Recensione Giona, album di Valerio Billeri e le Ombrelettriche

di Dario Migliorini
Musica Indie
Recensione Giona, album di Valerio Billeri e le Ombrelettriche

Giona è un album del 2016 del cantautore romano Valerio Billeri, accompagnato dalla band Ombrelettriche. Musicista con 11 album all’attivo, nella sua carriera Billeri ha mescolato generi musicali, con particolare enfasi alle radici americane, dal folk al blues del Delta. Non mancano elementi che riconducono al Mediterraneo e alla canzone d’autore italiana. Anche Giona prende musicalmente ispirazione nelle latitudini americane, ma si trovano due (bellissimi) episodi di cantautorato italiano. Si sente forte l’inclinazione di Billeri e dei suoi musicisti verso alcuni autori d’oltreoceano. Uno su tutti il Neil Young dell’epopea Crazy Horse. Gli eclettici giri armonici di chitarra acustica e la rilevanza “sporca” delle chitarre elettriche portano l’orecchio alla produzione del grande cantautore canadese. Si sentono anche sonorità che portano a Crosby, Stills & Nash, Springsteen e Dire Straits. Sul lato lirico, Giona è un grande momento di incontro tra musica e letteratura, grazie alla vasta conoscenza letteraria di Valerio Billeri.

Giona: un viaggio fisico e interiore

L’elemento lirico preponderante in Giona è il viaggio. Il movimento fisico verso luoghi inesplorati, ma anche il vagabondaggio dell’anima. Il titolo dell’album e della canzone di apertura rimanda a questi temi. Il profeta Giona è simbolo di un viaggio biblico evocativo e intriso di misteri. Un viaggio colmo di incidenti di percorso e di profonda introspezione. Così come Pequod richiama il celebre viaggio del capitano Achab alla caccia ostinata della balena Moby Dick. Ulisse canta delle migrazioni, il tentativo di approdo in terre straniere, la ricerca di nuove opportunità. A un viaggio fa riferimento anche Zong, nave protagonista di una delle vicende marittime e umane più tragiche della storia. Anche le vicende narrate in Dietro La Porta e Era Soltanto riferiscono a gente in movimento e in subbuglio. Amicizie, amori, passioni e turbamenti sono protagonisti di Scuotivento, Sta Scendendo Sera, Prima Di Casa e Van Gogh, che completano l’album.

Giona: storia di uomini e balene

Giona e Pequod richiamano storie di uomini e balene. Il profeta Giona fu inghiottito da una balena mentre fuggiva dall’incarico divino di convertire la gente di Ninive. Pequod è la nave del capitano Achab, che disperde denaro, energie e uomini per la sua cocciuta caccia alla balena Moby Dick. Uomini con obiettivi definiti che si perdono nella debolezza e nella bramosia umana. Giona, ballata rock con intrecci di sonorità acustiche ed elettriche alla Neil Young, unisce le due storie in un testo intenso. Il protagonista perde di vista il fine del suo viaggio e vaga nel mare e nei porti, sacrificando famiglia ed equipaggio. In Pequod, ballata lenta basata un arpeggio di chitarra acustica, ritroviamo Giona/Achab attorcigliato tra l’idea di Dio e la tentazione del viaggio senza meta. Il ventre della balena lo trattiene, ma sente qualcuno cantare nella bufera, Dio che lo sprona a riprendere la via.

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Giona, i migranti e gli schiavi

Ulisse è una splendida melodia di pianoforte composta da Antonio Zirilli, su cui Valerio Billeri ha scritto una toccante storia di migrazione. Un padre, che lascia la terra d’origine con l’obiettivo raggiungere il figlio, si imbarca su un battello di disperati. Mentre è in arrivo una tempesta, in lontananza vede la terra dell’auspicato approdo. Torna Moby Dick nella coda con il canto collettivo tratto dal celebre film di John Huston. Zong, lenta ballata rock sorretta da una ritmica acustica e impreziosita dal banjo e suoni distorti di chitarra elettrica, parla di migrazioni forzate. Il titolo richiama il nome della nave negriera il cui equipaggio, a causa del peso eccessivo del carico, decise di uccidere e gettare in mare 142 schiavi. Il fatto, risalente al 1781, fu soggetto di un dipinto di William Turner che ha richiamato l’attenzione di Billeri e ispirato la canzone.

