Recensione Dinner At Eight, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Dinner At Eight è l’undicesima traccia dell’album Twilight Hours, il sesto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Ballata dalla ritmica sincopata e dagli accordi dissonanti vagamente jazz, Dinner At Eight si accoda alle diverse canzoni di pop orchestrali presenti nell’album. Anche il tema, quello della relazione amorosa nelle sue varie angolature, rimane centrale. Ritorna l’uomo in camicia, cravatta e cappotto. Siamo dunque ancora in un ambiente, se non sofisticato, comunque lontano da quello dei cosiddetti colletti blu, ossia del mondo proletario, più tradizionalmente cantato da Springsteen. Musicalmente Dinner At Eight non è facile da inquadrare, tanto è distante dal cliché springsteeniano, se ne esiste uno. Di certo il testo, seppur metricamente molto semplice, vede Springsteen ancora molto abile nel nascondere i significati.

Dinner At Eight: il ménage di coppia

Dinner At Eight ha come protagonista e narratore un uomo che descrive con versi molto scarni, quasi sillabici, la sua vita sentimentale. Una componente affettiva che si incentra sul momento della cena, al rientro dal lavoro. In una forma narrativa non tipicamente sua, Springsteen elenca una serie di elementi e di azioni che lasciano almeno inizialmente supporre un ménage di coppia che funziona. Sembra in particolare che non si aspetti altro di ritrovarsi insieme a tavola come momento di sintesi della coppia. “Un amore, una casa, Un mondo semplice tutto nostro“, canta Bruce, come se questa coppia stesse vivendo giorni felici. Ma non è così. Springsteen, raramente banale anche quando narra di vicende amorose, ci nasconde qualcosa.

Dinner At Eight: i rimpianti di un uomo solo

In due momenti della narrazione, lo special centrale e l’ultima strofa, Springsteen ci fa capire che quelle belle sensazioni descritte nella prima parte del testo sono soltanto vane aspirazioni e tristi ricordi. Nello special, infatti, l’uomo si strugge, chiedendosi quali colpe debba avere per aver causato la fine di quella relazione. Una svolta che spiazza, anche perché subito dopo Springsteen torna a parlare della vita di coppia come di una situazione reale e presente. Nel finale, però, possiamo capire definitivamente che questa canzone esprime il rimpianto di un amore finito. L’uomo, infatti, si veste di tutto punto per andare al lavoro, ma la sua camicia copre “cicatrici e dolore“. La cena alle otto, così, da simbolo dell’unione familiare si trasforma in un momento mesto di solitudine.

Dinner At Eight: pop, jazz e musica da film

Ballata con la particolarità di una ritmica che in certi punti diventa sincopata, Dinner At Eight ha un altro elemento di distinzione. Springsteen chiede a Patti Scialfa di costruire cori che in alcuni frangenti richiamano decisamente brani da film di Ennio Morricone. Mi riferisco, ad esempio, ai bam bam e agli scion scion che possiamo sentire nel celebre motivo principale del film western Giù La Testa. Per il resto, Dinner At Eight si appoggia sul cliché di buona parte dell’album Twilight Hours. L’inizio ha sonorità più contenute, condotte dalla chitarra acustica e dal pianoforte. Poi si riempie di elementi orchestrali, in particolare di violini sintetizzati. Le sonorità e la formazione stessa impegnata in studio sono sovrapponibili a quelle di September Kisses. Anche in questa canzone, infatti, oltre al trio Springsteen/Aniello/Giordano, impegnato al pianoforte, alle percussioni e alla componente orchestrale sintetizzata, troviamo Kurt Ramm al flicorno, che si sente nitidamente nelle parti solamente musicali. I cori di Soozie Tyrell, Lisa Lowell e Patti Scialfa, oltre ai suddetti richiami morriconiani, portano dritti all’easy listening in voga tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

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Ascolta Dinner At Eight

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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