Recensione Inyo, album di Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Inyo è il quinto dei sette lost albums che formano la raccolta Tracks II di Bruce Springsteen, pubblicata nel 2025. L’album che va inquadrato nel periodo in cui è stato composto e inciso da Springsteen. Inyo, infatti, ha la doppia valenza di gemello di The Ghost Of Tom Joad e di alter ego di Somewhere North Of Nashville. Questi due album – il primo pubblicato subito, il secondo solamente dopo trent’anni – sono stati pensati e registrati come Inyo alla metà degli anni ’90. Somewhere North of Nashville ne è l’alter ego per come sono legati ma distinti il country-rock con influenze western da un lato (Somewhere North of Nashville) e il folk-western con influenze messicane dall’altro (Inyo). Anche ambientazioni e tematiche sono vicine, ma distinte. Inyo è intriso di storia e dei drammi umani e sociali che caratterizzano le zone di confine tra Messico e Stati Uniti d’America. Somewhere North of Nashville si sposta in Tennessee e negli Stati centrali degli U.S.A., centrando l’attenzione sulle tematiche delle relazioni umane e delle sconfitte personali.

Inyo, il gemello di The Ghost Of Tom Joad

Ma Inyo è soprattutto il gemello, seppur leggermente diverso, di The Ghost Of Tom Joad. L’impostazione musicale è molto simile, trattandosi di album semi-acustici che hanno nella chitarra acustica il fulcro, ma anche un intenso utilizzo di sintetizzatori. Anche e soprattutto per i temi trattati, i due album sono da accostare. Come The Ghost Of Tom Joad, anche Inyo ha due fondamentali caratteristiche. Ambienta buona parte delle storie nei territori del Sud-Ovest statunitense  che confinano con il Messico, affrontando le tematiche che, direttamente o indirettamente, si collegano alla immigrazione, legale o clandestina. Il secondo legame è la profondità storica. In entrambi gli album, infatti, troviamo storie di persone comuni che si appoggiano su vicende storiche reali. Sono album, quindi, che mettono insieme musica, letteratura e storia. In The Ghost Of Tom Joad si ricordano in particolare la title-track, Youngstown e Sinaola Cowboys. In Inyo, invece, Springsteen affronta argomenti storici nella sua title-track, nella quale ricostruisce la vicenda della costruzione dell’acquedotto di Los Angeles e delle rivolte dei contadini rimasti senza acqua. Arriva poi Indian Town, che ambienta la sua triste vicenda nelle riserve indiane dell’Arizona, dove sono stati a lungo segregati i discendenti delle civiltà indigene d’America. Adelita inserisce una struggente storia d’amore nelle vicende della rivoluzione messicana di Pancho Villa. The Aztec Dance si collega alla distruzione della civiltà azteca e alla dispersione dei suoi discendenti da parte dei conquistadores spagnoli.

Inyo: storie di confine

Anche laddove il riferimento storico non è così marcato, le canzoni di Inyo sono per la quasi totalità collegate alle condizioni di persone di origine messicana che si confrontano con la più ricca realtà americana. Succede nella già citata The Aztec Dance e nella splendida vicenda della giovane ballerina che tramanda le tradizioni azteche con la danza. Accade anche in The Lost Charro, nella quale il giovane mandriano messicano è costretto a emigrare negli Stati Uniti, addirittura fino al Canada, lasciando la donna amata e il lavoro della sua vita. Gli intensi flussi migratori dal Messico agli Stati Uniti d’America, del resto, unitamente alle notevoli differenze di benessere economico tra le due nazioni, generano inevitabilmente tanta delinquenza. Lungo i confini americani con il Messico sono costanti, non soltanto l’immigrazione illegale ma anche il traffico di droga e armi. La prima ha tipicamente una direzione nord, le seconde seguono la direzione opposta.

Inyo: traffici e tragedie

Tra le canzoni di Inyo, tre in particolare fanno riferimento più o meno diretto alla delinquenza. La più diretta è One False Move, l’unica canzone che vede come protagonista un malavitoso. Il cosiddetto mulo, ossia il corriere che attraversa il confine tra Messico e Stati Uniti trasportando droga e denaro sporco. Altre due storie, invece, subiscono la malavita in misura pesante e in maniera relativamente simile. Entrambi i padri di El Jardinero (Upon The Death Of Ramona) e Ciudad Juarez soffrono la perdita delle rispettive figlie, che sono state uccise dalla malavita. Il primo sfoga il dolore di questa perdita nella passione per il suo lavoro di giardiniere. Il secondo, invece, medita vendetta, armato di una pistola e di tanta rabbia, non soltanto verso chi le ha tolto la figlia, ma anche verso una città intera, che resta immobile davanti al suo dramma.

