Recensione Effetto Notte, album di Carlo Ozzella

di Dario Migliorini
Musica Indie

Effetto Notte è un album del musicista milanese Carlo Ozzella. Pubblicato nel 2023, dieci anni dopo il suo primo disco (Il Lato Sbagliato Della Strada), Effetto Notte è il suo sesto lavoro di inediti. Nel decennio, anche altri due album (Storie Della Fine Di Un’Estate e Demoni) e due E.P. (Fogli Sparsi e Aspettando Qualcosa). Nato musicalmente sul solco del cantautorato italiano, Ozzella ha nel tempo abbracciato il rock, specie quello americano, con l’avvicinamento alla musica di Bruce Springsteen. Ha fatto parte di cover band, dai Barbablues alla 57th Street Band, ma nel frattempo ha scritto tante canzoni, rimaste a lungo nel cassetto. Nel 2013, come detto, l’esordio in studio. Fino a Effetto Notte, nel quale torna a proporre un rock ruvido e chitarristico, toccando in alcuni tratti il grunge e il metallo più pesante.

Effetto Notte e la ricerca della felicità

In Effetto Notte Carlo Ozzella ci presenta personaggi alla costante ricerca della felicità. Una ricerca a volte carica di entusiasmo, quando la luce in fondo al tunnel sembra a portata di mano. Il più delle volte, però, è colma di angoscia, quando la strada sembra impervia e difficile da percorrere. Il titolo dell’album, emblematico, richiama una tecnica utilizzata nel cinema e nella fotografia. L’obiettivo è simulare un’ambientazione notturna, anche quando le riprese sono effettuate di giorno. La tecnica consiste nell’applicazione di un filtro, solitamente blu, davanti all’obiettivo. Proprio la rimozione di questo filtro è in metafora il fulcro della lotta che gli uomini compiono nella ricerca della felicità. Il buio, che dà anche il titolo a una delle dieci canzoni dell’album, offre l’ambientazione di partenza di tanti brani di Effetto Notte.

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Effetto Notte: il valore dell’arte

Le liriche di Effetto Notte hanno notevoli riferimenti culturali, dal cinema alla letteratura, oltre alla musica, ovviamente. Detto del titolo Effetto Notte, che riconduce anche a un celebre film di François Truffaut, altre canzoni richiamano libri e pellicole. Whiteout, titolo del primo brano, è un effetto cinematografico di dissolvenza nel bianco, ma anche un effetto ottico e psicologico caratteristico della montagna. Da Qui A Quando È Tardi è ispirata dalle prime pagine di Oceano Mare di Alessandro Baricco. Più in generale nei testi dei dieci brani si percepisce come i temi della salvezza, della redenzione dopo le cadute, siano centrali. Temi, del resto, essenziali non solo nel cinema e nella letteratura, ma anche nella musica rock e cantautorale. Affiora tutto il background tematico di Ozzella, da De Andrè e Bruce Springsteen, pur in un “vestito musicale” totalmente diverso.

Lo smarrimento nel buio e nella troppa luce

Il punto di partenza è lo smarrimento. L’insuccesso nella ricerca della felicità rischia di portare alla resa, anche tragica. Succede in Whiteout, brano di apertura. Il titolo richiama il disorientamento che coglie gli alpinisti quando il bianco del cielo, delle nuvole e della neve fa apparire tutto indistinguibile. Brano rock accattivante, sorretto da energiche chitarre elettriche, Whiteout dipinge in metafora quel senso di spaesamento nella ricerca della propria identità. All’estremo opposto di tanta sconcertante luce arriva l’opprimente oscurità. Buio richiama l’angoscia che coglie le persone quando la ricerca dell’amore fallisce. “Dovrei vivere i miei sbagli, prima di ripeterli“, canta Ozzella. L’insoddisfazione, le crisi d’identità, la paura di ripartire sono accompagnate dal rock più duro: chitarre distorte su una solida base ritmica. Ma c’è anche dinamica, quando la distorsione lascia sorprendentemente il campo a un arpeggio di chitarra.

