Recensione Before The Deluge, Jackson Browne

di Dario Migliorini
La musica Americana | Recensioni
Before The Deluge
Before The Deluge, canzone di chiusura dell’album Late For The Sky (1974), è la canzone-manifesto del cantautore californiano Jackson Browne. Tra i migliori esponenti del folk-rock statunitense degli anni ’70,  Jackson Browne sviluppò in quegli anni una forte sensibilità ecologica e anticonsumista. Before The Deluge ne rappresentò il manifesto assoluto benché, come vedremo, piuttosto disilluso. La linea ecologista e antinucleare proseguì artisticamente con il rilascio dell’album Running On Empty (1977). Soprattutto, culminò due anni dopo con la fondazione del MUSE (Movimento degli Artisti Uniti per l’Energia Pulita). A questo sodalizio Browne collegò l’organizzazione della famosa kermesse musicale No Nukes (No al Nucleare). A questi celebri concerti parteciparono artisti del calibro di James Taylor, CSN&Y, Bonnie Raitt, Bruce Springsteen, oltre ovviamente allo stesso Browne. Before The Deluge è una splendida ballata tra il folk e il rock, che vide peraltro la grande collaborazione tra Jackson Browne, pianista e chitarrista, e David Lindley, storico polistrumentista che nella canzone incanta con uno splendido assolo finale di violino.

Before The Deluge: l’umanità perduta

È difficile trovare una canzone che abbia descritto l’umanità nell’epoca del consumismo e del disinteresse verso le sorti del pianeta come Before The Deluge (leggi la traduzione). Jackson Browne, prendendo il prestito alcune immagini bibliche tra cui quella evocata nel titolo stesso, si rivolge alle generazioni che, dimenticati gli ideali degli anni ’60, sono state attratte dalla leggerezza e dalle comodità della società americana. In effetti, più ancora che parlare all’umanità in generale, Jackson Browne sembra rivolgersi a chi cullava gli ideali decaduti del decennio precedente. A coloro che avevano alimentato i forti principi di salvaguardia della natura e di lotta al più sfrenato consumismo e poi se ne sono dimenticati. Sono loro i sognatori e i folli che nella prima strofa avevano raccolto i mezzi per immergersi nuovamente nella natura. Sono sempre loro che hanno volato verso i loro ideali, spinti dall’entusiasmo e dall’innocenza della gioventù.

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La rivoluzione fallita

Le spinte rivoluzionarie, alimentate da forti ideali collettivi, molto spesso con il tempo perdono la loro energia. Alcuni dei leader si imborghesiscono o si lasciano attrarre da una logica di puro potere. Tanti dei giovani che li hanno seguiti, crescendo e comprendendo che il perseguimento di un grande ideale comporti tempo e fatica, si lasciano conquistare da una logica individualista e dalle sirene di una vita più comoda. E così, proprio mentre, a metà degli anni ’70, lui si accendeva verso quegli ideali, Jackson Browne trovò gente stanca e disinteressata. La seconda strofa di Before The Deluge racconta quella situazione: “E sulle ali pazze e coraggiose della gioventù, se ne andarono in giro volando nella pioggia, ma le loro piume, una volta così belle, vennero stracciate e ridotte a brandelli. Alla fine scambiarono le loro ali stanche con la rassegnazione portata dall’esistenza e barattarono il fragile e luminoso splendore dell’amore con il luccichio e il rossetto.” Ecco la sconfitta dell’umanità, ecco il tradimento dell’ideale.

Before The Deluge: una visione apocalittica

Il disinteresse dell’umanità verso la situazione del pianeta porterà, nella visione di Jackson Browne, verso una situazione apocalittica. La fine del mondo prende la forma del diluvio universale, con la progressiva immersione delle terre emerse. Un epilogo di sapore biblico in cui l’umanità è destinata a soccombere. La disillusione di Jackson Browne nei confronti di chi era attivo verso i temi ecologici e poi si è allontanato dagli stessi è lampante nella terza e ultima strofa. Anche coloro che “erano arrabbiati per come la terra era sfruttata dagli uomini che trasformavano la sua bellezza in potere” saranno vittime della furia della natura, che si prenderà la sua tremenda rivincita. La natura non guarderà in faccia a nessuno e non salverà nemmeno coloro che, almeno un tempo, si erano battuti per un ideale di salvaguardia della Terra. Una verità “così semplice e così immensa” – recita il testo. Considerando lo stato attuale del pianeta e la timida “corsa ai ripari” degli ultimi anni, Before The Deluge lanciò, mezzo secolo fa, un messaggio quanto mai profetico.

