Recensione Don’t Back Down On Our Love, Bruce Springsteen
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums
Don’t Back Down On Our Love è la seconda traccia dell’album
L.A. Garage Sessions ’83, il primo disco di
Tracks II – The Lost Albums di
Bruce Springsteen. Pur essendo un brano rock’n’roll senza particolari pretese sul lato musicale,
Don’t Back Down On Our Love trova notevole profondità in un testo di sofferenza sentimentale nel quale si incontrano pianti, sogni infranti e sonno mancato. Il narratore supplica la donna che ama di non rinunciare alla loro unione, dopo che in precedenza si erano giurati amore eterno. La donna se ne sta andando insieme al sogno d’amore, ma l’uomo non demorde. Ricorda con tristezza, ma anche con un filo di speranza, le serate trascorse insieme a ballare, nel corso delle quali lei mostrava felicità e spensieratezza. Dunque, un testo semplice nella metrica, ma tutt’altro che leggero nei significati, anche per la tensione che
Bruce profonde nelle strofe e nello special.
Don’t Back Down On Our Love non ha nulla a che vedere con
Don’t Back Down, altra canzone presente nella tracklist di
L.A. Garage Sessions ’83. Al contrario è molto legata a
Black Mountain Ballad, con la quale condivide buona parte del testo. Con tutta probabilità, quest’ultima è un’evoluzione della prima: per questo testo
Springsteen aveva pensato originariamente a un rockabilly e, più avanti, a una ballata country-folk.
Don’t Back Down On Our Love: ci si sposta a Ovest
È significativo il fatto che
Springsteen ambienti la vicenda nel lontano Ovest e non più, come avvenuto quasi sempre in precedenza, nel buio dei vicoli di New York e nella desolazione delle cittadine del New Jersey.
Bruce si trovava allora a Los Angeles per registrare le sessioni che hanno originato questo
lost album. In quel frangente prese maggiore coscienza, anche visiva, della diversa natura regnante da quelle parti. Infatti, nelle canzoni ambientate a Ovest inserisce qualche riferimento naturale per lui inedito, in questo caso il vento notturno che soffia tra le piante di cotone nella Kayona Valley. Un fatto importante perché fino ad allora gli sconfinamenti dall’Est americano si erano raramente verificati (mi vengono in mente l’Arkansas in
Mary Queen Of Arkansas e lo Utah in
The Promised Land). In questa natura selvaggia e impetuosa
Bruce cerca nuovi elementi di poesia, a mio parere ben riusciti.
Il rockabilly di Don’t Back Down On Our Love
Il testo così mesto e sofferente di
Don’t Back Down On Our Love contrasta decisamente con il ritmo e la melodia scanzonata del brano. Si tratta di un rockabilly basato su pianoforte (ovviamente con un’esecuzione più elementare rispetto a quelle di
Roy Bittan) e chitarra elettrica (c’è anche un assolo in pieno stile rockabilly). La canzone va ad aggiungersi alla vasta schiera di brani di questo genere che
Bruce compose e registrò in quel periodo. Basti pensare, solo per citarne alcuni, a
Stand On It,
TV Movie, oltre a
Working On The Highway, che poi finì nella tracklist di
Born In The U.S.A..
Open All Night, invece, rimase in forma acustica nell’album
Nebraska. Nonostante non siano mai emerse notizie in merito, è possibile che tra i progetti di quel periodo ci fosse anche la pubblicazione di un album rockabilly. Peraltro, proprio in quegli anni
Neil Young con gli
Shocking Pinks aveva fatto qualcosa di simile (
Everybody’s Rockin’, 1983).
Dario Migliorini
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lavoro enciclopedico!
Caro Marco, fatica e passione, due parole che riempiono la vita e la rendono migliore. Ma non devo certo spiegarlo a te.😉
See ya on the road… cioè la settimana prossima a Rimini