Recensione Faithless, album di Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Faithless è il terzo dei sette lost albums che formano la raccolta Tracks II di Bruce Springsteen, pubblicata nel 2025. È lo stesso Bruce a parlare dell’album nel libro che accompagna il cofanetto di Tracks II. Springsteen racconta che i suoi brani furono scritti originariamente per un film del genere spiritual western, che doveva avere lo stesso titolo: Faithless. Il film non uscì mai nelle sale, non si conosce chi avrebbe dovuto girarlo, né una trama. Springsteen riferisce, non senza ironia, che allora capì come a Hollywood spesso le cose nascono, ma poi spariscono nel nulla. Per questo motivo Faithless è finito nel cassetto fino al 2025. Nella colonna sonora del film erano previsti, come è ovvio, anche brani soltanto strumentali. Quattro di questi sono presenti nella tracklist del terzo album perduto. Gran parte delle canzoni furono composte in quindici giorni, mentre Bruce si trovava in Florida a seguire le gare di equitazione della figlia Jessica. Il periodo era quello tra le registrazioni degli album Devils & Dust (2005) e We Shall Overcome: The Seeger Sessions (2006). Non è un caso che le sonorità di Faithless presentino un forte nesso con quelle dei due album citati. Fa eccezione, in termini cronologici, Let Me Ride, scritta oltre dieci anni prima, ai tempi delle Streets Of Philadelphia Sessions.

Faithless: più di un concept album

Per quanto detto Faithless non può essere considerato un album musicale nella sua accezione più ordinaria. Questo non soltanto per la presenza di brani strumentali, ma perché è stato concepito a sostegno di un’opera cinematografica. Le canzoni complete di liriche e i brani strumentali vanno a costruire un paesaggio sonoro e narrativo coerente con la trama del film. In questo modo aiutano a capirne l’evoluzione, pur in assenza di immagini e di notizie sulla trama stessa. Per certi versi l’album rappresenta una forma estrema di concept album. Le canzoni esprimono musicalmente e liricamente elementi molto connessi, in una logica ancora più forte rispetto a un concept album. Dobbiamo sempre ricordare questo aspetto: Faithless avrebbe dovuto accompagnare le scene di film. Soltanto in questo modo possiamo capire l’insistenza di Bruce su un genere musicale gospel-folk-western e su un argomento specifico come il percorso di un uomo alla scoperta della fede in Dio.

Faithless: una storia che possiamo… vedere

Del protagonista del film Springsteen riesce a farci immaginare le azioni e i pensieri. Riesce anche a farci vedere paesaggi e ambientazioni. Perfino la misteriosa trama del film è almeno intuibile. Grazie ai testi delle sette canzoni e alla sensibilità musicale di Bruce nei quattro brani strumentali, possiamo in effetti ipotizzare l’evoluzione del film. Non dimenticando, però, che Faithless è, con tutta probabilità, un album incompiuto. Le sue undici tracce delineano una sequenza completa di musica e di significati. Tuttavia, qualora la pubblicazione del film non fosse stata abbandonata, la colonna sonora avrebbe avuto certamente bisogno di ulteriori lavorazioni. Magari non con altri brani, ma sicuramente con la rielaboriazione di quelli esistenti per creare spezzoni, estratti e parti strumentali da sovrapporre con precisione alle scene del film.

Faithless: una possibile trama (1)

Può essere un puro gioco di fantasia, ma è divertente avventurarsi nell’interpretazione di quella che sarebbe stata la trama del film. L’album apre con The Desert, il primo dei quattro brani strumentali. Dai suoni e i rumori possiamo ipotizzare che il protagonista abbia davanti a sé un deserto da attraversare. Ne abbiamo parziale conferma dal secondo brano. In Where You Goin’, Where You From, benché il deserto non venga più menzionato, si capisce che l’uomo, un pistolero violento e alcolizzato, vuole passare oltre la tempesta per costruire una casa. Questo passaggio non è soltanto un trasferimento fisico, ma anche un cammino spirituale dalla sua vita di peccatore alla scoperta della fede. In Faithless, la title-track, ritroviamo l’uomo, questa volta in un ambiente lussureggiante di verde e acqua. I temi e gli elementi della natura descritti da Bruce hanno una connessione evidente con le fasi della vita di Cristo. Se il deserto richiama i quaranta giorni e le quaranta notti che Gesù trascorse in solitudine per rinforzare la propria fede e sconfiggere il demonio, le acque del fiume cantate in Faithless ricordano il battesimo di Cristo da parte del Battista.

Faithless: una possibile trama (2)

In All God’s Children l’uomo, nel suo pentimento, chiede che tutti i figli di Dio, anche i peccatori e gli ultimi, possano avere il proprio posto sulla terra. Anche in questo caso abbiamo una rilevante connessione con il messaggio cristiano: “Beati gli ultimi perché saranno i primi“. Il secondo brano strumentale, A Prayer By The River, ci mostra ancora l’uomo sulla riva di un fiume. Il titolo ci aiuta a capire che sta pregando, ma i bellissimi cori ci fanno intuire che si tratta di una preghiera collettiva. L’uomo, dunque, non sarebbe più solo, ma parte di una comunità. Potrebbe essere nell’ambito di questa comunità che il protagonista incontra una persona importante. In God Sent You ringrazia Dio per avergli affiancato questa persona: potrebbe essere una donna, come un amico, con cui intraprendere il percorso di fede.

