Recensione Hotel California, The Eagles

di Dario Migliorini
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Una delle rock band americane più popolari di tutti i tempi? Gli Eagles, band che ha esordito nel 1971. Considerati 7 album di inediti, le numerose raccolte e i dischi live, sono tra i gruppi hanno venduto di più nella storia della musica americana. Il loro stile inconfondibile, tipicamente country-rock, ha portato al successo molte canzoni. Take It Easy, Desperado, Tequila Sunrise sono solo alcuni esempi. Eppure, almeno per gran parte, erano brani “standard”, senza arrangiamenti particolari, che uscissero dai binari di suoni già sentiti. La band ha sfruttato l’ottima tecnica musicale dei suoi componenti e il loro inconfondibile ensemble vocale per conquistare l’orecchio più “educato” di masse di ammiratori. Una loro canzone, però, si eleva ad autentico capolavoro: Hotel California, pubblicata nel 1976 e title track dell’omonimo album. Hotel California è spesso riportata ai vertici delle graduatorie stilate dai critici musicali di tutto il mondo. Non è un caso: la ricercatezza dei suoi arrangiamenti, il suo bellissimo testo, il mistero del suo significato fanno davvero di Hotel California un capolavoro.

HOTEL CALIFORNIA: UN LUOGO ENIGMATICO

Uno degli elementi che donano a Hotel California un alone di leggenda è il suo testo (leggi qui la traduzione). Questo oscuro hotel nella copertina dell’album prende le forme di un albergo lussuoso di Beverly Hills, Los Angeles. In realtà nella canzone è un luogo in pieno deserto dove giunge il narratore, forse una persona comune, forse un pellegrino senza meta. Stanco per il lungo viaggio, l’uomo desidera solamente un alloggio per la notte. Accolto da una donna misteriosa e affascinante, è colpito dalla stranezza del posto, così bello, eppure così spaventoso. E’ proprio sui forti contrasti che gli Eagles giocano per creare questo velo di mistero sul significato di Hotel California. Un luogo magnifico ma pieno di insidie, al punto che sembra impossibile abbandonarlo, una volta entrati. Un paradiso in terra che potrebbe anche essere un inferno, cita il testo. Una costruzione bella e accogliente, persino lussuosa, dalla quale però si vorrebbe fuggire. Un albergo dove si trova ogni comfort, nel quale però alcune voci occulte giungono dalle pareti delle camere. Infine le luci scintillanti dell’albergo fanno contrasto con il buio del deserto circostante, ridotto solamente dalla luce di una candela, portata dalla donna all’ingresso.

Hotel California: la bella vita californiana

Sono diverse le interpretazioni sul significato di Hotel California. La più consistente, peraltro confermata dagli stessi autori, porta verso una sorta di autocritica a loro stessi e al mondo del rock. Sembra infatti che gli Eagles volessero dipingere allegoricamente la bella vita in auge in California, specie nel mondo dello spettacolo. Negli anni Settanta la California era un paradiso di alcool, droghe, sesso e divertimento, specie per il jet-set. Per molti, però, era diventata una strada di non ritorno, rappresentata dagli eccessi, dalle dipendenze, dalla perdita di coscienza, a volte dalla morte. Qui porta quel celebre verso finale: “puoi fare check out tutte le volte che vuoi, ma non potrai mai andartene”). Il sarcasmo pungente degli Eagles, che in certi passaggi raffigura il terrore di certi film dell’epoca, è anche autoironia. Infatti gli stessi componenti della band furono per lungo tempo vittime del vizio più sfrenato. Non è un caso che si citino le colitas, piante da cui originano sostanze stupefacenti. Poi il lusso sfrenato (le citazioni di Tiffany e Mercedes) e l’alcool (“Non abbiamo più avuto qui quel tipo di alcool dal 1969”). Infine le folli danze collettive e le cene con riti satanici.

Hotel California: gli eccessi del sogno americano

Gli stessi Eagles, in alcune dichiarazioni successive, hanno aiutato a comprendere meglio il significato della canzone. La California sembra simboleggiare in Hotel California il carattere illusorio del sogno americano. Il lusso e la spensieratezza viene riservata a una piccola élite privilegiata e la ricchezza viene sperperata nelle futilità e negli eccessi. Uno stile di vita che non prevede una via d’uscita ma che sembra destinata a condizionare negativamente e perpetuamente il futuro dell’America. In questo senso va anche un’interpretazione alternativa dell’albergo come di un manicomio. Un destino al quale gli eccessi e gli abusi porteranno la società consumistica californiana (e americana in senso lato). È quindi un'(auto)accusa di tradimento degli ideali emersi nella rivoluzione culturale degli anni Sessanta, ridotta ormai a pura trasgressione.

