Indian Town è la seconda traccia dell’album Inyo, il quinto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Indian Town è una ballata country-folk dalla classica ritmica lenta, battuta sulle note basse. Una canzone che non necessita di particolari elaborazioni musicali, come i brani di tradizione folk. Mancando anche il controcanto, l’unico elemento estetico è il violino di Soozie Tyrell, che riesce a rendere il senso di tristezza e di disorientamento nell’ascolto di questa storia. Il brano racconta una storia dall’epilogo tragico, come tante ce ne sono state in quelle terre del Sud-Ovest americano, tra immigrazione interna ed esterna, razzismo e segregazione delle minoranze etniche, crisi economiche e malavita strisciante. Se le canzoni di Inyo e dell’album gemello The Ghost Of Tom Joad fanno spesso riferimento alle storie di immigrazione messicana, Indian Town porta l’attenzione sul dramma e sulle ingiustizie relative a un’altra minoranza etnica: i nativi americani. Dal momento che si citano le motociclette, la vicenda raccontata in Indian Town potrebbe essere collocata nel secondo Novecento. Non è da escludere che, come ha fatto proprio con la canzone The Ghost Of Tom Joad, l’epoca sia contemporanea al tempo in cui Bruce ha scritto e inciso la canzone, benché tragga ispirazione da situazioni passate.
Indian Town: il tragico destino di Billy
La vicenda di per sé non richiama un aspetto sociale di ingiustizia verso il popolo indiano, ma permane quel senso di pregiudizio nei confronti del diverso per etnia od origine. I due protagonisti, il narratore e Billy, erano due giovani ragazzi dell’Arizona. Billy apparteneva alla tribù indiana Hopi e risiedeva nella riserva di Prima Mesa. Dopo il duro lavoro – Billy faceva il bracciante agricolo – la coppia di amici era solita andare a divertirsi presso le varie città lungo la Route 66, viaggiando con le motociclette. Si fermavano a giocare a poker e ogni occasione era buona per farsi un drink da qualche parte e ballare con le ragazze del posto. Una sera, però, qualcosa ha girato storto. Springsteen lo definisce un piccolo guaio, senza specificare quale nello specifico. Lo sceriffo, quella sera, si trovava al bancone del bar. Il riferimento non è volutamente puntuale – Springsteen è narratore esperto – ma dal testo si può ipotizzare che a sparare a Billy alla gamba, uccidendolo, sia stato proprio lo sceriffo in un eccesso di reazione violenta a qualcosa che il giovane aveva combinato. Certo, il testo potrebbe anche lasciar supporre che Billy fosse stato ferito mortalmente da qualcun altro e che lo sceriffo fosse intervenuto solo per constatarne il tragico destino.
Indian Town: le armi, la violenza, il razzismo
Che possa essere stato lo sceriffo è da considerarsi l’ipotesi più probabile: l’uso ingiustificato della violenza da parte della giustizia è un tema ricorrente nei brani di Springsteen. Tra gli altri, American Skin (41 Shots) pone l’accento sulle ingiustificate uccisioni di ragazzi di colore da parte della Polizia. Del resto, che lo sceriffo sia su di giri, quindi più suscettibile di reazione scomposta a qualche disordine, lo si intuisce perché il rappresentante della legge butta giù un drink in un solo colpo, contravvenendo la legge stessa che lo vorrebbe sobrio sul lavoro. Inoltre, è emblematico il verso in cui lo sceriffo viene descritto come un uomo da una cicatrice vistosa sul volto, quindi – suppone Bruce – poco abituato a ragionare. È in ogni caso il narratore stesso, a seppellire Billy. Ma il folle destino toccato all’amico, aspetta anche lui. Dopo essersi ubriacato in un bar, il ragazzo prova ad abbordare la donna di un altro uomo che, in un eccesso di gelosia, lo uccide. La canzone si chiude con il ragazzo che vede la morte avvicinarsi nella forma di un soffitto nero che gli cade addosso. L’intento di Springsteen è evidente: porre l’attenzione su alcuni aspetti di cui l’America è particolarmente ammalata. Da un lato la segregazione delle minoranze ecniche e il pregiudizio contro di esse. Inoltre la violenza delle forze dell’ordine, in alcuni frangenti ben oltre quanto sia ragionevolmente comprensibile. Infine, l’eccessiva circolazione di armi, un elemento causato dall’insicurezza delle persone e dagli interessi miliardari delle lobbies che le producono.
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