Faithless: una possibile trama (3)

La traccia che segue, Goin’ to California, è di più difficile interpretazione. Dopo l’attraversamento del deserto, l’uomo si dirige verso la California, che descrive come terra di frutti dolci, bellissime ballerine ispaniche e fiumi colmi di whisky e gin. Potrebbe essere un paradiso in terra, dove vivere nella gloria di Dio, ma più probabilmente è una terra di forti tentazioni. Quegli elementi attrattivi, infatti, sembrano connessi più ai piaceri materiali che ai luoghi sacri e alla vita casta. Non sappiamo se il rischio di tentazione si traduca in un (almeno temporaneo) cedimento o rimanga un pericolo a cui l’uomo riesce a resistere. In ogni caso è fronteggiando l’immensità dell’oceano nello strumentale The Western Sea che, nella mia interpretazione, l’uomo ritrova la forza di riprendere il suo cammino di fede. In My Master’s Hand, che è proposta sia in versione lirica che in versione strumentale, l’uomo è intento nella costruzione della cittadella di Dio e nella battaglia contro il demonio. Infine, in Let Me Ride (l’unica canzone scritta anni prima e quindi riadattata nella colonna sonora del film fantasma), il protagonista chiede a Dio di poter entrare nel suo regno, nonostante la malvagità che ha accompagnato gran parte della sua vita.

Faithless: tra il gospel e il folk-western

Dopo il pop-rock elettrico/elettronico con punte etno/gospel di The Rising, il biennio 2005/2006 fu caratterizzato dal ritorno di Springsteen al folk più tradizionale. Devils & Dust e la parentesi We Shall Overcome: The Seeger Sessions, pur con alcune differenze, recuperavano un sound dove a reggere l’impalcatura sonora c’era la chitarra acustica, spesso insieme a una steel guitar. Non mancavano il pianoforte e l’organo, a volte un violino. Fu in quel trionfo di musica tradizionale che prese forma Faithless. In esso generi “laici” come il folk e il western si fondono con il senso sacro del gospel. Nelle canzoni di Faithless sembra quasi di tornare ancora più alle radici della musica ispirata a Dio, dalla ritualità antica dei salmi a quella più recente degli spiritual neri. In effetti, questa deriva religiosa, motivata dal legame con la trama di un film mai uscito, è l’elemento lirico e musicale in più che mancava nei due altri album di quel periodo. Fanno eccezione Jesus Was An Only Son da Devils & Dust, che sarebbe stata benissimo nella tracklist di Faithless, e When The Saint Go Marchin’ In dalle Seeger Sessions, che Bruce ha arrangiato in sonorità e canto tipicamente gospel.

Faithless: tra terra e cielo

Springsteen, insieme al fidato Ron Aniello, utilizza con saggezza il folk frammisto ai suoni western e al gospel per mescolare il senso del profano e del sacro, il peccato e la fede, la terra e il cielo. La steel guitar è lo strumento simbolo del suono western. Anche nelle colonne sonore dei film più celebri si sposa con le ambientazioni nei deserti, nei canyon e nelle praterie americane. Vengono in mente, ad esempio, le colonne sonore di Ennio Morricone sui film western di Sergio Leone come e quella firmata da Bob Dylan per Pat Garrett & Billy The Kid. I cori, specie se in tandem con il leggendario organo B3 della Hammond, ci portano invece dritti nelle chiese americane, dove si prega cantando e ballando il gospel. Eppure, proprio i cori ci dicono qualcosa di più. In canzoni come Where You Goin’, Where You From, Faithless e Goin’ To California, la tipologia di canto corale è meno sacro, meno solenne. Sembra più impostato come un insieme di voci che accompagnano il protagonista nel suo viaggio. Queste canzoni, anche per i cori tipicamente morriconiani, portano verso il western. Canzoni come All God’s Children, God Sent You, Let Me Ride, hanno invece cori marcatamente gospel. Questi brani, infatti, hanno un senso più solenne di preghiera, di elevazione spirituale. Soltanto My Master’s Hand, pur avendo la struttura e il senso della preghiera, è stata singolarmente arrangiata con cori western, per di più in autonomia da Bruce, senza l’apporto dei coristi che hanno partecipato all’album.

La novità: i brani strumentali

I quattro brani strumentali vedono Springsteen in una veste inedita, quella del compositore di musica orchestrale, benché ottenuta con sintetizzatori e campionamenti. Difficilissimo apprezzarli e valutarli senza la conoscenza della trama del film, e quindi lo scorrere delle immagini di cui avrebbero dovuto rappresentare il sottofondo. Nel complesso, però, con un po’ di fantasia, mi sembra di poterlo apprezzare come l’inizio di un buon lavoro. Bruce utilizza strumenti tradizionali, sintetizzatori, campionamenti e cori per impostare brani che posso essere considerati incompleti, non finiti, ma in qualche modo mostrano un’idea che aiuta a interpretare il film.

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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