If I Could Only Be Your Lover è la settima traccia dell’album Perfect World, l’ultimo dei sette lost albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Uno Springsteen in grande spolvero scrive un testo notevole di notevole intensità e lo accompagna con una canzone decisamente ben arrangiata e suonata. Sul lato lirico If I Could Only Be Your Lover conferma il tema dominante di una relazione sentimentale finita. A differenza di The Great Depression e in linea, invece, con Blind Man, Bruce riesce a trasferire nei versi la più profonda sofferenza di un uomo solo. Una canzone, If I Could Only Be Your Lover, che per come viene cantata e suonata avrebbe potuto rientrare nel precedente lost album Twilight Hours e ne avrebbe rappresentato un elemento di punta.
If I Could Only Be Your Lover: un’altra storia da film
Se il tema di fondo, la sofferenza sentimentale, è qualcosa che si ripete molto spesso nella poetica di Springsteen, specie in quella più inedita e nascosta, in alcuni brani l’autore riesce davvero a creare un’intensità davvero notevole. È il caso di If I Could Only Be Your Lover, che esce dai cliché che possono a volte avere le canzoni d’amore, anche quando tristi. In questo caso Springsteen utilizza l’elemento poetico e lo mescola sapientemente con la sua proverbiale capacità di tradurre versi in scene cinematografiche. Al punto da utilizzare anche i flashback temporali tipici del cinema. Nella prima strofa troviamo un uomo solo che torna nella casa dove aveva vissuto il suo matrimonio e la formazione di una famiglia. Oggi quel luogo è tutto erbacce e ruggine. Sono descrizioni, compresa quella del ménage familiare della seconda strofa, che ricordano, pur in una situazione diversa, il bellissimo testo di Moonlight Motel, da Western Stars. Ai protagonisti di entrambe le canzoni tornano in mente i tempi migliori, quando la routine familiare, le colazioni, i picnic, i bambini da accudire erano tutto ciò che loro desideravano.
Via il lavoro, via la casa: tutto è perduto
La sensibilità umana, ma anche sociale, di Springsteen, insieme al suo genio lirico, arrivano quando nello special si inseriscono nella coppia difficoltà esogene alla volontà e al controllo della coppia. Non sono infatti crisi sentimentali o passionali a separarli, ma il licenziamento del protagonista e il successivo pignoramento della casa. Springsteen canta prima di un “andrà tutto bene“, segno di un tentativo di resistere, poi di una voce che chiama al telefono da lontano per dire che è finita. L’ultima strofa, infine, altro bellissimo momento poetico, torna sui dolci ricordi dell’uomo che pensa alla ex-moglie, quando raccoglieva i capelli in un chignon e cantava, lasciando che la sua voce si perdesse nella notte di quel quartiere. È una situazione triste, molto negativa. E tuttavia sembra, dal breve ritornello, che l’uomo non abbia perso tutte le sue speranze. Ancora oggi spera, probabilmente invano, di poter riconquistare la donna, perché è solo lei che continua a desiderare.
If I Could Only Be Your Lover: tanto lavoro per un cassetto
Non trapela nulla sull’origine della scrittura e sulla registrazione della canzone, ma c’è anche molta confusione nei crediti della stessa. Segno che probabilmente la versione che ascoltiamo oggi è stata registrata e sovraincisa più volte. La batteria, ad esempio, è accreditata a Max Weinberg, ma anche allo stesso Bruce e a Ron Aniello. Quest’ultimo, peraltro, si occupa anche delle sequenze loop che si distinguono nitidamente, soprattutto all’inizio della canzone. Anche le percussioni in rafforzamento alla ritmica sono accreditate sia a Bruce che a Ron Aniello. Quest’ultimo – c’è di più – è accreditato sia al contrabbasso che al basso elettrico, a ulteriore riprova che probabilmente la canzone è stata registrata in più momenti, anche a distanza di tempo, come del resto è successo a tante canzoni di quel periodo. Eppure, dopo tanto lavoro, una bella canzone così è rimasta nel cassetto.
Arrangiamenti davvero riusciti
If I Could Only Be Your Lover è un esempio della finezza di Springsteen, con una buona spalla come Ron Aniello, nell’arrangiamento dei brani. In questo batteria, percussioni e loop, insieme una partitura di basso/contrabbasso, danno la profondità del suono e un’idea della sofferenza interiore. L’arpeggio di chitarra e il tappeto di organo esprimono una sorta di calma piatta, il tempo che scorre senza novità. Le chitarre elettriche, quando entrano, danno un forte carico sonoro e un senso di drammaticità. Ci sono, infine, alcuni strumenti di dettaglio che, specie sul sorprendente finale strumentale, donano un senso di mistero. Un finale che sembra voler indicare, come del resto il testo, che rimane della speranza, che non è ancora tutto finito. A gran parte della strumentazione pensa Springsteen che suona, oltre alla chitarra, all’organo e alle chitarre, anche mandolino, pianoforte e glockenspiel.
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