È uscito il 23 febbraio 2024 e si intitola Due Acca Hho l’album d’esordio del nuovo progetto musicale PUAH, acronimo di Piccola Unità Anti Hi-Fi. Dietro questo nuovo soggetto musicale si nasconde Alessandro Pagani, musicista e scrittore fiorentino. Ex-leader dei Valvola e co-fondatore dell’etichetta discografica Shado Records, Pagani è batterista degli Stolen Apple, ma ha anche alle spalle pubblicazioni di libri (è in uscita il nuovo I Punkinari, editore Nepturanus). Ora l’artista intraprende questo nuovo progetto, molto diverso dalle precedenti esperienze. Due Acca Hho è un lavoro introspettivo con vene cantautorali, benché distanti dal cantautorato più classico. I testi piuttosto ermetici, con una metrica molto quadrata e una ricerca quasi ossessiva della rima, mandano messaggi nelle zone più nascoste di cuore e cervello, senza mai esplicitare nitidamente le storie narrate. In Due Acca Hho il tema dell’acqua, come si può facilmente intuire dal titolo, è ricorrente. Di più, fondamentale.

Il minimalismo Pop

D’altra parte quella di PUAH è anche un’avventura sonora, un pop elettronico a tinte barocche su cui Alessandro Pagani lavora da one man band, avendo curato ed eseguito tutte le parti musicali e vocali (voce, chitarre, tastiere, percussioni, programmazione). L’acronimo Piccola Unità Anti Hi-Fi, quindi contro l’alta fedeltà, ci conduce su un tema “estetico” musicale. Il pop, infatti, ha ormai intrapreso una strada di presunta perfezione tecnologica, di cui si abusa. Una pomposità sonora che aggiunge (e pulisce) suoni, snaturando la musica, che invece deve continuare a essere prodotta da suoni “sporchi”, dall’improvvisazione, dalla genuinità, persino dagli errori. Un ritorno ad una sorta di “minimalismo pop”.

Il rifiuto dell’omologazione

PUAH ha anche un significato tematico. Pagani gioca con un’onomatopea, spesso usata nei fumetti, che esprime il disgusto o il rifiuto di qualcosa. PUAH è l’espressione che spesso utilizziamo nel gergo colloquiale quando, ad esempio, assaggiamo qualcosa da gusto cattivo o quando assistiamo a qualcosa che non ci piace. Il nome del progetto, quindi, ci richiama il senso di disprezzo nei confronti di qualcosa che l’artista vuole superare, escludere, scartare. Quel rifiuto, evidenziato anche in modo esplicito dall’immagine di copertina, è indirizzato alla società attuale, nella quale l’individuo non ha più modo di riconoscersi, tra omologazione dei messaggi e del pensiero e uniformità “telecomandata” dei comportamenti. L’essere umano affronta un mondo ormai pieno di orrori e di ingiustizie e perde la propria identità.

L’ispirazione

Due Acca Hho, autoproduzione disponibile nel solo formato digitale sulle maggiori piattaforme, si compone di 10 canzoni per una durata complessiva di 33 minuti. L’album prende spunto da una poesia, un breve componimento scritto decenni fa dalla sorella Daniela, che peraltro fu la prima bambina fiorentina a partecipare allo Zecchino d’Oro nel 1970, a soli 5 anni. Daniela Pagani, poi prematuramente scomparsa nel 1987 a soli 22 anni, scriveva poesie e proprio da una di queste è stato ispirato l’album.

“Mi girai nel vicolo del piccolo paese e sentii un rumore costante. Mi avvicinai, una fontana perdeva, cercai di stringerla. Poi ne vidi un’altra che perdeva, la strinsi. Poi ancora un’altra che perdeva, la strinsi. Tornai indietro e tutte le fontane perdevano nuovamente. Le fissai, poi mi sedetti su una sedia, mi misi una coperta addosso e mi addormentai. Sognavo che tutte le fontane non gocciolavano più. Ero contenta, sognavo.”

Una bellissima poesia nella quale emergono da un lato la centralità dell’acqua, l’acqua che scorre e che rischiamo di perdere, come tutte le cose preziose, dall’altro la componente onirica in contrasto con la realtà. La protagonista della poesia deve addormentarsi e sognare perché l’acqua venga contenuta nelle fontane, perché nella realtà l’acqua sta continuando a defluire in uno spreco di energia e di materia.

