El Jardinero (Upon The Death Of Ramona) è la settima traccia dell’album Inyo, il quinto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. El Jardinero narra la commovente disperazione di un padre che ha perso la figlia, la Ramona del sottotitolo. In uno dei brani più poetici dell’intero cofanetto, Springsteen riesce a entrare mirabilmente nel cuore di questo padre, dolce nel suo amore nella stessa misura in cui è afflitto da un incommensurabile dolore. Si apprende soltanto dalle note del cofanetto, e non dal testo, che la ragazza è stata uccisa nel corso di una sparatoria. La rabbia, la tristezza, il senso di assenza sono quindi ancora più marcati. El Jardinero poteva essere una storia da semplice canzone folk, come in effetti è all’attacco. Invece, Bruce la riveste di arrangiamenti relativamente sofisticati, in deroga alla linea generale dell’album.
El Jardinero: la figlia come un fiore
Il protagonista di El Jardinero è un uomo messicano che di professione fa il giardiniere presso una villa di ricchi, sopra Los Angeles. La perdita tragica della figlia sta segnando profondamente la sua vita. Un dramma che comporta in lui una doppia conseguenza. Da un lato vede la figlia in ogni momento della giornata, dal momento in cui si alza la mattina alle notti in cui la scorge nel viso della moglie addormentata. Dall’altro lato l’uomo trova nella passione per il suo lavoro, non soltanto il modo di lenire il proprio dolore, ma anche di dedicare la propria arte alla figlia, come se stesse curando lei. Springsteen, infatti, in uno slancio poetico eccezionale ci mostra il giardiniere sulle piante e sui fiori come se stesse ricercando la bellezza di cui sua figlia era l’emblema.
El Jardinero: tra reale dolore e vani desideri
La grandezza lirica di Springsteen esplode in questa canzone di feroce ma orgogliosa sofferenza, soprattutto grazie alla cura dei dettagli. In particolare, la visione della figlia è nelle piante che l’uomo cura, dai boccioli bianchi e rossi di bouganville alle rose che si ergono forti al vento del deserto. Ancora più toccante è la liberazione dei rami di eucalipto. Nel districarli, l’uomo consente a quei rami di fluttuare del vento come se quella pianta fosse la sua bambina che gioca. È il suo modo di esorcizzare il dolore, quello di vedere nel suo stancante ma appassionante lavoro il viso e le fattezze della figlia. Un verso poi, è la somma del suo stato d’animo. “Il tuo ricordo è il mio desiderio, figlia, se il mio dolore è il mio peccato“, canta Bruce nel più alto splendore poetico. Quattro elementi – il ricordo, il desiderio, il dolore e il peccato – che Bruce interseca per esprimere il caos emotivo dell’uomo. Il ricordo della figlia si tramuta nel desiderio di rivederla. Lui, però, prova il lacerante dubbio che il suo dolore e il desiderio di rivedere una persona che non c’è più, possano essere errori. È utile notare che nella sua narrativa Springsteen usa spesso la parola sin (peccato), non in un’accezione religiosa ma per intendere l’errore umano.
El Jardinero: il sogno di farla finita
In questo forte turbamento, l’uomo reagisce curando le piantine come se fossero sua figlia. “Con il mio lavoro qui, in questo giardino vivremo entrambi di nuovo“, canta Bruce, che poi chiude la canzone con un verso enigmatico. Dopo un sogno notturno in cui l’uomo si immerge nel solco della terra e stringe nuovamente tra le mani il viso della figlia (è il sogno/desiderio della propria morte), quando si sveglia decide che il giorno dopo reciderà le rose. In un’interpretazione potrebbe essere un modo del padre per impossessarsi della bellezza del fiore, come se fosse quella della figlia. Io tendo a interpretarlo più come un gesto disperato con cui l’uomo, sapendo che le rose recise moriranno, prova con questo gesto a sconfiggere il dolore infinito che lo attanaglia.
El Jardinero: un brano sorprendentemente orchestrato
L’inizio con la sola chitarra acustica di El Jardinero (Upon The Death Of Ramona) lascerebbe supporre l’ascolto di una canzone folk dagli arrangiamenti minimali. In realtà Springsteen architetta per la canzone sonorità crescenti che si basano non soltanto sui sintetizzatori, ma anche sull’ingresso di una base ritmica e, soprattutto, sull’esordio nell’album della chitarra elettrica. In entrambi i casi c’è la mano di Ron Aniello. Infatti è lui a suonare la batteria, il basso e proprio la chitarra elettrica. Al resto pensa Springsteen che suona la chitarra acustica e i sintetizzatori e, sul lato vocale, cura la propria linea di canto ma anche i cori, che incidono notevolmente sulla dinamica del finale di canzone. I cori, tuttavia, non sono accreditati ad alcun vocalist. Difficile capire se i crediti siano carenti della segnalazione di coristi, eventualmente aggiunti nella più recente produzione del brano. Nel caso contrario, se i crediti fossero corretti, significherebbe che i cori sono sovra-incisi con la voce dello stesso Bruce oppure sono stati prodotti con i sintetizzatori.
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