Ain’t Got You è il brano di apertura di Tunnel Of Love (1987), l’ottavo album di Bruce Springsteen. Del primo album che Springsteen ha pubblicato dopo il grandissimo successo di Born In The U.S.A., Ain’t Got You rappresenta uno degli episodi all’apparenza più leggeri. Se infatti Tunnel Of Love descrive le relazioni sentimentali dalle loro diverse angolature, dai momenti più solari e brillanti a quelli più critici, Ain’t Got You descrive in modo divertente e quasi autoironico l’amore come elemento che non si può comprare con il denaro o con ciò che si possiede. Brano squisitamente acustico, Ain’t Got You è stato riproposto raramente dal vivo e in due differenti versioni.

C’è tutto ma manca lei

Lo schema narrativo di Ain’t Got You (leggi la traduzione) è molto semplice. Springsteen elenca una serie di cose che il protagonista narrante possiede grazie alla sua ricchezza, dai gioielli alle automobili, dalle opere d’arte agli alimenti più succulenti. C’è anche la notorietà e tutto quello che essa porta: tutti vogliono essere amici del protagonista e le donne impazziscono per lui. Non manca un riferimento a una delle leggende più iconiche della storia della musica popolare americana: il patto con il diavolo che un musicista chiude in cambio del sacro tesoro del blues, lo stesso che siglò Robert Johnson in quel celebre incrocio di Crossroads. Eppure, l’unica cosa che l’uomo non riesce ad avere è l’amore della donna che ama. Lui ci prova ma lei lo rifuta. Tutta la canzone è impostata su questo schema che, quindi, rimane piuttosto diretto e privo, almeno apparentemente, di significati nascosti.

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Senza dubbio è Bruce

Viene automatico pensare che la canzone abbia un chiaro sfondo autobiografico e si può intuire che a narrare sia lo stesso Bruce, diventato ultra-ricco dopo la sua esplosione come rockstar a livello mondiale, ma ancora in pieno marasma dal punto di vista sentimentale, anche a causa delle difficoltà nel rapporto con la prima moglie, Julianne Phillips. Difficoltà che sfoceranno nel fallimento del loro matrimonio. L’ovvia conferma è arrivata durante il Devils & Dust Tour, quando lo stesso Springsteen introduceva la canzone spiegando scherzosamente che con la notorietà gli stavano succedendo le stesse cose cantate nel testo.

Errori e destini

Se questa è la lettura, viene quindi spontaneo collegare Ain’t Got You, seppur in tono molto meno drammatico, ad alcune canzoni del secondo lato di Tunnel Of Love, come Two Faces, Brilliant Disguise, One Step Up e When You’re Alone, nelle quali i temi centrali sono le difficoltà di coppia, con il loro carico di incomprensioni, mascheramenti e tradimenti. Dall’altro lato Ain’t Got You sembra contrastare con il significato delle due canzoni che la seguono nell’album, ossia Tougher Than The Rest e All That Heaven Will Allow, che invece vedono i rispettivi protagonisti maschili alle prese con il corteggiamento della donna amata e con il benessere anche psicologico determinato da una più generale situazione positiva di vita, nella predisposizione di accettare tutto ciò che il destino potrà concedere loro.

Non tutto arriva con uno schiocco di dita

Se è vero che Ain’t Got You ha il significato semplice e diretto sopra descritto, col senno del poi, ora che si conoscono le traversie di Springsteen anche in termini di insicurezze e di disturbi mentali che lo hanno colpito in quella fase della vita e che si sono poi trascinati nel corso dei decenni successivi, è possibile inquadrare il significato della canzone anche in un’ottica più ampia. Una generale insoddisfazione, il timore che questo nuovo status di rockstar ricca e famosa potesse invece incrementare il disagio psicologico, prendendo coscienza che non tutto quello che si vuole lo si può ottenere con un semplice schiocco di dita.

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Tra rock e blues

Proprio uno schiocco di dita è l’unico “strumento” che accompagna la voce di Springsteen nella prima strofa di Ain’t Got You, una canzone di brevissima durata (solo due minuti abbondanti) che si struttura di tre strofe e un inciso e si costruisce su una ritmica “3-2”, nota anche come Bo Diddley Beat, perché fu proprio il celebre cantante e musicista degli anni ’50 a introdurre questa ritmica nell’ambito del nascente rock’n’roll con canzoni come Mona e Bo Diddley. Dalla seconda strofa si inseriscono poi una chitarra acustica suonata con una ritmica smorzata sulle corde e un’armonica blues suonata “alla Paul Butterfield” che contribuisce a rafforzare l’assetto ritmico. Ad ulteriore rafforzamento della ritmica dalla seconda strofa interviene anche un suono elettronico che simula le bacchette della batteria che si percuotono tra loro. Sopra tutto questo, Bruce canta con una voce pulita una linea di canto particolare, che spazia dalle note più basse a quelle più alte di un’ottava, nello stile che fu dei grandi interpreti del rock’n’roll, in particolare di Elvis Presley.

Una rarità in due diverse versioni

Ain’t Got You è stata eseguita solo 51 volte dal vivo in occasione di due sole tournée, il Tunnel Of Love Espress Tour del 1988 e il Devils & Dust Tour del 2005. Nel primo caso il brano assunse una veste elettrica e venne unita a She’s The One, approfittando della stessa ritmica di base delle due canzoni. Il tandem durava circa 10 minuti e Ain’t Got You era eseguita solo con le percussioni di Max Weinberg e la chitarra elettrica che Bruce infarciva di distorsione e di virtuosismi blues. Nel corso del Devils & Dust Tour, invece, Ain’t Got You tornò in versione acustica, eseguita da Bruce in solitario, come del resto tutto il tour. Questa versione, tuttavia, differiva dall’originale in studio, perché abbandonava i riferimenti rock’n’roll per assumere tinte più vicine al country e al blues. In essa peraltro Bruce correva con le dita sul manico della chitarra, mostrando una tecnica in acustica che nel frattempo aveva notevolmente incrementato.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Ain’t Got You di Bruce Springsteen?
  • Quale delle tre versioni note (l’originale e le due “live”) preferisci?
  • Eri presente in uno dei concerti in cui l’ha eseguita insieme a She’s The One (in Italia solo a Torino e Roma nel 1988)?
  • la vita da rockstar, la ricchezza, la notorietà, il vivere tre metri sollevato da terra. Eppure, non tutto si può avere, soprattutto l’equilibrio e la “normalità”. Cosa pensi della parabola di Bruce in confronto a quella di tante altre rockstar?

 

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