I’m Not Sleeping è la prima traccia dell’album Perfect World, l’ultimo dei sette lost albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. La canzone è stata scritta da Bruce nel 1995 insieme al cantautore rock americano Joe Grushecky, che poi l’ha incisa e pubblicata nell’album Coming Home (1997). Sembra che Grushecky abbia la paternità principale del testo, mentre Springsteen abbia curato particolarmente l’aspetto musicale. La versione di Springsteen presenta sonorità molto riconducibili a quelle della E Street Band, nonostante della storica formazione abbia preso parte alla registrazione soltanto Roy Bittan. In particolare le sonorità a tinte soul riportano a quello che è divenuto celebre come Asbury Sound. Ad Asbury Park, New Jersey nella seconda metà degli anni 70 tornò in auge il soul-rock, basato su organo hammond, pianoforte, chitarra elettrica e fiati, grazie allo stesso Springsteen, a Southside Johnny e Stevie Van Zandt.
I’m Not Sleeping: riposo o resa?
Il testo di I’m Not Sleeping esprime una doppia valenza. Da un lato la dimensione personale di un uomo che si fa in disparte nelle sue battaglie e sente il bisogno di rifiatare. Dall’altro una dimensione di protesta sociale e politica, dal momento che il motivo stesso per cui l’uomo si ritira è l’insopportabile peso della rabbia che prova per le ingiustizie che vede nella società. La stanchezza dell’uomo è riscontrabile soprattutto nel ritornello, nel quale il protagonista dichiara di aver necessità di riposare gli occhi e di prendersi un po’ di tempo per se stesso. Per fare questo si isola completamente, stacca il telefono e cambia indirizzo per non farsi trovare, nemmeno dagli amici, tra i quali quello a cui si rivolge della canzone. Eppure, quella che sembra la necessità di un riposo temporaneo prende dimensioni più drastiche nel finale della canzone. “Non ho più niente da dire, né niente da dare“, dichiara l’uomo. Una resa che sembra totale.
I’m Not Sleeping: la rabbia diventa stanchezza
In realtà, è evidente che il riposo dei suoi occhi non è soltanto un bisogno fisiologico ma è collegato alla dimensione sociale e politica. L’uomo si ritira perché è stanco di vedere ciò che sta succedendo nella società. A cominciare da ciò che mostra la televisione, che l’uomo rifiuta di guardare. La sua rabbia diventa ancora più forte quando pensa alle ingiustizie sociali e agli orrori della guerra. Si dichiara stanco, infatti, di osservare che i ricchi gonfiano le loro pance e i poveri vengano fagocitati dall’ingordigia dei potenti. Intanto, l’America è perennemente in guerra e riempie il cimiteri di giovani soldati che muoiono (“accatastate i loro corpi fuori dalla mia porta“) . Questa situazione, unitamente alla consapevolezza di non poter cambiare le cose, lo portano a nascondersi, nonostante lui sappia che non può illudersi di avere un rifugio sicuro (“hanno il mio numero, sanno dove vivo“).
I’m Not Sleeping: dalle diseguaglianze sociali alla guerra
Al di là della maggiore paternità del testo riconosciuta a Joe Grushecky, è possibile tracciare alcuni collegamenti con tematiche che anche Springsteen, comunque co-autore, ha trattato negli anni. I ricchi che ingrassano le loro pance alle spalle dei poveri è un argomento emerso esplicitamente in alcuni brani dell’album Wrecking Ball (in particolare Shackled And Drawn e Jack Of All Trades). L’assurdità della guerra è stata trattata da Springsteen in tutta la sua carriera, specialmente dai primi anni ’80. Da notare che il verso “accatastate i corpi fuori dalla porta“, presente in questa canzone, è stato poi riutilizzato da Springsteen in Last To Die dall’album Magic, canzone di esplicita accusa contro la politica guerrafondaia di George Bush Jr. In questo verso condiviso c’è però una piccola ma significativa differenza. In I’m Not Sleeping il protagonista accusa apertamente il sistema, mentre in Last To Die parla in prima persona plurale, quindi in qualche modo riconoscendosi parte della responsabilità come cittadino americano.
I’m Not Sleeping: un lungo percorso
Se è vero che la canzone è stata composta nel 1995 ed è stata pubblicata da Grushecky nel 1998 (peraltro con Springsteen a collaborare in studio alla chitarra e ai cori), è molto meno chiaro quando lo stesso Springsteen abbia registrato la sua versione. Si sa che fu soltanto provata ma non eseguita nel 2000 nel corso del Reunion Tour, e che fu suonata dal vivo una manciata di volta tra il 2010 e il 2014 in presenza del co-autore Joe Grushecky. È probabile che una prima registrazione sia stata fatta intorno al 2009/2010, ma che più di recente Springsteen e Ron Aniello via abbiano rimesso mano. Lo si intuisce anche dal fatto che ad Aniello sia accreditato il pianoforte, che era già accreditato a Roy Bittan. Sul lato musicale ne scaturisce comunque un intenso brano soul-rock, benché del tutto rientrante nella tradizione musicale a cui appartiene. Scritta vent’anni prima, sarebbe stata un perfetto singolo in un album di Southside Johnny. Molto interessante notare che in questo genere di canzoni Springsteen modula la sua voce in maniera tale da confondersi proprio con la voce di Southside Johnny, così come il controcanto che fa a se stesso assomiglia molto ai classici vocalizzi di Stevie Van Zandt.
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