Adelita è la terza traccia di Inyo, il quinto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. La canzone è stata anche la quinta anticipazione della raccolta, prima dell’uscita del 27 giugno 2025, dopo Rain In The River, Blind Spot, Faithless e Repo Man. Adelita è una canzone in pieno stile mariachi, una rarità ma non una novità assoluta per Springsteen. In realtà lo sarebbe stata se Bruce avesse pubblicato Inyo quando l’ha inciso, intorno alla metà degli anni ’90. Fino ad allora, infatti, non aveva mai registrato nulla con quelle sonorità. Nemmeno quando, in The Ghost Of Tom Joad, aveva cantato di messicani che entravano clandestinamente negli Stati Uniti d’America in cerca di dignità e di un futuro. Le due volte in cui Bruce ha pubblicato qualcosa in stile mariachi (ne scrivo più avanti) risalgono dunque a momenti successivi agli anni ’90. I Novanta erano gli anni in cui Springsteen, trasferitosi in California, iniziò ad appassionarsi alle storie di immigrazione clandestina e di illegalità, ma anche alla storia messicana in senso lato. Adelita ne è un esempio significativo.
Adelita: racconta Springsteen…
The Ghost Of Tom Joad, ma anche buona parte di Inyo, il lost album di appartenenza, restano fondamentalmente di genere folk con punte western, in tal senso prettamente americani. Adelita, come due altre tracce dell’album, The Lost Charro e Ciudad Juarez, oltrepassa il confine con il Messico, anche musicalmente. Lo fa sicuramente Adelita, una canzone le cui sonorità e i cui temi portano decisamente oltre il Rio Grande, il fiume che per lunghi tratti fa da confine tra le due nazioni, cantato da Springsteen in canzoni come This Hard Land e Matamoros Banks.
Adelita e le sonorità mariachi
Per le canzoni in stile mariachi Springsteen ha riunito in studio alcuni maestri messicani del mariachi. Si parla di Luis e Alberto Villalobos, Angel Ramos, Humberto Manuel Flores Gutierrez, Jorge Espinosa e Miguel Ponce. Un fatto, questo, che rende Adelita e le canzoni mariachi di Inyo differenti dai successivi ritorni di Springsteen a questo genere. Un esempio: We Are Alive, brano inserito in Wrecking Ball (2012), non vedeva negli accreditamenti musicisti mariachi, ma musicisti americani che si sono “prestati” al genere. Lo stesso avvenne quando Springsteen tornò su quelle sonorità nel 2014, in occasione del disco-tributo a Jackson Browne, Looking Into You. In quel disco, infatti, Bruce incise, accompagnato da Patti Scialfa, Linda Paloma, brano mariachi che Browne aveva inserito nel suo bellissimo The Pretender del 1976. Anche allora Bruce si era servito di musicisti americani che avevano conservato alcuni riferimenti a quel genere, anche se oggettivamente meno marcati rispetto all’originale di Jackson Browne. Adelita, invece, evidenzia sonorità pienamente mariachi. Si sente chiaramente la presenza di strumenti tradizionali come l’arpa, la guitarra vihuela e il guitarrón, oltre alle tipiche sezioni di trombe e violini. Anche i cori che compaiono in certi tratti della canzone sono tipici del genere. E non si può non ricordare l’amore di Springsteen per il cinema, per i grandi film western e per le grandi colonne sonore, tra cui quelle di Ennio Morricone, che proprio in quegli anni aveva conosciuto di persona. L’occhiolino al cinema Bruce lo strizza anche in Adelita, quando in certi passaggi ci sono inserti di percussioni che donano tensione e epicità.
Adelita e le eroine messicane della rivoluzione
Come sappiamo, The Ghost Of Tom Joad racconta ciò che avviene tuttora sul confine tra U.S.A. e Messico. Canzoni come The Line e Across The Border narrano le immigrazioni, per lo più clandestine, dei messicani che cercano fortuna negli Stati Uniti d’America, con il contorno di povertà e malavita. Adelita sposta invece il focus oltre i confini americani, nel territorio messicano. Nello specifico, Adelita racconta di una fase storica fondamentale per il Messico, risalente ai primi anni del 1900. Siamo ai tempi della rivoluzione messicana, una guerra civile che portò alla nascita della nazione messicana come lo conosciamo oggi. Quella rivoluzione, infatti, nata nelle regioni del Nord confinanti con gli U.S.A., portò alla conquista di Città del Messico, alla sconfitta del regime di Porfirio Diaz e alla firma dell’attuale Costituzione messicana. Tra i grandi artefici di quella rivoluzione ci fu Francisco Villa, più noto come Pancho Villa. Il suo esercito (i cosiddetti Villistas citati da Bruce) arrivò alla conquista di Città del Messico, grazie anche all’alleanza con altri eroi della rivoluzione, su tutti Emiliano Zapata e Francisco Madero. In questo contesto storico si inserisce la storia raccontata da Bruce Springsteen in Adelita. Perché le donne messicane ebbero un ruolo fondamentale per il successo di quella rivoluzione.
