Alieni è la seconda traccia della raccolta Altalena Boy/Vetulonia Dakar, pubblicata nel 2015 da Lucio Corsi. Incisa nel 2014, Alieni è una breve canzone dalla ritmica battente di stampo tribale. Le sue sonorità, tra organo e chitarre acustiche suonate sulle note acute, ricordano le atmosfere delle feste popolari di paese. C’è qualcosa anche delle musiche che accompagnavano gli spettacoli viaggianti, con tanto di fischietti e urla della gente. Ed è proprio in un piccolo paese che si ambienta la storia surreale narrata da Lucio Corsi. Nel caso specifico non può che trattarsi di un paese della sua Maremma ma, nell’Italia dei campanili e dei ristretti confini territoriali, potrebbe davvero essere ovunque. Ebbene, proprio in quel posto ad un certo punto compaiono gli alieni. Arrivano dall’alto questi esseri, che secondo i nostri luoghi comuni e certe narrazioni cinematografiche sono davvero disumani. “D’altronde su Marte a chi ritarda gli tagliano le mani“, canta Lucio Corsi con ironia. E, data la scarsa puntualità di cui sono proverbiali protagonisti gli Italiani, c’è davvero di che aver paura.
Alieni: la guerra allo straniero
Di fronte a questa presunta aggressione extraterrestre, ecco che la gente del piccolo paese si pone immediatamente in un assetto di difesa. Compaiono fucili, cani da guardia, calci, pugni e persino tuoni. La paura e il luogo comune trasformano quel popolo pacifico in gente violenta. Anche l’invidia fa la sua parte: infatti, invidiosi di non riuscire a volare come gli alieni, gli umani li cacciano via. Non si rendono nemmeno conto che, in realtà, i visitatori dello spazio si erano avvicinati alla Terra soltanto per curiosare. In Alieni Lucio Corsi utilizza, come succederà spesso, la fantascienza e altri ambiti letterari e tecniche liriche per tracciare un’allegoria del genere umano. In questo caso, il musicista toscano ironizza sulla chiusura mentale e culturale della gente, specie nei piccoli paesi. Viene spesso rigettato tutto ciò che appare diverso e contrasta con le proprie, solide certezze. Il forte senso ironico che pervade la canzone si riscontra, in particolare, nella figura del cane. L’animale, addestrato dal suo padrone, ringhia così spesso che ormai non sa più abbaiare, canta Lucio. Vi si legge, in metafora, l’uomo stesso, soprattutto al tempo dei social: ormai incapace di parlare e discutere pacatamente, è sempre pronto ad aggredire.
“Extraterrestre, portami via”
Eugenio Finardi non è indicato tra i cantautori italiani che più hanno ispirato la musica e i testi di Lucio Corsi. Se questo è vero, è comunque interessante tracciare con collegamento con Extraterrestre (ascolta qui), la canzone più celebre del cantautore milanese. Un parallelo che non si sostanzia tanto nell’aspetto musicale, così diverso tra i due artisti, in particolare nelle due canzoni in esame. Dal punto di vista lirico invece, sembra esserci una forte congiunzione di temi. Nella canzone di Finardi il protagonista vorrebbe fuggire dal pianeta Terra per allontanarsi il più possibile da ciò che l’ha ferito. Tuttavia, una volta tra le stelle, l’uomo si rende conto che lassù è ancora più solo. Così cerca disperatamente quell’extraterrestre perché lo riporti a casa. Un tema che si lega molto alla narrazione di Lucio Corsi, nelle cui canzoni è molto forte il contrasto tra il desiderio di fuga nello spazio e l’amore per la terra, in particolare per la propria terra d’origine.
Ascolta Alieni
Torna alla recensione dell’album Altalena Boy/Vetulonia Dakar
Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!





0 commenti