Recensione God Saw I Was Dog, album di God Saw I Was Dog

di Dario Migliorini
Musica Indie

God Saw I Was Dog è un album pubblicato dall’omonima band piacentina nell’aprile 2026. Amici fin dall’adolescenza, i tre componenti della band hanno completato con God Saw I Was Dog un percorso musicale nato oltre trent’anni anni prima. Riccardo “Cavitos” Cavicchia è chitarrista già noto nel mondo della psichedelia e dell’alternative rock, anche oltre i confini nazionali, grazie anche alla sua militanza nei DaCaptain Trips e nei Kubri. Presso l’Elfo Studio di Tavernago (PC) si è ritrovato con Paolo “Cecco” Rebecchi, bassista molto noto a Piacenza anche perché gestore di Alphaville, storico frequentatissimo negozio indipendente di dischi. All’appuntamento si è presentato anche Davide Guglielmetti, batterista, già componente dei Torture Garden e dei Teekays. God Saw I Was Dog si presenta quindi con una formazione basica chitarre-basso-batteria, senza apporti vocali o di altra strumentazione. Tutto rigorosamente distorto, nella migliore tradizione del metallo pesante anni ’90.

God Saw I Was Dog: il metal anni ’90

God Saw I Was Dog è dunque un album solo strumentale, appartenente al macro-genere dell’alternative rock. Tra i tanti rivoli musicali di questo grande fiume, la band ha scelto alcuni dei generi a maggiore tiraggio di decibel, al punto di intitolare una delle tracce E.L.A., acronimo di Electric Loudness Attitude (letteralmente: attitudine all’alto volume elettrico). Grazie a una coraggiosa e approfondita ricerca musicale, la band è difficilmente ascrivibile a un solo sottogenere dell’heavy metal. Tuttavia, si può racchiudere l’album tra due riferimenti puntuali. Da un lato l’hardcore metal dei primi anni ’90 con i suoi suoni secchi e taglienti. I riferimenti sono band come gli Helmet e i Melvins. Dall’altro lo stoner metal della seconda metà di quel decennio, quando band come i Kyuss hanno elaborato un nuovo filone del metal, fortemente impostato sulle basse frequenze. L’originalità dei God Saw I Was Dog sta nell’aver tolto riferimenti precisi e distinguibili. Molte delle tracce dell’album si strutturano su diversi generi e in diverse parti, collegate ma distinte, come mini-suite.

God Saw I Was Dog: un disordine metodico

Il metodo con cui lavorano i God Saw I Was Dog può essere definito come un disordine metodico o, in una apparente antitesi, come un ordine improvvisato. Non essendo prevista la componente lirica, i significati vengono resi con l’intensità e la variabilità musicale e ritmica. Racconta Cecco Rebecchi: “Partiamo da alcuni riff che abbiamo in testa e improvvisiamo alcune idee, suonando liberamente. Poi, in base al tema che vogliamo dare alla canzone, strutturiamo il brano. Pur partendo da improvvisazioni, siamo molto metodici nella definizione degli arrangiamenti e delle partiture. Vogliamo arrivare molto diretti all’orecchio, ma anche alle budella, di chi ci ascolta.” Sono nate così le nove tracce dell’album, che sono spesso dedicate o ispirate a persone (come Cusenza, E.L.A., Yeti, Frattura e Pingo), ma anche a situazioni o luoghi (è il caso di Nautilus, Antwerp e Travo Thunder). Nel caso di Moustache, l’album opener, “un vero significato non c’è, chi ci ascolta gliene può attribuire uno a piacere“, dice scherzando Rebecchi.