L’acqua è l’elemento protagonista

L’acqua, come elemento simbolico di purificazione dell’intelletto, è presente in Due Acca Hho sia in forma lirica sia in forma sonora. L’elemento scorre negli intermezzi tra le canzoni, ma ricorre anche nei testi, come una sorta di lavaggio spirituale, un nuovo battesimo a cui l’uomo dovrebbe nuovamente sottoporsi per liberarsi dalle sporcizie del tempo. L’album esordisce con un brano solo strumentale, Tra Le Tue Corde, sorretto da una ritmica di ballata pop, nella quale chitarre e pianoforte formano sonorità che ricordano il Morricone degli anni ’70 (mi torna all’orecchio il tema principale di The Sicilian Clan). Sonorità che ritornano nel secondo brano, Vado Al Lago, nella quale il blu dell’acqua lacustre incontra il rosso del sangue. Il sangue di un uomo che perde la vita facendosi l’ultima dose di droga, acquistata dal suo pusher assassino sulle rive del lago, “nei giardini dov’è spento ogni tramonto”.

La fusione tra ballata ed elettronica

Il brano successivo, Daydream, porta verso l’idea della canzone cantautorale più classica, con una chitarra acustica che viene però accompagnata da una ricchezza di suoni sintetizzati e campionati in ottimo equilibrio. Nella canzone il narratore si chiede quale sogno ad occhi aperti riuscirà a fare, mentre l’acqua lavora incessantemente, creando voragini. I Passi Passati torna sulla ritmica della ballata pop e, mentre i suoni elaborati da Alessandro Pagani insistono sulla varietà delle percussioni, il testo parla di una persona che, seduta di fronte al mare, si sente piccola rispetto alla vastità d’acqua. Nel tentativo di riscoprire le scelte della sua vita e di comprenderle, l’essere umano si perde nella consapevolezza che “nel tramonto il sole non scompare”, in un tempo che confonde passato e futuro.

Il gioco delle parole

Each Is One, brano in lingua inglese, esprime una verità assoluta: ogni persona è unica e sola, anche nei suoi errori del passato, dai quali cerca di fuggire, come da un inferno. Soltanto confrontandosi e avendo fiducia negli altri ci si può sentire vicini e meno soli. La ritmica si sposta verso generi più recenti, con richiami hip hop, e presenta suoni che potrebbero provenire dallo spazio come dal centro della terra. T’amerò Tra Tamerici, come altri brani dell’album, utilizza le voci non solo come trasporto di parole, ma anche come strumenti aggiuntivi, sopra registrazioni di dialoghi estratti da film. Il testo, una storia d’amore, è anche l’occasione per giocare con le parole. Succede nel titolo, ma anche in altri momenti (nel verso “in te o ria dolce cedo” la parola teoria viene spezzata per significare il cedere all’amore di una donna che è “colpevole” di alimentarlo con dolcezza).

Il galleggiamento del genere umano tra acqua e spazio

La ballata cantautorale, seppur contaminata dalla continua sperimentazione sonora, torna con Amore Plutonico, nella quale si canta una storia d’amore tra due alieni che, nel loro galleggiare nello spazio, vivono il mistero dell’amore tra l’azzurro della terra, l’oscurità della luna mentre il sole declina e le stelle prendono luce. La bellissima Noè, costruita sulle pennate di chitarre acustica, accoglie ancora una storia d’acqua, probabilmente una delle più leggendarie. Ci si chiede se l’impresa di Noè durante il diluvio universale abbia avuto un esito felice nel salvare gli esseri viventi, specie il genere umano, che reca con sé grandi colpe. L’uomo cerca una strada ma continua a vagare dopo il diluvio: “Canti versi, strofe, rime e accenti di canzoni, ma nessuno che ci dica quello che funzioni, se restare a galla come un papero bagnato o scendere giù dove nessuno è mai tornato”.

Citazioni

Belli Eppure rifà il verso a “Bulli E Pupe“, il film del 1955 con Marlon Brando. La canzone, un’intensa ritmica rock nella quale sono presenti suoni reali provenienti da casinò e la voce di Brando in una battuta del film, racconta di una storia d’amore nata tra i tavoli di gioco d’azzardo, un uomo fa di tutto per conquistare una donna, ma lei alla fine lo rifiuta (un “due di picche” che ben si incontra con i tavoli da gioco). Chiude l’album Tutti Bravi, un brano amaro costruito su una ritmica da ballata rock con le chitarre a dettare l’armonia, nel quale l’autore si ispira alla storia dei Promessi Sposi ma ne stravolge l’esito. Lei alimenta la storia d’amore ma poi, come una Monaca di Monza, tradisce il suo promesso sposo, il quale, perfido come l’Innominato, pianifica la sua vendetta.

 

Leggi anche: Musica Indie

Leggi anche: Meccanismi di Difesa, Tommaso Imperiali

Leggi anche: La Lunga Strada, Edoardo Cerea

 

Dario Migliorini

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Condividi questo articolo