C’è un briciolo di speranza?

Nonostante l’umanità fosse a pochi passi dalla catastrofe, Jackson Browne aprì in Before The Deluge un piccolo residuo di speranza. Il bellissimo ritornello, infatti, che porta il folk-rock verso sonorità gospel, apre a tre concetti chiave. Il primo è la possibilità che la musica possa salvare l’uomo dalla caduta (“Così lasciate che la musica tenga alti i vostri spiriti”). Il secondo è la possibilità che qualcuno si possa salvare, in particolare le generazioni più giovani (“Lasciate che i palazzi tengano i vostri figli asciutti” dal diluvio). Il terzo è l’incitamento al rispetto della natura (“Lasciate che il creato riveli i propri segreti poco a poco”). Un verso essenziale, quest’ultimo: Jackson Browne stimola l’uomo a non provocare la furia distruttiva della natura, ma a scoprire i suoi segreti e a godere della sua bellezza giorno per giorno, senza abusarne.

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Before The Deluge: finissima ballata acustica

Before The Deluge è una ballata folk-rock mid-tempo della durata di oltre 6 minuti. Il testo, piuttosto corposo, occupa buona parte della canzone. Tuttavia, l’extra durata è dovuta anche a due giri identici di introduzione, che presentano il tema musicale. Soprattutto, al lungo assolo finale di violino, in cui il polistrumentista David Lindley concede alcuni spunti da grande virtuoso dello strumento. La struttura strumentale del brano è sostenuta, oltre che da un lavoro basico di batteria e basso, dall’armonia apportata dal solido pianoforte di Jackson Browne e dalla bellissima partitura di organo Hammond di Jai Winding. Ma è lo stesso violino di Lindley a fornire anche una meravigliosa contro-melodia rispetto al canto. Un elemento essenziale quanto splendido è rappresentato dai cori, che accompagnano il canto di Jackson Browne. Nelle strofe il sostegno vocale del coro è soltanto parziale, ma nei ritornelli le voci femminili irrompono nella loro bellezza, al punto da donare al brano un tocco gospel. I cori sono attribuiti alle cantanti country Beth Fitchet e Joyce Everson.

La canzone più “green”

Before The Deluge è una delle canzoni più amatedai fan di Jackson Browne di tutto il mondo. Anche in Italia il cantautore è molto apprezzato e Before The Deluge lo è altrettanto. Un recente sondaggio di Repubblica.it sulle più belle canzoni “green” (cioè che trattano cioè il tema ambientale) ha visto trionfare proprio Before The Deluge. Soltanto secondo un mostro sacro del pop come Michael Jackson e la sua Earth Song.

Per comprenderne la grandezza

  • La bellezza degli arrangiamenti musicali – a una ballata folk-rock non si chiede di essere complessa negli arrangiamenti, ma accompagnare adeguatamente il significato del suo testo. Melodia e musica perfetti per questo mix di disillusione e speranza
  • La significatività del testo – testo meraviglioso. Browne non scrive il classico testo-manifesto di lotta ma usa le figure retoriche come se fossero acqua per tentare, anche con l’ironia, si smuovere le coscienze.
  • La presenza di virtuosismi strumentali – in una canzone relativamente essenziale dal punto di musicale, spunta l’eccezionale performance di David Lindley al violino.
  • La prestazione vocale – la bella voce limpida e malinconica di Jackson Browne si accompagna, specie nei ritornelli, a cori stupendi che esprimono il senso di speranza espresso nel testo
  • L’originalità e la sperimentazione – non presente e non richiesto a una canzone cantautorale sul genere folk-rock
  • La rilevanza storica – è il primo grande passo di Jackson Browne nella sua battaglia ecologista, antinucleare e anticonsumista. Una battaglia che avrà molti proseliti in quegli anni. Jackson sarà, ad esempio, fondamentale per svegliare in Bruce Springsteen questa sensibilità. Non esisterebbe Roulette senza Before The Deluge e Jackson Browne
  • L’intensità emotiva e musicale dell’esibizione live – Jackson Browne ne ha eseguite diverse versioni live, tutte davvero intense. A volte in solitaria, a volte versioni molto di cariche di suoni e di ritmo rispetto all’originale in studio

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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