Dinosauri è la sesta traccia della raccolta Altalena Boy/Vetulonia Dakar di Lucio Corsi, pubblicata nel 2015. Il brano è da considerarsi anche l’apertura del solo Vetulonia Dakar, se considerato come singolo E.P.. Le canzoni di questo E.P., e Dinosauri ne è un esempio lampante, fanno un passo indietro rispetto a quelle di Altalena Boy. Un passo indietro che non ha nulla che vedere con la qualità della proposta, ma con aspetti strettamente musicali. Intanto perché gli arrangiamenti si fanno meno complessi, con chitarra acustica, voce e pochi altri suoni. In secondo luogo, ma i due elementi sono collegati, perché i riferimenti musicali di Lucio Corsi arretrano ai primi anni ’60, a quel folk che ebbe in Bob Dylan il faro indiscusso. Nel caso di Dinosauri c’è una ritmica stretta di chitarra acustica nello stile degli America di A Horse With No Name. Accompagna un organo che detta il tema musicale principale e richiama quei suoni di fisarmonica e di organetto delle musiche più tradizionali.
Dinosauri: Lucio ama la terra
In Dinosauri Lucio Corsi utilizza ancora un mix di fantasy e mondo animale per dipingere la realtà che vede. In questo caso ricorre ai più classici animali della preistoria, la cui anzianità geologica si presta spesso a similitudini con le persone molto anziane. Il cantautore maschera abilmente con brillanti allegorie il contrasto tra la campagna e la città. In particolare emerge il desiderio di Lucio Corsi di evadere dalla grande città e tornare appena possibile nella sua terra d’origine. Dove, in forma apparentemente infantile, vedeva nel parco dinosauri che parlavano del più e del meno. Nella seconda strofa compare il treno, il mezzo di trasporto che lo porta a Milano e di ritorno verso casa. Un mezzo che tornerà protagonista nella bellissima Freccia Bianca, dall’album Cosa Faremo Da Grandi? In questo contesto immagina di incontrare un tizio losco con le mani sporche che gli scrocca una sigaretta e gli fa sentire cattivi presagi. Potrebbe essere il demonio ma poi compare Dio in persona, quasi che siano due facce della stessa medaglia. A loro, oscuri e sinistri, Lucio Corsi contrappone la terra, che dice più volte di amare, insieme al sole e ai dinosauri.
Dinosauri: i grandi vecchi saggi
Nella terza strofa ritroviamo il ragazzo che, disturbato dall’ombra dei palazzi alti e freddi di città e desideroso del sole della Maremma, fugge da Milano e torna a casa. Una volta in Maremma si reca al parco dove si aspetta di trovare i vecchi dinosauri, a cui dava anche i passaggi in auto. Non li trova più, però, perché si sono estinti. Potrebbe essere una di quelle favole dal finale triste. In realtà, l’acutezza di Lucio Corsi nell’utilizzo delle figure retoriche fa pensare a un significato nascosto. La mia opinione è che i dinosauri estinti siano semplicemente i vecchi del paese, “che non mangiano Nutella, non fumano e non si bevono il te“. Ahimè, con il passare del tempo queste figure, che pensi possano esserci sempre, muoiono di vecchiaia. Il disappunto del ragazzo non è soltanto legato all’idea della morte, ma anche perché con quelle figure si poteva passare le giornate al parco e parlare di cose più spontanee e meno artificiose di quelle che si scambiano con il resto del mondo. Figure mitologiche di generazioni che se ne vanno, portandosi con sé tanta saggezza e tanta semplicità.
Ascolta Dinosauri
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Lettura interessante, io quel “tornai in un parco ad abbracciare i dinosauri, ma si erano estinti” di ritorno da Milano a Grosseto l’ho sempre associato ad una sensazione interiore, la perdita dell’innocenza e la consapevolezza che quel mondo lasciato indietro così come lo conosceva non esisterà più
Molto interessante questa tua lettura, Ilaria. Mi sembra in questo di ritrovare un elemento ricorrente nella letteratura e nella musica d’autore: il tema del ritorno a casa, con il dolore che si prova a notare che nel frattempo tante cose sono cambiate. Se ti capita, leggi il testo di Long Walk Home di Bruce Springsteen. Anche se in modo diverso, sia musicale sia lirico, ricorda un po’ gli stessi temi.