Adelita e le “soldaderas”
Furono tantissime le eroine che sostennero la rivoluzione messicana. Alcune di queste, come Elisa Acuña e Juana Belén Gutiérrez, divennero famose. Tante altre, invece, rimasero nel più totale anonimato, schiacciate dalla popolarità dei grandi nomi di generali e combattenti uomini. Del resto, quella messicana era una società molto tradizionale e, di conseguenza, fortemente maschilista. Il ruolo fondamentale di quelle donne per la rivoluzione non si limitò, come in altri conflitti, a quello di attiviste, di infermiere o di collaboratrici, ma anche di vere e proprie soldatesse. Le soldadas o soldaderas che Bruce cita nel testo. Tra queste proprio Adelita, personaggio immaginario nella cultura messicana, che omaggia le figure femminili e il loro ruolo determinante per il successo della rivoluzione. Come spesso avviene, la figura di Adelita fu nel tempo abbellita e addolcita, in una sola parola “americanizzata”, quasi che si trattasse di una donna bellissima, formosa e avvenente. In realtà, oggi si tende a pensare che l’immagine pubblica che si volle attribuire ad Adelita fu un modo tipicamente maschilista di sminuire i caratteri di forza e di mascolinità che quelle donne avevano mostrato nella rivoluzione. Le Adelite della rivoluzione erano donne ruvide e impavide, arcigne e coraggiose.
L’Adelita di Bruce unisce forza e dolcezza
Nel testo di Adelita, Springsteen, nonostante mantenga un importante riferimento storico, inserisce un elemento romantico. Una storia d’amore che nasce tra la donna emblema della rivoluzione e un americano del Texas. In effetti, i libri di storia raccontano che molti americani degli Stati di confine col Messico abbiano oltrepassato il Rio Grande per dare i manforte alla rivoluzione messicana. Bruce inserisce nella storia elementi di fortissimo romanticismo, ma conferma alla donna il carattere di forza e di coraggio. Si legge, infatti, non solo dell’amore tra i due, ma anche della sopravvivenza dell’uomo grazie al sacrificio di lei. Lei viene uccisa dai colpi nemici mentre coraggiosamente difende gli uomini, che giacciono feriti al suolo. Tra questi l’uomo che ama. L’altro elemento di intenso romanticismo è il carattere eterno dell’amore tra questi due eroi della rivoluzione. L’uomo, a cui Bruce dà la voce del narratore, in memoria della sua Adelita decide di rimanere in Messico a combattere tra i campesinos, senza fare mai più ritorno nel suo Texas.
In ricordo di un’altra “Adelita”
Nonostante sia soltanto una supposizione (e una bellissima suggestione), è bello pensare che quando in quegli anni Bruce abbia deciso di scrivere una canzone per la Adelita messicana, abbiamo pensato anche a un’altra piccola donna con lo stesso nome: sua madre Adele Ann Zirilli. Una donna che, in un modo meno epico e glorioso ma altrettanto edificante, ha cresciuto una famiglia in mezzo a mille difficoltà, anche quando era il marito era assente. In quella metà degli anni ’90 poi, nonostante la raggiunta serenità economica, Adele dovette prendersi cura del vecchio Douglas, ormai gravemente malato (morirà nel 1998). Alla fine, così come la immaginaria Adelita rappresenta tutte le soldaderas che hanno combattuto per la libertà in Messico, la quanto mai reale Adele Springsteen è l’emblema delle donne che in ogni epoca si sono sacrificate per le loro famiglie e per le loro comunità.
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Dei 5 brani pubblicati, devo dire che Adelita, per me, sta una spanna sopra gli altri. Belle le sonorità, bello il testo. Nel tuo, come al solito, puntuale e dettagliato commento, apprendo delle sonorità mariachi, in effetti, ascoltando brani di quel genere, gli accostamenti, le analogie, ci sono tutti. Io in realtà ci ho subito sentito, almeno in vari tratti, la musica d’ orchestra da colonna sonora e naturalmente l’ accostamento è andato subito al Grande Maestro Ennio Morricone, vedo con piacere che anche tu hai colto la sfumatura, e non credo che Bruce, l’ abbia fatto casualmente.
Bellissima la storia, anch’ essa in stile sceneggiatura come tanti brani del boss.
Giuseppe C.
Caro Beppe, grazie del commento. Adelita, e penso tutto l’album Inyo, lo immagino in parte come un’anticipazione di Western Stars. Dico in parte perché è vero che da un lato sembra ispirarsi alla musica da film e a Morricone, ma è altrettanto vero che Western Stars è comunque un lavoro musicalmente e liricamente americano a tutti gli effetti con un’orchestra alle spalle, mentre in Inyo sembra proprio aver suonato musica messicana con musicisti messicani.
Un abbraccio.