L’inganno delle apparenze

Nel contrasto tra luce e buio si incastra l’apparente incompatibilità tra pioggia e sole. La prima nasconde ma non cancella il secondo. L’inganno delle apparenze blocca l’uomo, ma la vita è una sola e il tempo di quella ricerca non può essere infinito. Il sound di La Pioggia Col Sole riporta al rock anni ’90, anche italiano, dai Litfiba al primo Ligabue. Nelle intemperie della vita per fortuna c’è la musica. Parole Per Salvarmi è l’inno alla musica quale luogo sicuro di condivisione e legami, l’espressione di paure e desideri. C’è buio, c’è solitudine ai margini della città, ma chi scrive musica sente ancora la voglia di dire qualcosa. La canzone, brano hard rock costruito su scale inattese e originali, è uno dei momenti più alti dell’album. E, mentre si riprende la strada e si guarda avanti, non bisogna dimenticare le proprie origini. Questo canta Ozzella nel brano finale, Non Dimenticarti Indietro. Altra notevole canzone, una ballata a ritmo moderato accompagnata da melodie eteree e cori che portano su un’altra dimensione, fuori dalle tenebre che hanno dominato l’album.

L’amore tra difficoltà e sogni

La ricerca della felicità passa inevitabilmente anche dalle relazioni sentimentali. La parte centrale dell’album è dedicata ai legami. I rapporti che si tendono (e spesso si spezzano), il desiderio, il battito del cuore, le difficoltà e i tentativi di ritrovare la via maestra. Incenso accende il fuoco della passione in una coppia, l’approccio più fisico. Passione che emerge anche nelle sonorità ispirate ai gruppi hard rock degli anni ’90, ma anche ai padri del genere. Sembra di sentire Jon Lord e i Deep Purple in quelle bellissime partiture d’organo. Ancora chitarre distorte e cariche di effetti dominano Fino A Farti Ridere, ballata dalla ritmica sincopata a metà tra l’hard rock dei Metallica e il grunge dei Nirvana. Il protagonista si rivolge alla persona che ama, cercando di sollevarla dalla solitudine nell’auspicio di farle tornare il sorriso. Esordisce il pianoforte in Vivere A Metà, canzone a tempo moderato che richiama le sonorità di un certo rock italiano. “Vorrei vederti chiudere i tuoi occhi e riaprirli in mezzo ai miei segreti”, canta Ozzella in un intenso slancio poetico. Un uomo vive una crisi di relazione, combattuto tra la voglia di chiarirsi e la tentazione di andarsene senza ferire.

Dolorose vertigini

Da Qui A Quando È Tardi resta sul tema di una coppia che prova a reagire. Il narratore, immerso nel buio, implora la compagna di tornare a cercarlo, prima che tutto finisca. La canzone ha un interessante tandem di batteria e chitarre. Nelle strofe la chitarra doppia la base ritmica, mentre nei ritornelli il sound si fa più pieno e la parte di chitarra ricorda lo stile di Edge degli U2. Il doloroso momento del distacco in una coppia è rappresentato in Quando Tu Vai Via. Nella canzone emerge il senso di vertigine da cui si è sopraffatti nella solitudine dopo il distacco dalla persona amata. Guardandosi allo specchio, l’uomo non vede nemmeno la sua immagine, quasi che si senta una nullità nell’assenza di lei. La canzone è una ballata nel classico sound dell’hard rock più melodico.

Effetto Notte: il rock muore, viva il rock

Effetto Notte si ispira il sound dell’hard rock anni ’90, senza dimenticare spunti grunge e melodie meno ruvide. Album pienamente suonato sugli strumenti, senza l’aiuto di campionature e artifici, mostra tutta la solidità del genere, abbinando un approccio cantautorale. Il disco è stato prodotto e arrangiato da Gianluca Morelli, che ricama al pianoforte e alle tastiere, e da Paolo Quaglino, davvero ottimo alle chitarre. Davide Malanchin alla batteria e Roberto Cito al basso reggono muscolarmente la base ritmica, mentre Elisa Semprini dà un sostegno di spessore ai cori. Carlo Ozzella è autore di testi e musiche, con l’eccezione della musica di Non Dimenticarti Indietro, composta da Paolo Quaglino. La voce solista del cantautore milanese è intensa. Sa esprimere la profondità di questa immersione nel buio e la grinta della difficile ricerca della felicità.

 

ASCOLTA EFFETTO NOTTE

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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