reason To Believe è il naturale capitolo di chiusura, in cui l’umanità trova piccoli momenti di riscatto. Non troviamo più assassini, condannati a morte o persone alla disperata ricerca di un senso per la loro esistenza, ma persone che quella ragione la trovano, scavando nel profondo della loro anima.

UNA RAGIONE PER VIVERE

Reason To Believe (leggi la traduzione qui) è un inno all’umanità. La canzone si compone di quattro strofe, ognuna delle quali racconta di piccole storie vissute da persone che, per un motivo o per l’altro, stanno soffrendo. E ogni strofa termina con la stessa considerazione: “Ancora alla fine di ogni giorno duramente guadagnato, la gente trova una ragione per credere.” La domanda che si pone il narratore (lo stesso Bruce, in ultima analisi) è come sia possibile che l’uomo, nonostante i problemi, le delusioni e le batoste, trovi sempre un motivo per andare avanti, per amare, per credere in qualcosa. Di questo è sorpreso il narratore e se lo chiede insistentemente, perché è una cosa che gli sembra strana e non se la sa spiegare. Canta Bruce: “Struck me kinda funny”. Quella stessa umanità che lungo tutto Nebraska si è autoinflitta violenza e morte, ora mostra un desiderio di vita e di speranza.

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Un cane morto e una donna sola

La prima strofa narra più che una storia, un momento. Il narratore sta guidando e ad un tratto vede un’auto ferma con la portiera aperta. Lì di fianco scorge un uomo piegato sopra un cane morto sul ciglio della strada. Con un piccolo bastone l’uomo lo scuote, sperando che l’animale si risvegli e corra via libero. Nella seconda strofa troviamo una donna sola. Nonostante lei abbia donato tutta se stessa all’uomo che amava, lui un giorno l’ha abbandonata. Da allora lei aspetta il suo ritorno giorno dopo giorno all’imbocco della strada di casa. Due storie che hanno in comune l’amore e la fedeltà, due storie speculari. Da un lato l’uomo che veglia su un cane, simbolo di fedeltà, dall’altro una donna che, come farebbe un cane fedele, aspetta fiduciosa il ritorno della persona che ama. In entrambi i casi persone che trovano una ragione per credere.

Nascita e morte

La terza strofa contiene in realtà due storie, ma Springsteen le collega inscindibilmente, perché rappresentano la continuità della vita e dell’umanità. E’ anche la strofa in cui è più forte l’aspetto religioso. La prima sequenza ritrae un battesimo al fiume. In pieno richiamo del battesimo di Gesù da parte del Battista, un bambino viene iniziato alla vita da cristiano con la rimozione del peccato originale. Nello stesso momento, in una baracca non tanto lontana, ritrovano il corpo di un vecchio solitario. Qualcuno si prende cura del suo funerale, così lo portano al cimitero e pregano per la sua anima. Una vita che finisce, una vita che inizia. Bruce ancora è incredulo: nonostante la sua cultura di provenienza sia permeata di cattolicesimo, ancora si chiede dove si trovi un motivo per credere. Anzi, in questo caso lo chiede direttamente da Dio.

Lo sposo abbandonato

La storia della quarta e ultima strofa è speculare a quella raccontata nella seconda. Ora è l’uomo nei panni di chi viene lasciato e la donna nel ruolo di chi scappa. Torna il fiume, tanto caro a Springsteen lungo tutta la sua discografia sia come luogo fisico sia come simbolo di vita che scorre (ricordate Hungry Heart) e di spiritualità collettiva (come non pensare alle lunghe presentazioni della E Street Band nell’intermezzo di Tenth Avenue Freeze-Out. Anche in questo caso il fiume scorre silenzioso e senza impeto, ma il tumulto interiore è in uno sposo che attende invano la sua promessa sposa all’altare in riva al corso d’acqua. Arriva il tramonto e gli invitati se ne stanno andando. Mentre smontano tutto, lo sposo si siede in riva al fiume, pensa al suo amore e scava in fondo alla sua anima per cercare una ragione per credere.

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UNA GRANDE ARMONICA NELLA TRADIZIONE BLUES

La versione originale da Nebraska è limitata a una chitarra battente su armonie blues, una voce ruvida e cupa, mentre si sentono alcuni piccoli inserti che sembrano provenire da un’altra chitarra suonata sugli armonici. Lo strumento solista è l’armonica che Springsteen riesce davvero a fare rendere nel pieno della tradizione blues rock. La centralità dell’armonica rimane anche quando Bruce presenta la canzone dal vivo, sia in versioni full band, sia in nuove versioni da solista. Nel primo caso si ricordano le performance durante il Born In The USA Tour, quando la band interveniva delicata con una base ritmica soft e un denso tappeto di tastiere, e alcune versioni negli anni più recenti, in cui Reason To Believe è diventata quello che era già nella testa di Bruce alle origini: un ruvido pezzo blues rock. Fu davvero eccentrica la versione da one-man-band nel tour Devils & Dust, in cui Springsteen la cantò con il microfono carico di distorsione utilizzato per l’armonica. In tutti questi casi Bruce ha avuto occasione di mostrare la sua ottima padronanza sull’armonica a bocca. L’assolo finale nella versione Live 1975/85 è, a mio parere, tra i suoi migliori di sempre.

Curiosità

Oltre alle diverse versioni riproposte da Springsteen, Reason To Believe è stata resa in tante versioni da altri artisti. Negli Stati Uniti d’America ottenne un buon successo la cover del 1985 dei Beat Farmers, una versione country rock molto veloce con le chitarre a pieni giri. Si contano almeno altre dieci versioni della canzone incise in album di altri artisti, tra cui alcuni rientrati in dischi-tributo allo stesso Springsteen e, in particolare, all’album Nebraska. Ma la cosa ancora più sorprendente è il grande numero di cover tributate alla canzone da tante persone ordinarie, musicisti e cantanti non professionisti, che hanno pubblicato le loro versioni su YouTube, testimoniando il loro amore per questo brano così colmo di significati.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Reason To Believe e l’album Nebraska?
  • Una ragione per credere, che sia in un Dio o semplicemente nella vita, nonostante le esperienze negative. Cosa pensi di questo argomento complesso?
  • Il folk, il blues e il rock. Sonorità e ritmi diversi, ma una radice comune. Cosa ti piace di più?
  • Uomini e donne che scappano, donne e uomini che rimangono soli. Argomenti centrali in The River e poi in Nebraska. Ti vengono in mente dei parallelismi?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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2 Commenti

  1. ANNA MARIA

    non saprei dire quale mi piace di più. certi blues mi piacciono più di certi folk, e certi folk mi piacciono più di qualche rock.
    ma sono comunque i miei generi preferiti in assoluto!
    posso fare una classifica seguendo l’ordine temporale in cui li ho conosciuti. primo il rock, secondo il folk, terzo il blues.

    un piccolo appunto. quel modo di cantare distorto usato in qualche concerto dal vivo non mi piace proprio.
    non lo so perchè, non saprei trovare la ragione, forse qualcosa di inconscio, ma insomma, mi dà sui nervi!

    hai ragione, questa canzone affronta un argomento assai complesso, ci sarebbe tanto da argomentare, e stasera sarei un pò stanchina (cit.)

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    • Dario Migliorini

      Per semplificare diciamo che il folk parla, il blues suona e il rock fa entrambe le cose… Che dici?
      Anch’io non amo particolarmente il cantato distorto nel microfono dell’armonica. Ovviamente ha un significato: aumentare il senso di rabbia e di sofferenza. Però anch’io preferisco che la voce canti per quello che è il suo timbro.

      Rispondi

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