Storie di contrabbandieri

Tornano sonorità di folk-rock americano, da C.S.N.&Y. a Springsteen, in Dietro La Porta, nella quale si intrecciano bellissime chitarre acustiche. Siamo nel Mezzogiorno d’Italia, il figlio di un contrabbandiere fugge dall’egemonia del padre-padrone e da un destino segnato. Nel buio dei boschi trova fantasmi, persino il diavolo in persona. Lui, ragazzo ancora da svezzare, incontra anche la prima esperienza sessuale. A un contrabbandiere fa riferimento anche Era Soltanto. Il brano, di origine blues, ricorda Slow Train di Bob Dylan e, nei riff chitarristici, lo stile di Mark Knopfler. Non a caso fu proprio il leader dei Dire Straits a suonare la chitarra nel celebre album di Dylan. Il protagonista, contrabbandiere di stanza in Sud America, ricorda il trafficante cantato da Ivano Fossati in Panama.

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Amori al crepuscolo

In questo tourbillon di frenetico movimento, anche l’amore non ha pace. L’uomo di Prima Di Casa è un lavoratore che fa il turno di notte e torna a casa nelle ore più buie. Lo aspetta una moglie che lo tradisce, incapace di adattarsi alle attese e ai ritmi del suo uomo. Il brano, un classico blues di chitarre e armonica a bocca, presenta inflessioni country con gli arpeggi di banjo. Un senso di rassegnazione si coglie nella malinconica Sta Scendendo Sera, nella quale un uomo e una donna si incontrano al tramonto, prima che lui riparta. Nel brano, una ballata in tre tempi in pieno American sound, il mondo intorno cambia, mentre restano a terra le rose che hanno rappresentato il loro amore.

L’amico perduto e un quadro

Una bellissima ballata rock di chitarre, armonica e Hammond accompagna Scuotivento, storia di un amico mancato troppo presto. Siamo nella Roma estiva di anni fa, quando le giovani amicizie vivevano di musica e tumulti interiori. Ora “i dischi sono in cantina e ogni pagina è chiusa”, certe cose non potranno tornare. Alla fine, nel mare in burrasca di Giona, solcato da persone in costante insoddisfatto peregrinare, arriva il momento in cui serve fermare tutto. Nel sogno di un dipinto di Van Gogh trionfa l’immobilismo: il vento è assente, le vele nel mare distrutte dopo la tempesta. Si bloccano anche macchine e orologi. Nemmeno parlare riesce più. Van Gogh – proprio il titolo del brano che chiude l’album – è una breve intensa canzone di arpeggi e suoni eterei. Sembra che, mentre la musica d’ispirazione americana simboleggia il movimento e il caos, la melodia delle nostre latitudini porti un senso di rassegnato riposo.

Dal Tigri al Mississippi, passando per il Tevere

In Giona c’è un elemento dominante: l’acqua. Il mare è ovunque, ma anche i fiumi vengono evocati, senza essere citati. Il Tigri bagnava Ninive, la città assira di destinazione di Giona. Il Tevere bagna Roma, dove si ambientano le storie d’amore e di amicizia narrate nell’album. Il Mississippi è evocato dai suoni proposti da Valerio Billeri & Ombrelettriche. La musica delle radici americane accompagna tutto l’album, mentre solamente due episodi, peraltro splendidi, sono riconducibili alla musica cantautorale italiana. Sopra una base ritmica condotta da Emanuele Carradori alla batteria e da Gian Luca Figus e Fabrizio Frattali al basso, la chitarra acustica di Valerio Billeri è una presenza costante. Il cantautore romano mostra di essere un fine chitarrista acustico, oltre che un eccellente autore. La sua voce, ruvida e sofferente, trasporta il senso di disagio e di irrequietezza dei suoi personaggi.

Il tandem Minucci & Zirilli

La produzione artistica di Giona è affidata a Gian Luca Figus, che nell’album suona chitarre, basso e tastiere. Figus ha anche scritto la musica di Pequod e ne ha cantata una parte. Nel suo ottimo lavoro di produzione ha valorizzato le punte di diamante musicali dell’album. Le chitarre, innanzitutto. Lo stesso Figus e un eccellente Damiano Minucci accompagnano con i loro riff i viaggi di Billeri dal Mediterraneo sino al delta del Mississippi. Viaggi a cui partecipa anche il pianista e tastierista Antonio Zirilli. Le sue mani esperte e peculiari si fanno apprezzare nelle parti di pianoforte, specie nella bellissima Ulisse, che ha composto. Ma anche quando ricama con l’organo Hammond e con le tastiere, per dare profondità di suono alle (dis)avventure di Giona, Achab e compagnia.

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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