Recensione Blue Highway, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Blue Highway è l’undicesima traccia di Somewhere North Of Nashville, il quarto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. La canzone torna su una ritmica brillante di base rockabilly, anche se rimane più dolce e moderata rispetto ai brani country-rock che l’hanno preceduta nell’album. In effetti, Blue Highway tende molto al country più puro, in quanto ne riassume gli strumenti e le sonorità più tipiche. C’è ancora la rilevante presenza della pedal steel guitar che nella prima parte della canzone è l’unico strumento a dare armonia sopra la ritmica. Ma nella seconda parte della canzone entrano, come se fossimo in un revival country alla Grand Ole Opry, tutti gli strumenti tipici del genere, di cui Bruce si è servito lungo tutto l’album. Sul lato lirico, Blue Highway si costruisce sopra una metrica molto scarna, in cui dominano la parola blue, nel suo significato di triste, malinconica, e un’interessante metafora che, a mio parere, è l’elemento di maggiore spessore del brano.

Blue Highway: l’autostrada è la vita

Anche il testo di Blue Highway ha una metrica molto semplice e tipica di questo genere. L’elemento più interessante è il parallelo che Springsteen traccia tra l’autostrada e la vita. I chilometri percorsi rappresentano l’esperienza vissuta. Infatti, la triste autostrada del titolo non è altro che una metafora di ricordi del passato che attanagliano il protagonista e narratore, nonché dei dolori e delle sconfitte che ha sopportato nel passato. Dolori e tristi ricordi che perdurano nella sua testa come una lunga autostrada che non finisce mai e che si attorciglia su se stessa. Tutto è evidentemente legato a un importante amore finito. Per un po’ non lo si capisce, ma proprio nell’ultimo verso Bruce ci indica che quella triste autostrada che si avvolge nella sua testa è il pensiero di qualcuno che non è più con lui. A poco servono i buoni propositi di trovare un’altra donna e di costruire per lei una grande casa sulla collina. Quei ricordi tornano e non se ne vogliono andare. È interessante notare che il verso “pain and memory have been stilled” (“il dolore e i ricordi sono stati fermati”) tornano in tre canzoni scritte nello stesso periodo, vale a dire Blue Highway, Across The Border (da The Ghost Of Tom Joad) e When I Build My Beautiful House (da Inyo). Ed è ancora più singolare il fatto che questo verso ricorrente fosse in tutti e tre i casi legato all’idea di costruire una casa per se stesso e per la donna a cui il protagonista si rivolge. L’idea della nuova casa richiamava evidentemente a Bruce la sensazione del posto dove ricominciare una vita, lasciando fuori i vecchi dolori e ricordi.

Blue Highway: una “deviazione” verso la collina

Così come l’autostrada, infinita e dolorosa, rappresenta la vita passata, la collina è  metafora della soluzione, la felicita (o almeno della serenità). È davvero interessante questo doppio accostamento tra autostrada/dolore e collina/serenità. Il protagonista di Blue Highway continua a viaggiare su un’autostrada di brutti ricordi, ma aspira a svincolare da essa per salire su una delle belle colline che la circondano. Un proposito che, più che un progetto, appare una velleità, dal momento che l’uomo stesso riprende quello che sembra un pensiero diffuso tra la gente: “Dicono che niente dura, le grandi ville e il vero amore cadono nella polvere e nella cenere“. Anche Blue Highway, come Under A Big Sky e Somewhere North Of Nashville, sembra molto legata all’album Western Stars, o almeno alla sua idea in embrione. In particolare, questo brano ha alcuni tratti in comune, specie sul lato dei significati, a Hello Sunshine, primo singolo dell’album del 2019.

Blue Highway: decisamente Nashville

Sul lato musicale, la prima parte della canzone è retta da una discreta ritmica battuta sulle spazzole e dominata armonicamente dalla pedal steel guitar. Interessante rilevare l’esordio al basso di Jennifer Condos. È l’unica partecipazione all’album di questa nota bassista americana che, oltre ad aver suonato con tanti altri artisti, proprio in quegli anni aveva suonato il basso in Across The Border dello stesso Bruce, tratta dall’album The Ghost Of Tom Joad. Nella seconda parte del brano Springsteen lavora su un arrangiamento più dinamico. È in particolare dall’assolo centrale di pedal steel guitar che entrano altri strumenti. Soozie Tyrell alterna il pizzicato sulle corde del suo violino per rafforzare il set ritmico in pieno stile bluegrass, allo stile più ordinario con l’archetto, partecipando all’armonia complessiva. Il pianoforte di Charlie Giordano si limita a ricamare alcuni deliziosi riff. Arrangiamenti che fanno di Blue Highway un brano, forse senza particolari spunti, ma che si inserisce nel pieno solco della tradizione country americana.

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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