Pubblicato nel 1978, Darkness On The Edge Of Town è il disco che Bruce Springsteen pubblicò dopo il grande successo di pubblico e di critica di Born To Run e del successivo tour che lo portò persino in Europa (a Londra) per la prima volta. Tuttavia, nonostante Bruce continuasse a scrivere canzoni in quantità stupefacente, il nuovo disco fu pubblicato solo dopo tre lunghi anni. La tardiva pubblicazione di Darkness On The Edge Of Town non fu tanto legata a scelte artistiche, come invece era stato per il suo predecessore, quanto a motivi manageriali e legali. Il successo di Born To Run fece emergere lo squilibrio economico del contratto capestro che Springsteen aveva firmato su un cofano d’auto con il manager Mike Appel, quando quest’ultimo gli aveva procurato un’audizione con la CBS. Paradossalmente Bruce, nonostante il successo e la notorietà, si ritrovò con le tasche semivuote e, cosa ancor più grave, senza il controllo sulla sua produzione artistica. Soprattutto questo, considerato la sua maniacalità nel gestire e nel proteggere la propria produzione e la propria immagine, esacerbò i rapporti con Mike Appel. Lo scontro fu acuito anche dall’influenza sempre maggiore che il nuovo manager Jon Landau aveva su Springsteen.

LE NUVOLE SCURE DI DARKNESS

Lo scontro con Mike Appel, che approdò in tribunale per una lunga e intricata causa legale, contribuì a gettare Springsteen nello sconforto e a condizionare la sua stessa produzione lirica. Nonostante Bruce scrisse in quel periodo decine di canzoni, anche con testi e melodie più leggere, quelle con una visione più scura della vita e del mondo ebbero la preferenza per l’inclusione nel nuovo disco. Ma non fu solo lo scontro con Appel a motivare la decisa sterzata tematica da Born To Run a Darkness On The Edge Of Town. Springsteen, ormai avviato verso i trent’anni di età, aveva iniziato a leggere romanzi e racconti, oltre ad appassionarsi di cinema. Autori come John Steinbeck e Flannery O’Connor da un lato e una serie di film neorealisti dall’altro gli avevano svelato una società americana tutt’altro che florida e colma di opportunità. Se il sogno americano gli appariva già “runaway” (sfuggente) in Born To Run, mentre scriveva le canzoni per il nuovo album lo interpretò come una vera e propria menzogna.

 

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La presa di coscienza

Con Darkness On The Edge Of Town Springsteen si rese conto che la vita non è solo il sogno musicale, un’automobile, una ragazza e il desiderio di fuga. Gli obiettivi reali non sono la camminata verso il sole o la fuga verso la vittoria, cantati in Born To Run e Thunder Road. Anzi, la vittoria agognata in Thunder Road, andandosene da una città di perdenti, è per tante persone un puro miraggio. C’è gente che rimane attanagliata nelle proprie debolezze e avversità, come il protagonista di Streets Of Fire o i ragazzi persi nel nulla di Something In The Night, oppure ancora quelli che muoiono poco a poco in Racing In The Street. Ma anche le persone che lavorano duro per il proprio avvenire devono fare i conti con una società che prova a metterle all’angolo (come succede ai tenaci protagonisti di Badlands e The Promised Land). Ecco che si avvicinano le nuvole scure e scende il buio che avvolge la periferia della città. Ecco che le strade e le auto prendono fuoco.

 

Il rapporto con il padre

Anche l’orizzonte personale di Springsteen, nonostante il successo artistico, sembra prendere sfumature a tinte grigie. Oltre alle vicende legali c’è anche la situazione familiare a irretire la sua anima irrequieta. Due canzoni dell’album fanno riferimento al rapporto che lega Bruce al padre Douglas. Adam Raised A Cain mette a fuoco la difficile relazione del giovane musicista con il padre. Una relazione da cui lui non può e nemmeno vuole fuggire, ma che fa sentire tutto il suo effetto proprio mentre Bruce sta definitivamente compiendo la sua scelta di vita. Il rapporto di amore-odio verso il padre genera in Springsteen una lacerazione interiore. Lo vede ammalato e capisce che il duro lavoro in fabbrica (Factory è l’altra canzone di ispirazione paterna) non fa altro che aggravare la sua situazione. Bruce lascia trasparire da un lato la necessità di sganciarsi da quell’amore in catene e dall’altro il profondo legame che lo unisce al padre. In Factory il ragazzo, commosso, vede il vecchio Doug varcare i cancelli della fabbrica e uscirne la sera distrutto nel fisico e nel morale.

