Recensione Janey Don’t You Lose Heart, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Janey Don’t You Lose Heart è una ballata pop-rock pubblicata per la prima volta da Bruce Springsteen nel 1985 come b-side del singolo I’m Goin’ Down. Quella versione rientrerà poi in Tracks, la prima raccolta di inediti del 1998. Infine, nel 2025 è stata svelata una versione alternativa nel genere country, incisa nel 1995 e inclusa in Somewhere North Of Nashville, il quarto dei sette Lost Albums rientranti nella seconda raccolta di inediti, Tracks II. Un triplice “destino” che condivide con Stand On It. Nelle due versioni Janey Don’t You Lose Heart è una piacevole canzone d’amore. Nella sua versione originaria è strutturata in una ballata pop-rock a tempo vivace, con sonorità decisamente riconducibili al “secondo” E Street sound, quello che ha contemplato l’ingresso di sintetizzatori, pur in una struttura rock ben identificabile con la storica band di Bruce. La versione country di Janey Don’t You Lose Heart, leggermente più lenta ma identica nel testo, si basa soprattutto sulla centralità della pedal steel guitar di Marty Rifkin.

Torna un narratore dall’approccio positivo

Il testo di Janey Don’t You Lose Heart torna a mostrarci un uomo che, nei confronti di una donna ferita, mostra forza e ottimismo. Bruce abbandona l’approccio negativo, spesso autocritico e avvilito, di uomini che vivono crisi sentimentali o vengono addirittura lasciati per le loro colpe e debolezze. In questo brano abbiamo, invece, un uomo che agisce da sprone nei confronti della donna perché lei reagisca alle delusioni e non si perda d’animo. Di più, si propone di darle l’amore che serve per crederci: è lui la parte convinta di potercela fare. Un ruolo che si era visto in poche altre canzoni, benché centrali nella discografia di Springsteen. I primi casi si riferiscono a quel giovane ragazzo di Asbury Park che voleva scappare con la sua ragazza dalla boardwalk life (4th Of July, Asbury Park). Lui le giurava di liberarla dalla schiavitù della sua famiglia (Rosalita) e le proponeva di andarsene da una città di perdenti per vincere (Thunder Road) e per camminare un giorno nel sole (Born To Run). Sono soprattutto la Rosie di Rosalita e la Mary di Thunder Road a rappresentare due ragazze deluse, dal futuro nebbioso, proprio come la Janey di questa dolce outtake.

Con The River un approccio più adulto

Un Bruce più adulto, come i suoi personaggi, tornerà in questo ruolo in alcuni episodi contenuti nel doppio album The River del 1980. Succede nelle tre canzoni che rappresentano, a mio parere, i tre pilastri tematici dell’album. In The Ties That Bind il narratore sprona la ragazza a non tralasciare l’importanza dei legami tra le persone. In Two Hearts un giovane uomo indica a una ragazza sofferente e delusa di continuare a credere nell’amore. In The Price You Pay il narratore prova a stimolare una ragazza madre a tornare a correre per un futuro. Infine, arriva questa Janey Don’t You Lose Heart a chiudere un cerchio. L’uomo prende atto della situazione di sofferenza della donna, che dice di non avere più sogni e di sentire un vuoto dentro di sé. Così la sprona a non perdersi d’animo, “finché il sole non sarà strappato al cielo“.

Janey Don’t You Lose Heart: dal pop-rock al country

La versione anni ’80 di Janey Don’t You Lose Heart ha una ritmica vivace che accompagna un’armonia in cui è protagonista il pianoforte di Roy Bittan. In una canzone dal pieno E Street sound il lungo assolo non poteva che essere affidato al sassofono di Clarence Clemons. La voce di Springsteen, di una limpida brillantezza come in altri episodi del periodo di Born In The U.S.A., è affiancata da un controcanto dello stesso Bruce e di Nils Lofgren che si inserisce in tutti i ritornelli e nell’ultima strofa. La versione in pieno stile country inclusa in Somewhere North Of Nashville, a parità di testo e di struttura, è meno intensa nella ritmica. Leggermente più lenta, vede Gary Mallaber colpire il bordo del rullante con le spazzole e non il rullante pieno come faceva Max Weinberg nell’altra versione. Inoltre la centralità del pianoforte, che pur è presente sotto le dita di Charlie Giordano, è sostituita dalla pedal steel guitar, che esegue i riff che contraddistinguono l’armonia del brano. Inoltre, questo strumento così caratterizzante della country music si alterna al violino nell’assolo centrale che era del sax nella versione del decennio precedente. Anche il controcanto, seppur presente e sempre eseguito da Bruce, è più contenuto, entrando solo nell’ultima strofa.

Janey Don’t You Lose Heart: due versioni per due età

Anche il timbro vocale del canto principale di Springsteen mostra, nella versione degli anni ’90, una sensibile mutazione verso una voce più matura, forse più rassicurante ma meno briosa. Più in generale, le due differenti versioni della canzone rendono, anche musicalmente, una situazione diversa, nonostante la coincidenza del testo. Infatti, la versione degli anni ’80 ha ancora il tiro grintoso dei brani rock dello Springsteen della prima fase (quella che si è chiusa con Born In The U.S.A. e il successo planetario). Quel brano restituisce il senso di determinazione con cui il protagonista intende affrontare la vita e convincere la ragazza a mettercela tutta e non perdersi d’animo. C’è ancora tutta l’idea di un’età giovane e volitiva. La versione country è stata arrangiata e incisa quando Springsteen aveva 46 anni. Sembra che questa versione, più contenuta e malinconica, voglia esprimere le rassicurazioni che un uomo maturo vuole dare a una donna della sua età. Non più il ragazzo romantico che coraggiosamente sprona una ragazza persa nei suoi problemi di gioventù, ma un uomo più stanco che però vuole ancora lottare, coinvolgendo una donna che ha già affrontato cadute e delusioni e fatica a rialzarsi.

Leggi la traduzione

 

Ascolta Janey Don’t You Lose Heart (da Tracks)

 

Ascolta Janey Don’t You Lose Heart (da Tracks II)

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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