Altalena Boy è la prima traccia della raccolta Altalena Boy/Vetulonia Dakar di Lucio Corsi, pubblicata nel 2015. Registrata a novembre 2014, quando il cantautore toscano aveva soltanto 21 anni, Altalena Boy è una ballata lenta a tempo di sei ottavi, basata su un accompagnamento di piano elettrico e di organo Mellotron, su cui si inserisce il sassofono da strumento solista. Il sound proviene dritto dai primi anni ’70, quando David Bowie e Lou Reed imperversavano tra luccichii e travestimenti. Lucio Corsi canta in Altalena Boy la fantasiosa storia di un ragazzo che per primo riuscì a fare il giro della morte con l’altalena. Quel giro completo a 360 gradi, però, lo fece sparire nel nulla. Diventò così un caso mediatico, un fenomeno avvolto nel mistero. Le voci e le notizie si inseguirono: dove fosse sparito quel ragazzo diventò l’argomento del momento. La stampa raccolse testimonianze, ma il mistero si infittì e il caso è tuttora irrisolto.
L’allegoria della società contemporanea
L’approccio favolistico e surreale, un marchio di fabbrica di Lucio Corsi, consente al cantautore di tracciare in Altalena Boy una pungente allegoria della società odierna. Tra personaggi reali (il nonno e la nipotina nel parco, gli zingari nel campo alla periferia di Roma), immaginari (gli alieni) e umanizzati (gli alberi dalle folte chiome), il folletto toscano e il suo spericolato personaggio si fanno beffe del sensazionalismo degli attuali media d’informazione. C’è chi crea il fenomeno e chi costruisce la propria verità su ipotesi e dicerie. In questo modo le verità si moltiplicano, al punto che nella canzone il ragazzo subisce diverse (im)possibili sorti: essere stato rapito dagli alieni per essere studiato, ad esempio, oppure dagli zingari per essere venduto. Ma potrebbero essere stati, invece, gli alberi a nasconderlo tra le loro grandi chiome, magari in complicità e non con un intento repressivo o punitivo. Qualcuno l’ha perfino visto in Giappone vestito da Zorro in un finale che può sembrare il culmine dell’assurdo ma è, ahimé, quanto mai ricorrente nell’era del fake.
La polemica sul presunto razzismo
Ha generato polemiche, a proposito di bolle speculative nel settore dell’informazione, il verso in cui Lucio Corsi canta il coinvolgimento degli zingari nel rapimento del ragazzo dell’altalena. Non soltanto questa polemica è un eccesso dell’approccio politically correct che spesso si riscontra nella comunicazione odierna. Ma in realtà Lucio Corsi, nel significato sotteso della sua canzone, esprime esattamente il concetto opposto rispetto al luogo comune per cui i Rom rapiscono i bambini. Infatti, in questa storia surreale, anche il rapimento dell’Altalena Boy da parte dei Rom è evidentemente per Lucio Corsi una diceria strampalata che si costruisce su dicerie popolari.
I due video di Altalena Boy
Singolarmente la canzone, terzo singolo del disco, fu accompagnata addirittura da due video, entrambi realizzati dal fidatissimo Tommaso Ottomano. La situazione di fondo è la stessa: Lucio Corsi suona e canta in uno scantinato sporco e disordinato, seduto a un organo sgangherato che si sposta in continuazione a destra e a sinistra. In entrambi i video il ragazzo ha a portata di mano un bicchiere e un posacenere strabordante di mozziconi di sigaretta ma deve controllare che non cadano. Nella versione definita “tranquilla” del video, Lucio è vestito normalmente e non ha trucco sul volto. Si notano soltanto i capelli voluminosi e cotonati, tipici del glam rock, e le unghie delle mani pitturate. Nel seconda versione, definita “sgravata“, la scena si ripete ma il ragazzo ha il viso completamente coperto di trucco bianco e indossa una sorta di pelliccia, di quelle che andavano di moda negli ambienti naif degli anni ’70.
Ascolta Altalena Boy
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