 

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L’album “simmetrico”

Le dieci canzoni che compongono Darkness On The Edge Of Town, soprattutto se ordinate in due cinquine come nei due lati del classico LP su vinile, vanno a comporre un perfetto album “simmetrico”. Infatti i brani sono disposti secondo una precisa logica di significati. Badlands si accoppia con The Promised Land: entrambe vedono i protagonisti combattere nelle avversità e trovare lo stimolo per reagire e credere nella possibilità di riscatto. Adam Raised A Cain e Factory, come detto, sono accomunate dallo stesso tema di fondo: il rapporto con la figura paterna. Something In The Night e Streets Of Fire narrano entrambe di quelli che non ce la fanno, di chi viene sconfitto. Candy’s Room e Prove It All Night cercano la voglia di vivere nella forza dell’amore, pur tra le difficoltà. Infine Racing In The Street e la title track raccontano le vicende di uomini che devono affrontare i propri errori e pagare il duro prezzo. Al punto che le due canzoni sembrino la seconda il sequel della prima.

 

TRA ROCK ACIDO E MELODIE SENZA TEMPO

Mentre Born To Run è un album prettamente rock, Darkness On The Edge Of Town ritrova, al fianco di brani ruvidamente rock, anche sonorità più acustiche e melodie più malinconiche. Badlands, Candy’s Room, Prove It All Night, Adam Raised A Cain e Streets Of Fire abbracciano il rock più viscerale (le ultime due con un sound tra i più sanguigni della sua intera discografia), sostenuto dal finalmente consolidato tandem chitarristico e vocale Springsteen/Van Zandt. Le altre cinque canzoni vedono maggiormente protagonista la melodia e riportano in primissimo piano, nell’ambito della E Street Band, il pianoforte di Roy Bittan e l’organo di Danny Federici. Dai tempi di Thunder Road, torna anche l’armonica a bocca, ma solo in The Promised Land. La canzone d’apertura, Badlands, si rivela, nelle sue tematiche e nei suoi arrangiamenti musicali, il trait d’union tra due album così diversi come Born To Run e Darkness On The Edge Of Town. In essa si ritrovano, nonostante i fuochi incrociati che provano a bloccare il protagonista, l’amore, la speranza e la fiducia di venirne fuori, sconfiggendo la pressione verso il basso di quelle terre maledette. E nella stessa canzone torna appaiato il duo Springsteen/Clemons in un doppio assolo che è tra i momenti più alti, anche a livello simbolico, di un’intera carriera.

 

La proverbiale creatività di Springsteen

Il periodo intercorso tra la pubblicazione di Born To Run e quella di Darkness On The Edge Of Town non è passato invano. Quello è stato infatti il periodo di maggiore creatività di Springsteen, che scrisse decine di canzoni. Questo enorme patrimonio artistico è stato per gran parte preservato. Infatti, oltre ai brani che sono poi rientrati nell’album, altri sono rientrati nel successivo doppio disco The River (1980), altri ancora nella raccolta Tracks (1998), altri infine nel cofanetto celebrativo The Promise: The Darkness On The Edge Of Town Story (2010).

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci l’album Darkness On The Edge Of Town di Bruce Springsteen?
  • Quest’album e Born To Run sono visti dai critici e dai fan come i più belli del cantautore americano. Tu quale preferisci? E perchè?
  • Il sogno americano e la sua caduta. Come vedi questo passaggio nella musica di Bruce Springsteen?
  • Darkness On The Edge Of Town è l’album centrale nell’ispirazione del mio romanzo, Coupe DeVille (Frank è tornato a casa). Lo conosci? Qui trovi info, recensioni e piattaforma d’acquisto.

 

Dario Migliorini

 

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