God Saw I Was Dog: il palindromo

L’album, ma anche tutto il progetto musicale, sono interessanti fin dal nome/titolo. God Saw I Was Dog significa letteralmente “Dio vide che ero cane“. Si tratta in realtà di un palindromo. Infatti, se letto al contrario, restituisce la stessa frase. Il titolo venne utilizzato originariamente dall’artista inglese Peter Hutchinson per un suo progetto artistico della metà degli anni ’70. In letteratura è considerato un messaggio positivo: il cane come simbolo di fedeltà e di amicizia viene guardato/premiato da Dio. Fu anche considerato una variazione del passaggio biblico della Genesi, God saw it was good (Dio vide che era cosa buona). Per la band piacentina il significato è più crudo. “Dio sa che siamo dei cani, questo è quello che siamo ed è quello sappiamo fare. Ci hanno messo a vivere in una terra umida e fredda, nebbiosa e inquinata. Bene, questa è la nostra reazione“, spiega ancora Rebecchi. A dare originalità all’album anche la copertina in stile pop art, che raffigura un barattolo di latta con l’immagine di un pastore tedesco in primo piano.

Un album di mini-suite

Le scelte e le intemperanze musicali dei God Saw I Was Dog si riverberano nella notevole variabilità delle canzoni. Una caratteristica che porta verso la struttura della suite, pur in durate medio-brevi delle canzoni. Nessuno dei nove brani dell’album, infatti, ha la tipica struttura monocorde nella ritmica e nelle armonie. Così Moustache presenta tre cambi di ritmo, dalla ballata a tempo moderato agli stacchi percussivi, fino alla ritmica veloce e battente. La componente chitarristica non prevede assoli ma imponenti pennate in distorsione con isolati riff. Nautilus presenta una simile varietà, ma aggiunge la particolarità di una scala armonica crescente, molto gratificante per l’orecchio. Cusenza è un brano a ritmica andante con riff di chitarra elettrica che si alternano o si sovrappongono all’armonia principale. Sorprendente il break a metà canzone, in cui domina una linea di basso distorto in pieno ambiente stoner. Arriva anche il primo assolo in un mix di distorsione e wah-wah.

Tra rumore, stacchi e scale

E.L.A. è uno dei brani più incisivi dell’album. Canzone relativamente lunga e articolata, comprende ritmiche che variano, ora più battenti sui bassi e sulla grancassa in una logica stoner, ora più ritmate a mo’ di ballata hard-rock. Colpiscono per intensità e virtuosismo gli stacchi ritmici e gli assoli di chitarra. Frattura è un brano molto originale nel quale compare il primo di due episodi nell’album con suoni puliti. Un arpeggio melodico che però è presto interrotto dall’ingresso distorto di ritmiche e chitarre, quasi che la frattura del titolo si materializzi in questo scontro tra melodia e rumore. Anche Yeti si compone di diverse parti, pur in una sequenza musicalmente univoca. Si parte con una ritmica spezzata di rullate e riff di chitarra, poi la ritmica acquisisce fluidità. Chitarre e basso trovano notevoli scale di armonie prima crescenti, poi discendenti.

God Saw I Was Dog: si chiude con tre grandi pezzi

Pingo è forse il brano più complesso dell’album. I cambi di ritmica e di tema musicale sono numerosi ed efficaci. Dagli stacchi e dalle pennate secche e precise della prima parte si passa ai diversi temi musicali che si susseguono, in cui Cavicchia perlustra orizzonti più acuti e striduli sulla tastiera della sua chitarra. Antwerp torna a presentare un insolito ma interessante intermezzo melodico a ritmo lento. Una parentesi che si incastra tra due sezioni dal fortissimo tiro ritmico e dal pesante carico sonoro. Infine, Travo Thunder, che si riferisce all’incantevole borgo piacentino adagiato sul fiume Trebbia, chiude l’album con le virtuose performance di Cavicchia alla chitarra elettrica e di Rebecchi al basso, tra notevoli assoli, geniali reef e viaggi infiniti lungo le rispettive tastiere. Performance che non soltanto certificano il virtuosismo tecnico della band, ma che mettono anche in mostra la ricerca sonora tra effetti, passaggi sugli armonici e totale maltrattamento delle corde.

God Saw I Was Dog: le tracce

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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