Ciudad Juarez è la nona traccia dell’album Inyo, il quinto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. In Ciudad Juarez la narrazione di Springsteen, e in parallelo anche le sue raffinate scelte musicali, tornano oltre i confini del Rio Grande, proprio nella popolosa città messicana che dà il titolo alla canzone. Una città di confine, tra le più importanti lungo gli oltre 3.000 chilometri che separano il Messico e gli Stati Uniti d’America. Sul lato tematico la canzone ha una forte connessione con El Jardinero (Upon The Death Of Ramona). In entrambe le canzoni ci sono padri che soffrono per la perdita delle figlie. Ma il giardiniere, seppur di origine messicana, vive in California. Così Bruce gli adatta intorno una canzone in stile folk-western, benché molto arricchito di suoni sintetizzati. Il padre di Ciudad Juarez, invece, vive in Messico. Dunque, Bruce torna a sonorità più vicine al mariachi messicano, ma in modo meno marcato rispetto ad altri brani dell’album.
Ciudad Juarez: crocevia di immigrati e traffici
Ciudad Juarez è grande città messicana di circa un milione e mezzo di abitanti sul confine con gli Stati Uniti d’America. La città forma con la statunitense El Paso (New Mexico) uno degli agglomerati urbani più grandi in quelle zone di confine, insieme al binomio San Diego-Tijuana. È un’unica grande città divisa in due, non soltanto dal Rio Grande ma anche dal confine istituzionale tra le due nazioni. Una separazione con conseguenze forti, considerando l’enorme differenza di benessere tra essere di nazionalità americana o messicana. Per certi versi la situazione richiama la triste condizione in cui versava Berlino nel periodo sovietico, con la divisione della parte Est dalla parte Ovest. Benché tra le due città, gemellate tra loro, ci sia anche una positiva interconnessione, con decine di migliaia di lavoratori messicani che tutti i giorni oltrepassano il confine per andare a lavorare nella più ricca El Paso, la condizione di separazione fa di questa città l’emblema di tanti problemi. L’immigrazione illegale dal Messico agli U.S.A. è un primo grosso dramma. Il traffico di armi e di droga, citato anche da Bruce nel testo, segue a ruota. I principali cartelli malavitosi che trafficano in droga e armi hanno nel confine di Ciudad Juarez ed El Paso uno dei principali punti-cardine. Per questo motivo sparatorie, retate, rese dei conti tra clan e delinquenza comune sono la normalità da quelle parti.
Dal sud un padre-lavoratore con la figlia
Come ha spesso fatto nel lost album Inyo, anche in questa canzone Springsteen incastra in un contesto storico, economico e sociale reale una storia di fantasia, benché molto frequente anche nel concreto. Un padre, a cui Bruce affida la narrazione in prima persona, proveniente dall’entroterra messicano si è spostato a Ciudad Juarez in cerca di lavoro e di stabilità, vivendo nelle colonias (le zone urbane di periferia, nate con l’arrivo in massa dei lavoratori messicani) e lavorando nelle maquiladoras (gli stabilimenti industriali dove si sfrutta il lavoro dei meno costosi operai messicani). Con sé ha portato la figlia, che definisce “bella come il sole al tramonto”. Un tratto poetico che ci conferma che la ragazza, messicana, ha una pelle ambrata come un sole calante e non come il sole più chiaro del giorno.
Ciudad Juarez: la vendetta verso una città
Questa figlia, però, gli viene sottratta dalla malavita, forse rapita, quasi certamente uccisa, dal momento che Springsteen cita le “figlie insanguinate“. La stessa sorte è toccata alla figlia del giardiniere in El Jardinero (Upon The Death Of Ramona). Ma mentre quest’ultimo sfoga nella passione per il suo lavoro il senso di assenza provocato dall’assassinio della figlia, il padre di Ciudad Juarez è armato di pistola e cerca vendetta. Come in diversi film ambientati tra il Messico e gli Stati americani di confine, in cui il protagonista cerca vendetta per torti personali o familiari subiti, anche in questa canzone ricorre una figura che rivendica giustizia a qualsiasi costo. Springsteen, nella sua profonda spiritualità, inquadra in Ciudad Juarez non tanto l’azione vendicativa quanto la sofferenza interiore dell’uomo. Una sofferenza che l’uomo sembra indirizzare non verso qualcuno di specifico, la cui identità probabilmente nemmeno conosce, ma drammaticamente verso un’intera città, rea di avergli rubato il cuore e l’anima, oltre che la figlia.
Ciudad Juarez: voce e tromba messicani
Dopo Adelita e The Lost Charro, Springsteen torna ad abbracciare sonorità mariachi, proprio quando torna in territorio messicano con la storia che narra. Tuttavia, a differenza delle altre due canzoni, in Ciudad Juarez il richiamo al mariachi è meno evidente, più sottile. Il sound, infatti, non vede l’inserimento di strumenti tipici come la chitarra vihuela, l’arpa e il guitarròn, ma si basa sulla comune chitarra acustica e su tastiere che fanno da sfondo sonoro. Eppure, il richiamo mariachi è presente. Lo è per due elementi fondamentali. La parte solistica, meravigliosa, è affidata alla tromba, che in questa canzone viene suonata nelle melodie e nei suoni tipici delle canzoni messicane. A suonarla, tuttavia, l’americanissimo Curt Ramm, trombettista che da anni segue Springsteen in tour come parte degli E Street Horns, la sezione fiati della E Street Band. Il secondo elemento è la voce stessa di Bruce e, in particolare, lo stile di canto caldo, melodico e profondo, al modo dei cantanti messicani.
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