Hotel California: un messaggio satanico?

Quello che invece gli Eagles hanno sempre escluso, forse anche per allontanarsi da argomenti scomodi, è che Hotel California contenga elementi di satanismo. Eppure, in alcuni tratti del brano sono presenti arcani riferimenti al demonio e all’inferno. L’inferno, del resto, è citato nei versi della prima strofa. Se così fosse, si darebbe una spiegazione chiara ad alcuni elementi chiave del testo. Le voci provenienti dai corridoi che attraggono il visitatore e gli provocano incubi notturni. Le danze nel caldo cocente, eseguite per ricordare e per dimenticare. Quel verso (“Qui noi siamo tutti prigionieri per nostra scelta”) che lascia intendere un destino derivante dai propri comportamenti eccessivi. Infine, la cena notturna col tentativo di uccisione della vittima sacrificale. Su tutti il riferimento all’albergo come un luogo in cui è facilissimo entrare, ma dal quale è impossibile andarsene. Una prigione eterna. L’inferno, appunto. Si potrebbe anche leggere il vano tentativo di “ammazzare la bestia” come la volontà di liberarsi del padrone dell’albergo, ossia il demonio in persona.

HOTEL CALIFORNIA: GLI INTRECCI DELLE 4 E DELLE 6 CORDE

I versi della canzone si configurano come una sorta di “testo perfetto”, condensato di elementi poetici e di mistero con pochi uguali nella musica popolare. Ma anche la melodia e, soprattutto, gli arrangiamenti contribuiscono in modo decisivo a portare Hotel California nel mito del rock. Il giro armonico è molto caratterizzante nella strofa e la melodia molto facile e accattivante nel ritornello. Ma gli Eagles costruiscono su di esse arrangiamenti di una complessità notevole, eppure di una bellezza disarmante. Tutto è speciale. La batteria di Don Henley (che presta alla canzone anche la sua inconfondibile voce acuta e sofferente) ha un ritmo sincopato. Al basso Randy Meisner svolge un lavoro complesso e tutt’altro che ordinario. Come straordinari sono le parti di di Glenn Frey alla chitarra acustica a 12 e gli arpeggi intrecciati di Don Felder e Joe Walsh alle chitarre elettriche. Sopra questa base si stagliano gli splendidi cori a quattro voci (solo Don Felder non canta). Infine,  arriva uno degli assoli chitarristici più belli ed evocativi della storia del rock. In realtà si tratta di due assoli (il primo di Don Felder, il secondo di Joe Walsh) che poi confluiscono nell’unico celebre intreccio a quattro mani. In seguito gli Eagles hanno eseguito di Hotel California anche una storica versione acustica, senza batteria ma accompagnata dalle percussioni. Una variante che le ha donato un ulteriore fascino, oltre a confermare la notevole abilità tecnica degli Eagles sui rispettivi strumenti.

La donna italiana

Sembra che la donna che accoglie i clienti nell’albergo oscuro di Hotel California sia esistita veramente. Una figura che sembra abbia avuto a che fare con gli stessi Eagles. Da alcune vecchie interviste è emerso che questa donna, dai comportamenti sessuali decisamente dissoluti e dedita all’uso di droghe, si facesse chiamare The Cat (La Gatta) e fosse italiana. Nulla si sa di più, ma questo contribuisce a dare un ulteriore alone di mistero a una canzone già leggendaria.

Per comprenderne la grandezza

  • La complessità degli arrangiamenti musicali – arrangiamenti sontuosi, in cui ogni partitura svolge qualcosa di rilevante
  • La significatività del testo – un testo meraviglioso, evocativo e colmo di misteriosi significati
  • La presenza di virtuosismi strumentali – gli Eagles sono ottimi musicisti, dotati di tecnica notevole sui loro strumenti. E come dimenticare lo splendido assolo finale
  • La prestazione vocale – Don Henley ha una voce acuta e molto espressiva, non facile da replicare. I cori a 4 voci sono un grande marchio di fabbrica
  • L’originalità e la sperimentazione – non è vera sperimentazione, ma aver arrangiato la canzone con quella ritmica e quegli intrecci rende la resa musicale molto originale
  • La rilevanza storica – eccezionale, non solo per la fama della canzone, ma anche per il suo significato, descritto nella recensione
  • L’intensità emotiva e musicale dell’esibizione live – che sia nella versione elettrica o in quella acustica, Hotel California dal vivo è un crogiolo di emozioni.

ASCOLTA LA CANZONE

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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