Tra fede da ritrovare e case da costruire

Fanno storia a sé due canzoni che sembrano distaccarsi dal filone tematico principale. Our Lady Of Monroe è l’unica che torna a Est, proprio nel New Jersey, la patria di Springsteen. Anche questa canzone ha un indiretto legame con la malavita. In realtà, il detective in pensione, che ha lavorato per anni tra ingiustizie e violenza, è indagato da Bruce più per i suoi dilemmi interiori che per i suoi trascorsi lavorativi. When I Build My Beautiful House è invece una canzone dai riferimenti e dai valori universali. Infatti, l’aspirazione di un uomo a costruire con le proprie mani la casa in cui vivere l’amore condiviso è comune a qualsiasi situazione. Tuttavia, è ancora possibile vedere nel protagonista di questa canzone un uomo d’origine messicana che sogna di trovare stabilità in America. La concomitanza della tematica e perfino un verso in comune con Across The Border (da The Ghost Of Tom Joad) confermerebbe questa ipotesi.

Inyo: racconta Springsteen…

Lo stesso Bruce Springsteen ha raccontato nel libretto che accompagna la raccolta Tracks II l’origine di questo lost album. “Inyo è un album che ho scritto in California durante i lunghi viaggi lungo l’acquedotto della California, attraverso la contea di Inyo, diretto alla Yosemite Valley e alla Death Valley. Mi piaceva moltissimo quel tipo di scrittura. La sera tornavo in albergo e continuavo a scrivere in quello stile, perché pensavo di dare un seguito a The Ghost of Tom Joad con un disco simile, ma non l’ho fatto. È da lì che nasce Inyo. È uno dei miei preferiti.” Ma, mentre The Ghost Of Tom Joad resta fondamentalmente un album folk con punte western, in tal senso prettamente americano, Inyo oltrepassa più di una volta il confine con il Messico. Lo fa con le vicende narrate e, in modo meticoloso, anche nelle scelte e negli arrangiamenti musicali.

Inyo: al di là del Rio Grande

L’album Inyo, in effetti, come e ancor più di The Ghost Of Tom Joad, ambienta le proprie canzoni nelle zone di confine tra Stati Uniti e Messico. Con lo stesso metro delle liriche che scrive, Springsteen arrangia le dieci canzoni dell’album assecondando le tematiche trattate. In modo davvero meticoloso, Bruce introduce il mariachi messicano, accompagnandolo alle storie che più direttamente riferiscono a personaggi che sono vissute o vivono in Messico. È il caso di Adelita, The Lost Charro e, in maniera stilisticamente meno evidente ma inequivocabile, Ciudad Juarez. Quando invece le canzoni sono ambientate in America, Springsteen studia arrangiamenti più tipicamente folk e western, benché spesso sostenuti da sintetizzatori e organi. In un paio di occasioni arriva persino la chitarra elettrica. Per questo motivo Inyo è definibile, al pari di The Ghost Of Tom Joad, un album semi-acustico.

Inyo: pochi musicisti in sala

Mentre in The Ghost Of Tom Joad e in Somewhere North Of Nashville Springsteen porta in studio diversi musicisti e dà vita a sessioni strumentali a tutto tondo, in Inyo Bruce suona la gran parte degli strumenti in sovraincisione, insieme soltanto a Ron Aniello e a Soozie Tyrell. Anche nei brani che prevedono una base ritmica, la batteria e le percussioni sono suonate in alternanza dagli stessi Springsteen e Aniello. Fanno ovviamente eccezione i due brani pienamente mariachi, per i quali Bruce ha voluto in studio musicisti messicani specializzati nel genere e strumenti tipici come la guitarra vihuela, il guitarron e l’arpa. Inoltre, fa la sua unica partecipazione nell’album, in Ciudad Juarez, la tromba di Kurt Ramm, componente storico della sezione fiati della E Street Band, che nell’occasione adatta il suo modo di suonare allo stile messicano.

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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